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NOTIZIE DA SABAUDIA


                

LE IDEE
 DI ANTONIO BENCARDINO

VARIE NOTIZIE

- Maggio 2008 -La meritocrazia nel quarantesimo anniversario della sua scomparsa.  FONDO A SABAUDIA LE FOTO  - 1^ serie (M.P.)
 - 2^ serie (A.B.)
- 3^ serie (Lattanzi)

- Aprile 2008 - Riuscirà il nuovo governo a rimettere in moto l’Italia?

27 febbraio 2008 -Dal Parlamento Europeo a Sabaudia, Zappalà
- Marzo 2008 - La politica è arte o scienza?  26. febbraio 2008 - Domenico Di Resta, Presidente della Commissione Turismo
- Febbraio 2008 -La tolleranza non è senza limiti - Domenica 24 febbraio
- Gennaio 2008 - VOLONTARIO? SI  GRAZIE - 23 24 febbraio 2008 - Concorso artistico per i Campionati di fondo
- Gennaio 2008 Sabaudia e lo sport - febbraio 2008 - Circolo Canottieri Sabaudia apre l’attività
-  Dicembre 2007 La  scuola italiana al 36° posto
- Novembre 2007 Bisogna conoscere bene il passato  
Ottobre 2007 Quanto più la Società è evoluta  
- Settembre 2007Sabaudia e Archimede nel 2007  
- Agosto 2007 Due sindacalisti – Due Miti  
- Agosto 2007 Su Via Cesare del Piano Piccolo  
- Luglio 2007  L’Apparire sorpassa l’Essere e l’Avere  
- Giugno 2007 TEMPO DI SEMINA
- Precedenti al maggio 2007  AL COMUNE DI SABAUDIA -  (2004 - 2005 - 2006)

La meritocrazia nel quarantesimo anniversario della sua scomparsa.
A Sabaudia tutti sanno e nessuno reclama

Quaranta anni fa l’Italia viveva il sessantotto, un anno che ha modulato il modo di vivere e di pensare di molti italiani e ha modificato la vita di tutti. Il sessantotto pone un sipario tra il passato e il futuro. Nel passato, prima del sessantotto, il capo famiglia esercitava ancora alcuni poteri patriarcali. I figli erano educati al rispetto delle gerarchie sia nell’ambito della famiglia, primo luogo di sviluppo e di crescita dei bambini, che in quello della scuola. Dall’asilo all’elementare, alle medie inferiori e superiori ed all’università. L’insegnante, durante l’orario scolastico, assumeva il ruolo del pater familias e gli studenti ne rispettavano l’autorevolezza derivante da superiorità morale e intellettuale. Gli studenti della scuola media inferiore per accedere a quella superiore dovevano superare i cosiddetti “esami di ammissione”. All’università il fuori corso era consentito solo ai “figli di papà” che, grazie alle disponibilità economiche, potevano rinunciare al lavoro dei figli. Quando gli insegnati entravano in classe tutti gli studenti scattavano in piedi per dimostrare il loro rispetto e la loro prontezza ad apprendere. Gli stessi studenti sui pullman, sui treni e altrove, quando seduti, si alzavano per cedere il posto alle donne in cinte ed alle persone anziane. Gli uomini cedevano i posti alle donne anche se coetanee, solo per spirito cavalleresco. A scuola il primo impatto col ragionamento era rappresentato dalle tabelline da imparare a memoria. Il per, il diviso, il più e il meno, insieme al mandare a memoria tante poesie, erano il pane quotidiano dello studente. L’esuberanza dannosa per i compagni di classe era controllata. La svogliatezza e la poca volontà di impegnarsi erano corrette stimolando gli allievi con i premi che si guadagnavano in base alle valutazioni del merito di “lodevole” e “ottimo”. Purtroppo, talvolta, al posto dell’autorevolezza è subentrata l’autorità. Alcuni insegnati, privi d’ascendente, passarono dal ruolo di pater familias a quello di potestà. Il progresso economico, tra l’altro, causò negli italiani debolezza e rilassamento dei costumi. Le autorità, dilaniate dalle diverse correnti di pensiero, lasciarono sempre meno libertà agli studenti. Gli studenti si ribellarono fino ad assumere atteggiamenti spudorati e distruttivi. Le università furono occupate dagli studenti che rifiutavano non solo l’autorità ma anche l’autorevolezza. I più ribelli rifiutavano finanche i consigli dei genitori, restavano fuori casa giorno e notte e praticavano liberamente il sesso fino allora considerato tabù. Intervennero i partiti politici, prevalentemente di sinistra, che pur di conquistare consensi alimentarono ogni compromesso. Le loro azioni si svilupparono principalmente nel diritto civile. Nacquero leggi e leggine quasi tutte svanite a parte lo Statuto dei lavoratori, tuttora in discussione anche presso i sindacati. Fare una legge non costava e non costa nulla (oggi si parla di abrogare migliaia di leggi inutili). Mentre per sostenere le riforme delle strutture economiche e sociali c’è bisogno di denaro. Inneggiare ai diritti senza parlare di doveri è accattivante e attira i giovani sempre più idiosincratici per i doveri. Si lottò per l’eguaglianza ma si usarono armi che uccisero il merito. Con discorsi plebiscitari e di parte si spinsero i giovani verso un’incontrollata disobbedienza. Il sessantotto ha trasformato il “popolo di poeti, artisti, eroi, santi, pensatori, scienziati, navigatori e di trasmigratori” in tanti naufraghi alla deriva. Tutti uguali, tutti capaci, tutti hanno diritto a diplomarsi e a laurearsi. Tutti; per gli incapaci, i ciucci e per chi non ha voglia di studiare si ricorre al voto politico,: il sei o il diciotto. Voto appunto politico perché di sociale non ha nulla. Inizia una rincorsa al ribasso culturale. I profili scolastici vengono ridotti al minimo: non riesci ad imparare le tabelline, non sei capace di ragionare e gestire le quattro operazioni matematiche; nessun problema, c’è la calcolatrice. La calcolatrice richiede l’uso di un dito, non c’è bisogno del cervello. Non è necessario imparare a memoria e sapere. E’ opportuno, nemmeno necessario, aver il pezzo di carta che attesti il diploma o la laurea (titoli spesso acquistati presso istituti e università disposti a venderli). Dal marasma inaugurato nel sessantotto e ingigantito negli ultimi quaranta anni i “naufraghi” si salvano solo se individualmente soccorsi dai padri e dai padrini. L’Italia è tornata al vecchio medioevo. Il nepotismo e il clientelismo imperano in tutti i settori ed in tutto il territorio nazionale. Il talento e il merito sono stati azzerati. Le uniche scialuppe di salvataggio sono rappresentate dai legami di parentado e politici. Non è una novità che i figli dei notai, degli avvocati, dei medici, dei farmacisti, degli imprenditori, dei manager ecc. possono facilmente accedere ai rispettivi albi professionali, indipendentemente dai loro talenti e dai loro meriti. Le scialuppe clientelari fornite dai politici portano in salvo molti, moltissimi disperati ma non tutti. Qui riappare il concetto del merito: non quello dell’individuo che è alla ricerca di un lavoro, di un impiego, bensì il merito, vero o falso, del politico di riferimento. I politici gestiscono le assunzioni che vanno dagli amministratori delegati, ai manager industriali, ai direttori di grandi imprese, fino ai concorsi per vigili urbani o per spazzini, oggi detti, nell’ipocrisia generale delle nuove nomenclature, operatori ecologici. E a Sabaudia? Il paese è piccolo, tutti sanno e nessuno reclama. Tutti aspettano il proprio turno, per essere assunti, che per molti non verrà mai.
Sabaudia, 18 maggio 2008   - Antonio Bencardino 

Riuscirà il nuovo governo a rimettere in moto l’Italia?

Nella fase transitoria, dalla caduta del governo Prodi alla campagna elettorale per eleggere il nuovo parlamento, i principali rappresentanti dello stato, dal presidente della Repubblica, al presidente del Senato, della Camera e a quello della Corte dei Conti, tutti hanno pubblicamente ammesso che il mal governo non ha colori e spazia dall’estrema destra all’estrema sinistra passando per il centro. Costatiamo che i membri dei primi governi italiani nati nel dopoguerra erano uniti, se non altro, dal bisogno di migliorare la vita di tutti assai precaria. E tutti si sono impegnati per creare un ambiente più sano e una vivibilità migliore per poterne raccogliere i frutti a piene mani. Oggi i costituzionalisti sprigionano emozioni da tutti i pori quando parlano delle loro gesta d’amore o di dissenso basati in ogni caso sui principi in cui allora credevano fermamente. Chi più e chi meno, tutti loro hanno fatto crescere l’Italia fino al miracolo economico degli anni sessanta. In seguito i nostri politici si sono ubriacati di benessere e hanno abbandonato il buon senso, l’amor proprio, la propria dignità, diventando  avidi, assetati di ricchezza non proporzionata al loro lavoro e alle loro capacità. Di elezione in elezione gli inganni, le menzogne, le spregiudicatezze sono stati alla base delle loro rinnovate promesse e quasi mai mantenute. Alla caduta del governo Prodi, prima dell’apertura vera e propria della campagna elettorale, tutti i parlamentari dalle televisioni, dalle radio e nelle piazze hanno denunciato il totale fallimento della politica italiana, ovvero hanno ammesso il loro fallimento.  D’altra parte se l’unità d’intenti non c’era tra i partiti della coalizione di governo come poteva esserci tra i loro rappresentanti?
Dai discorsi sentiti in quei giorni sembrava che fosse comparsa la lucidità nei nostri governanti ma non era vero. Tanto è che importanti rappresentanti dello Stato, ciechi e sordi, hanno continuato a giocare la loro partita senza capire minimamente le necessità della nazione e insieme i bisogni dei cittadini. E’ stato un po’ come l’ammalato di cancro che viene reiteratamente informato sulla gravità del suo male che purtroppo dovrà tenersi per l’incapacità del medico a curarglielo.
Alcuni giornalisti hanno informato gli italiani, con dati alla mano, che il nostro paese è gravemente malato. Manca il senso della misura in tutti i settori gestiti dalle varie Caste sotto il controllo diretto o indiretto della politica. L’Italia è in sofferenza perché la sua classe politica, a tutti i livelli, è  avida, egoista, incapace, prepotente e chi ne ha più ne metta. A pagare sono i governati non i governanti. Sono i cittadini condannati a morire di crepacuore per non poter reagire agli abusi e ai soprusi, a morire per mano di chi va a rubare nelle case e nei negozi o per mano della delinquenza organizzata.Il Presidente della Corte dei Conti Tullio Lazzaro, che ha le funzioni di giurisdizione sull’impiego legittimo del denaro pubblico, accompagnato dal Procuratore Generale della magistratura contabile Furio Pasqualucci, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario del Febbraio 2008, denunciò che “la corruzione è ampiamente diffusa” ragion per cui “la Repubblica vive un momento di malessere e incertezza” e anche “il non agire degli amministratori pubblici può generare danni    incalcolabili” (vedi immondizia di Napoli e l’Alitalia ad esempio). Lazzaro richiama inoltre “le   crescenti sovrapposizioni di competenze tra amministratori centrali ed enti locali.” Tali sovrapposizioni creano “dismonicità e conflitti non risolvibili”. Non manca la stoccata contro gli “aumenti incontrollati nella spesa corrente, alla base reati di concussione, corruzione e tangenti, specie nei lavori pubblici, nelle pubbliche forniture e nella sanità, confermate dalle tante sentenze di condanna”. Tutti questi mali sono stati ampiamente commentanti da tutte le forze politiche che, stando al governo o all’opposizione, hanno contribuito a crearli. Tutti i candidati alla poltrona del Primo Ministro, durante la campagna elettorale hanno proposto delle ricette per guarirli. Ad urne chiuse ci domandiamo: riuscirà il nuovo governo sotto la guida del presidente Berlusconi a mettere in moto il malato cronico, ovvero l’Italia? Ci auguriamo proprio di sì e con tutto il cuore anche perché finalmente noi elettori italiani siamo riusciti a fare ciò che i politici da anni hanno promesso e mai attuato. Abbiamo realizzato il sogno di due grandi partiti (poli) – PDL e PD – con tre partiti minori: Lega Nord e Italia dei Valori già coalizzati rispettivamente col governo e con l’opposizione e l’UDC che controlla dall’esterno.
Non sarà facile perché, purtroppo, la corruzione è capillarmente diffusa in tutti i comuni italiani. Sabaudia non si salva da questo antico male che penetra nelle più piccole cellule statali e non solo. Il pubblico denaro versato dai cittadini attraverso le tasse, bene primario della collettività, spesso viene speso come se fosse proprietà esclusiva delle persone destinate a gestirlo. Ci auguriamo che il nuovo governo persegua davvero lo sviluppo dell’Italia con la riduzione degli sprechi. Ciò è possibile solo attraverso una solida rete di protezione alla finanza pubblica da parte della magistratura contabile e il blocco delle risorse che si stanno sperperando da parte della Corte dei Conti.
Sabaudia, 18 aprile 2008                                                                                Antonio Bencardino 

La politica è arte o scienza?
La politica come arte trova facile accesso nei processi mediatici.


Non è facile definire concettualmente la politica perché ha diverse accessioni. Due le fondamentali: a) arte di governo; b) scienza del governo. La politica consiste nel promuovere la vita collettiva, il bene del gruppo, la socialità attraverso l’opera di singoli particolarmente dotati di senso politico. In questo senso la politica è azione e prende alimento dalle attività pratiche. Ma d’altra parte la politica è scienza, vale a dire intendimento del reale in cui opera il politico e su cui incide la sua azione. La politica come scienza non esige di promuovere la vita collettiva con l’azione attraverso una speciale tecnica o arte ma vuole teorizzare il suo oggetto attraverso le leggi nei suoi vari schemi. Ciò che nell’arte politica è personale nella scienza politica diventa oggettivo e investe la collettività, la società, lo stato. La politica opera in un mondo continuamente mutevole ed è a questo mondo che deve adattarsi l’azione politica. L’azione politica cosciente promuove in modo più o meno attivo la vita collettiva e imprime allo Stato una direzione più o meno decisiva e positiva. Più cosciente è l’azione più preciso è il senso della sua determinatezza economica, migliori saranno i risultati. Ma l’azione cosciente può essere esercitata da soggetti interiormente educati sulla base di cultura storica, di disciplina morale e via dicendo.
Quale risposta alla domanda: la polita è arte o scienza? Non è facile rispondere in quanto l’arte politica è personale mentre la scienza politica è universale. L’astuzia dell’uomo politico in generale e di quello italiano in particolare, è quella di interpretare il proprio ruolo innovando la propria arte non secondo coscienza ma secondo la convenienza personale, senza pensare al bene della collettività e al senso universale della politica. Così le leggi emanate, spesso, non sono dettate dalla scienza politica ma dal potere politico del momento. Tanto è che ad ogni cambio di governo alcune leggi fresche di stampa, vengono stravolte nella loro applicazione se non addirittura annullate. Ciò comporta sperpero di energie ma, soprattutto, di denaro pubblico. L’arte del soggetto politico attuale è tanto più redditizia quanto più riesce a far passare per vere le cose decisamente false e viceversa, a seconda che le stesse cose siano sostenute da lui medesimo o dall’avversario politico. Il politico, frequentemente, opera come il commerciante di opere d’arte che cerca e spesso riesce, grazie all’ingenuità dell’acquirente, a far passare per autentiche opere false traendone un vantaggio economico smisurato. La differenza sostanziale è che il truffatore d’opere d’arte danneggia solo l’acquirente mentre il truffatore politico danneggia l’intera società e più marcatamente coloro che hanno riposto in lui la propria fiducia. Fino a qualche anno fa era più facile vendere una menzogna politica che una opera falsa. Oggi, grazie ad alcuni scrittori e giornalisti, gli italiani sono stati informati sull’arte persuasiva della nostra classe politica che, da abusi in soprusi, hanno costituito la nota CASTA che bada in primis ai propri membri e ai loro familiari e, in seconda battuta, ai loro amici. Tuttavia la misura non è mai colma e la buona fede dei cittadini viene sfruttata per dipingere veri falsi politici in autentici paladini della società. Si sa, nella “libera arte” tutto è ammesso, finanche decorare le città con montagne di immondizia e sostenere che l’artista politico ha operato bene e rimane al suo posto per completare l’opera. L’arte politica trova facile accesso nei processi mediatici in cui si formano le decisioni imperative che guidano la comunità nel bene e nel male. La dialettica politica, al suo più alto livello artistico, sfonda ogni specchio e va oltre, essa non viene riflessa nei suoi reali contenuti e il soggetto che l’esercita la considera un valore assoluto e, mettendola in atto, comporta conseguenze a volte disastrose per la collettività. Che dire degli artisti politici di Sabaudia? E’ bene lasciare la libera interpretazione ai cittadini. Ci sono in bella mostra quadri di tutte le epoche, dalla fondazione della città ad oggi. Ogni politico, passato e presente, ha dato le sue pennellate e si vedono. Coloro che desiderano veder crescere un quadro, a sfondo urbanistico, si portino in Via Cesare del Piano. Potranno constatare dal vivo che l’opera iniziata dai nostri artisti un quarto di secolo fa prosegue alacremente, se possibile in peggio, con più vigorose pennellate.
            Sabaudia, 15 marzo 2008 - Antonio Bencardino

La tolleranza non è senza limiti

La maggior parte dei dizionari della lingua italiana definiscono la tolleranza come “la capacità di resistere a condizioni sfavorevoli  o potenzialmente dannose”. Dall’illuminismo, noi occidentali che abitiamo i cosiddetti paesi evoluti, abbiamo sviluppato il senso della tolleranza collocandolo in quel positivismo che chiamiamo vivere civile, ragionevole e pacifico. Si, perché la tolleranza è il fondamento di ogni convivenza democratica.
Nella nostra Italia però la tolleranza ha raggiunto livelli che rasentano la saturazione. Dalla tolleranza politica a quella sindacale, da quella religiosa a quella morale a quella sessuale, da quella del diritto a quella del clientelismo e così via fino ad arrivare alla tolleranza dell’eccessivo divario economico e salariale tra soggetti che vivono nella stessa terra, hanno gli stessi diritti e che attingono alla stessa fonte di risorse alimentata dalla collettività. Ma la tolleranza non è senza limiti, è come una spugna che assorbe sempre liquidi fino a quando non vi è totalmente immersa. Ecco molti, moltissimi di noi italiani siamo stati immersi nel grande mare della tolleranza (…nelle condizioni sfavorevoli e dannose) dal quale abbiamo assorbito soprusi e maltrattamenti di ogni genere raggiungendo la quasi saturazione. E i nostri governanti? Sordi, ciechi e muti. Nessuna azione atta a cambiare la situazione e rispettare e fare rispettare il dettato costituzionale: “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera  e dignitosa” (art. 36 della Costituzione).
Se per dignità si intende comportamento responsabile, misurato ed equilibrato di essa ne troviamo ben poca nei nostri politici e nella classe dirigente italiana. E’ principalmente colpa loro se circa un terzo delle famiglie italiane, come riscontrato dagli istituti statistici e confermato dalla realtà quotidiana, versano in una situazione affatto dignitosa. Molte famiglie non riescono più ad alimentarsi adeguatamente, non riescono a coprirsi di cenci consoni allo stato sociale che esse hanno raggiunto attraverso mille sacrifici. E allora reagiscono avendone ben donde. Fino a quando la fontana sgorga acqua per dissetare tutti nessuno si lamenta. Ma se l’acqua viene a mancare perché il vicino, autoritario e privilegiato, la usa per la propria piscina ad uso suo esclusivo o per innaffiare il proprio giardino lasciando morire di sete gli altri allora subentra, se non altro, il senso di conservazione che madre natura ha fissato in ogni essere vivente.  E’ come dire che per difendere la propria vita si diventa intolleranti e tutto può accadere. Si, proprio tutto, perché chi si sente diverso dai privilegiati, a furia di tollerare il peso della diversità, diventa violento e cerca di eliminare la causa della sua fatica: il tollerato. La tolleranza condotta agli estremi è da considerarsi la strada maestra che porta alla violenza. Ne è prova la situazione che sta vivendo la città più tollerante del mondo: Napoli. Se si applicasse l’articolo 36 della Costituzione per il governatore della regione Campania, i Commissari nominati per la gestione del problema rifiuti e il Sindaco di Napoli “retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del loro lavoro”, quali potrebbero essere la loro retribuzioni?
E se si applicasse lo stesso concetto per coloro che li hanno nominati? Quanto dovrebbero pagare costoro per sanare i danni procurati dai loro beniamini? No, nessuno di loro paga niente. Pagano solo ed esclusivamente gli elettori che li hanno eletti, loro malgrado e senza colpa, perché i nominativi delle persone  da eleggere sono stati imposti dalla casta per la propria sopravvivenza. La cosa più triste è che pagano anche e soprattutto i bambini e i ragazzi che non possono esprimere alcuna volontà. Molti di loro sono costretti a respirare l’aria viziata dai rifiuti putridi, non possono uscire per le strade, non possono frequentare la propria scuola e spesso soffrono la fame perché i loro genitori essendo disoccupati o mal pagati non godono di una “retribuzione  sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera  e dignitosa”. Occorre un intervento correttivo nella classe politica perché l’Italia tutta non venga colpita da questa o quella emergenza gravida di sofferenza e violenza che annulla ogni tolleranza. A proposito a che livello è la tolleranza dei Sabaudiani?
            Sabaudia, 2 Febbraio 2008                                  Antonio Bencardino

 

 

FONDO A SABAUDIA

  LE FOTO   - 1^ serie (M.P.)  - 2^ serie (A.B.) - 3^ serie (Lattanzi)


Stefano Zappalà

27/02/2008 - Sabaudia - Dal Parlamento Europeo a Sabaudia: un salto all'indietro, per chi, come lui, porta la cittadina pontina nel cuore. È uno Stefano Zappalà sereno e all'insegna degli amarcord quello che si consegna ai taccuini ai margini dei Campionati Italiani di Gran Fondo. Da quasi due lustri parlamentare europeo - eletto nelle fila di Forza Italia e confluito poi nel Ppe - il 67enne politico d'origini catanese non nasconde il profondo legame con Sabaudia, dove ha lavorato per anni nella locale caserma dell'Artiglieria Contraerei. 
Dopo aver snocciolato i perché del partito unico, nella necessità "di semplificare la politica e migliorare il rapporto coi cittadini", Zappalà non ha mancato di enunciare l'esigenza di passare dal bipolarismo al bipartitismo, “che è poi - ha detto - l'organizzazione politica fatta propria dai paesi più avanzati". Un passato da sportivo nel suo curriculum prepolitico: "avendo frequentato l'Accademia Militare di Modena, ho svolto con buon successo diverse discipline. A Sabaudia ho comandato diversi reparti, dal 1965 al 1973, e a questa città mi legano tanti piacevoli ricordi”. Il quadretto che sortisce dalle dichiarazioni di Zappalà non è poi cosi idilliaco per il centro pontino: tante, a detta dell'eurodeputato, le differenze col passato. Impietosa la sua disamina: "oggi regna una grande confusione nelle varie competenze tra l'Amministrazione, l'ente parco, la Regione e tutte quelle svariate normativa interpretate in maniera eterogenea. Tutto ciò ha fatto si che alcune situazioni si siano modificate e la disponibilità di alcune strutture si sia ridotta. Auspico un futuro più chiaro, in maniera che tutte le bellezze naturali, dal parco al lago, si trasformino in una risorsa e non in un motivo di decadimento. Al giorno d'oggi troppi vincoli fanno si che non vi sia una fruizione compatibile con lo sviluppo, mentre le risorse naturali andrebbero preservate secondo una programmazione che permetta poi alla collettività di trarre benefici dal territorio". Niente canottaggio nel suo passato da sportivo: "purtroppo è una disciplina che pur amando e apprezzando non ho mai avuto modo di praticare; da giovane mi sono dilettato tra l'equitazione e la corsa campestre, ma consiglierei a tutti di entrare a far parte del fantastico mondo remiero".
26/02/2008 - Sabaudia - Un connubio granitico quello tra sport e turismo. Un connubio reiterato nella giornata di domenica 24 febbraio, in occasione del Campionato Italiano di Gran Fondo. Oltre 470 gli equipaggi che si sono misurati lungo il fascinoso bacino lacustre di Sabaudia. In tanti coloro che hanno assistito alle prove direttamente dal Ponte Giovanni XXIII, a testimonianza dell’appeal del canottaggio e della forza attrattiva che lo sport può avere per la ridente cittadina pontina. Tutti questi aspetti non sono passati inosservati agli occhi di  di Domenico Di Resta, Presidente della Commissione Turismo della Regione Lazio. 
Le sue dichiarazioni, ai margini delle regate, sono un vero e proprio inno all'incantevole bellezza di Sabaudia. "Ancora una volta questa città ha confermato di saper abbinare al meglio sport di qualità e turismo. Il canottaggio ha una radice decennale in queste zone e ha da sempre avuto il grandissimo merito di far di Sabaudia un punto di riferimento per il turismo internazionale, facendo da centro catalizzatore anche nelle stagioni meno affollate, in quella sorta di destagionalizzazione del turismo che rappresenta uno degli obiettivi più importanti della fascia costiera laziale. La presenza invernale e primaverile di numerosi equipaggi stranieri non passa di certo inosservata e crea un indotto per tutto il circondario. Certe tendenze vanno capite, apprezzate e, soprattutto, stimolate. Non si può negare che certi sport diano lustro al territorio e il canottaggio rappresenta una sorta di ambasciatore per un Parco Nazionale del Circeo che va sempre più valorizzato. La Regione, in tal senso, sta dando un forte contributo a tali iniziative: abbiamo da poco approvato la nuova legge regionale sul turismo, che punta a valorizzare il settore come sistema totalizzante, partendo dai suoi elementi più importanti, non ultimo lo sport. Nel passato non si sono colte appieno le potenzialità delle attività sportive, ma in questi ultimi tempi stiamo mettendo a punto gli elementi attuativi che vanno nella direzione di migliorare ancora di più il sodalizio sport - turismo. Un turismo moderno e rispettoso dell’ambiente e Sabaudia - conclude Di Resta - può davvero trasformarsi in un centro d’avanguardia dove sperimentare un innovativo progetto di sviluppo turistico".
21/02/2008 - Sabaudia - Domenica 24 febbraio, sul lago di Paola, si svolgeranno le prime gare di canottaggio di quest’annata. E tra i concorrenti, accanto ai vogatori italiani, sono già inseriti 3 team internazionali, come, Germania, Belorussia e Finlandia, che dispongono di atleti di valore che contribuiranno a rendere più vivace la competizione sportiva. Si tratta di un avvenimento, organizzato dal Circolo canottieri, patrocinato dalla FIC e dalla FITEL, dagli Enti pubblici, Regione, Provincia e Comune di Sabaudia, dal Consorzio di Bonifica di Latina con la collaborazione del Centro Sportivo della Marina Militare, che introduce l’intensa stagione remiera. Il programma prevede che dalle ore 8 alle 9, nella mattinata di domenica, verranno distribuiti i numeri di gara, mentre, alle 8, si svolgerà il peso dei Timonieri delle diverse imbarcazioni. Alle 10-11.15, in base agli equipaggi iscritti, è previsto lo svolgimento del 1° Gruppo Campionato Italiano Gran Fondo; alle 11.15-12.15, sempre in base agli iscritti, è prevista la regata nazionale, aperta agi equipaggi stranieri, con il promozionale del Singolo. Nel corso della manifestazione, alle 11, si effettuerà la premiazione del concorso scolastico artistico “ Canottaggio e Ambiente”, al quale hanno partecipato con molteplici lavori gli studenti delle scuole di Sabaudia. In questo caso si può a ragione parlare della scuola che si avvicina al mondo dello sport remiero. Un’attenta giuria, composta da esperti del mondo artistico e da rappresentanti del mondo sportivo e dell’associazionismo dovranno selezionare i lavori per definire una classifica con la proclamazione dei vincitori dell’edizione 2008. L’iniziativa, sempre guidata dal presidente del Circolo, Antonio Di Criscienzo, si svolge con il patrocinio dell’Assessorato Provinciale allo Sport, del Comune di Sabaudia, della FIC, della FITEL e dell’AEDE provinciale. Poi, alle 11.40, la sezione locale dell’ANAOAI, presieduta da Fabrizio Malgari, premierà alcuni personaggi dell’ambiente sportivo marinaro che si sono distinti nei loro ambiti. Le gare proseguiranno alle 11.45, con la partenza della regata promozionale 4 yole “Specialolympics” e, a seguire, alle 12.15, ci sarà la premiazione delle gare per il 1° Gruppo e per la seconda edizione del Trofeo dedicato a Mauro Ceccarelli. Tra le 12.30 e le 14, ci sarà la premiazione del 2° Gruppo campionato Italiano Gran Fondo. Alle 14, infine, si eseguiranno le premiazioni del 2° Gruppo e Campionato Italiano Gran Fondo presso la Torre d’arrivo del Centro Sportivo Remiero della Marina Militare. Di fronte alla giornata organizzata per dare lustro al canottaggio, un’attività che nella località pontina vanta una tradizione consolidata, il delegato comunale allo Sport Giampiero Fogli si è così espresso. “Saluto i vogatori, i dirigenti e gli allenatori delle rappresentative che saranno presenti al Campionato Italiano di Fondo di Canottaggio, che avrà luogo a Sabaudia il 24 febbraio 2008, sullo specchio d’acqua del lago di Sabaudia. Ringrazio inoltre il Presidente della Federazione Italiana Canottaggio, con il quale condividiamo la stessa idea e concezione dello sport. Insieme abbiamo organizzato le gare che si disputeranno a Sabaudia. In un momento delicato come quello che stiamo attraversando, riportare nella nostra città le gare del Canottaggio è motivo di lustro sia per lo sport che per l’Amministrazione, questa iniziativa rappresenta a mio avviso una salutare boccata d’ossigeno per il canottaggio italiano. Gli atleti sono il futuro del nostro paese: dobbiamo, tutti insieme, costruire quelle condizioni che rendano lo sport una vera agenzia educativa”. Gli atleti delle nazioni della Serbia e del Mexico rappresentano inoltre altri due team di atleti di rilievo che in questo periodo si stanno allenando presso il Circolo Canottieri, ma che, non prendendo parte alle gare di canottaggio, saranno quasi sicuramente presenti come osservatori. Mario Tieghi
16/02/2008 - Sabaudia - - 23 24 febbraio 2008 - Concorso artistico per i Campionati di fondo. E’ il caso di parlare della scuola che si avvicina al mondo dello sport remiero ed in questo caso il gemellaggio è già avvenuto da tempo ma si perpetua meglio in occasione delle gare di voga che si svolgeranno prossimamente a Sabaudia in occasione del Campionato di fondo di canottaggio, fissato per sabato e domenica prossimi. “Canottaggio e Ambiente” è infatti il titolo del Concorso artistico per gli studenti delle Scuole primarie e secondarie bandito per tale appuntamento sportivo. Gli organizzatori prevedono, come l’anno precedente, una numerosa partecipazione di giovani che si esprimeranno per l’evento con i personali lavori sul tema del concorso. Per le ore 16 di sabato 23 febbraio è stata convocata la giuria, composta da esperti artistici e da rappresentanti del mondo sportivo e dell’associazionismo che dovranno selezionare i lavori. L’iniziativa viene svolta con il patrocinio dell’Assessorato Provinciale allo Sport, del Comune di Sabaudia, della FITEL e dell’AEDE. La piena soddisfazione per l’attività messa in campo viene espressa dai soci del Circolo Canottieri Sabaudia, a cominciare dal presidente Antonio Di Criscienzo, per il fatto che diversi giovani delle scuole del comprensorio seguiti dai loro docenti si sono cimentati in un argomento così attuale.

Mario Tieghi

Gennaio 2008 -VOLONTARIO? SI  GRAZIE, COSA MI DAI IN CAMBIO?

Nei mesi scorsi abbiamo assistito ad un braccio di ferro tra alcune associazioni di volontariato e l’amministrazione comunale di Sabaudia. Oggetto del contendere: assistenza al traffico da parte di alcuni volontari a favore degli studenti in entrata e in uscita dagli istituti scolastici, previa corresponsione di un “rimborso spese forfetario” a cura del comune. L’attività di volontariato fu sospesa, ritirando gli uomini, perché veniva a mancare  “la possibilità di garantire il rimborso spese ai volontari impiegati”. Attenzione, gli uomini furono ritirati, semmai avrebbero dovuto cessare l’attività spontaneamente! Le spese effettivamente sostenute potrebbero essere quelle relative all’acquisto dei carburanti per la propria auto o moto usate per raggiungere le scuole. 

Sappiamo che: il volontariato è un’attività libera e gratuita svolta per ragioni di solidarietà e di giustizia sociale; il volontariato è un servizio che viene fatto per libera scelta, che non è frutto di costrizione od obbligo, esso nasce dalla spontanea volontà dei cittadini di fronte a problemi non risolti o non affrontati dalle Istituzioni; il volontariato può essere prestato individualmente in modo più o meno episodico, o all'interno di una organizzazione strutturata che può garantire la formazione dei volontari e il loro coordinamento. 

L’attività di volontariato, dunque, per essere tale deve essere: GRATUITA, SPONTANEA e, PERSONALE e deve essere svolta per ragioni di SOLIDARIETA’. Se viene a mancare anche uno solo di questi requisiti fondamentali non è più volontariato ma, anche se utile, è un’altra cosa.

Quante altre cose in Italia vengono fatte passare per attività di volontariato? Tante, davvero tante. Tante quante da indurre il governo a produrre la Legge-Quadro sul Volontariato n. 266 dell’11 agosto 1991, unica in Europa. Leggiamo i primi articoli di questa legge?

Art.1.  Finalità e oggetto della legge. La Repubblica italiana riconosce il valore sociale e la funzione dell’attività di volontariato come espressione di partecipazione, di solidarietà e pluralismo, ne promuove lo sviluppo salvaguardandone l’autonomia e ne favorisce l’apporto originale per il conseguimento delle finalità di carattere sociale, civile e culturale individuato dallo Stato, dalle regioni, dalle province autonome di Trento e di Bolzano e dagli enti locali.

Art. 2. Attività di volontariato. 1) Ai fini della presente legge per attività di volontariato deve intendersi quella prestata in modo personale, spontaneo e gratuito, tramite l’organizzazione di cui il volontariato fa parte, senza fini di lucro anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidarietà.

2) L’attività del volontariato non può essere retribuita in alcun modo nemmeno dal beneficiario. Al volontario possono essere soltanto rimborsate dall’organizzazione di appartenenza le spese effettivamente sostenute per l’attività prestata, entro limiti preventivamente stabiliti dalle organizzazioni stesse.

3) La qualità di volontario è incompatibile con qualsiasi forma di rapporto di lavoro subordinato o autonomo e con ogni altro rapporto di contenuto patrimoniale con l’organizzazione di cui fa parte.

Si sa come finisce in Italia. Fatta la legge trovato l’inganno! La legge è spesso tradita da giochi di potere con l’obiettivo del “lucro indiretto”. Lo scrivente ha sperimentato personalmente, a Roma e a Sabaudia, che il puro volontariato non esiste. La politica riesce ad intrufolarsi anche nelle espressioni più intime dell’animo umano. Dall’azione volontaria scaturisce una gratifica unica ed insostituibile per la persona che la compie. Nel volontariato puro la persona si sente ed è finalmente autonoma e libera nelle sue decisioni ed azioni, nel senso che interviene quando e con quanto può, senza aspettarsi nulla in cambio al di fuori delle gratifiche morali. Ma l’Italia pullula di “sindacalisti” disoccupati in cerca di adepti. Sono i sindacalisti della politica che riescono a strumentalizzare, per non dire distruggere, finanche il volontariato. Peccato perché l’attività di volontariato reca grandi benefici, tanto più grandi quanto più è volontaria, sia a chi la riceve che a chi la offre e sia all’intera società.

            Sabaudia 15.01.2008 -                                                                                               Antonio Bencardino

 Circolo Canottieri Sabaudia apre l'attività con la gara del 24 febbraio 2008

28/01/2008 - Sabaudia - Per tutto il periodo invernale il bacino di Sabaudia è stato solcato da molte imbarcazioni guidate da atleti impegnati nell’abitudinaria preparazione di allenamenti. Ed anche quest’anno accanto ai forti atleti del luogo, legati ai circoli militari delle fiamme Gialle, del Corpo Forestale dello Stato, delle Fiamme Oro, della Marina Militare si sono visti i vogatori stranieri, provenienti da diverse nazioni dell’Ue ed anche extraCee. Un suggestivo spettacolo per chi si trova ancora oggi a transitare sul il ponte Giovanni XXIII. Uno spettacolo di forza e di giovinezza legato alla pratica di uno tra gli sport più antichi del mondo. E’ il caso di affermare che la stagione sportiva remiera è ormai alle porte. In verità, domenica 24 febbraio prossimo, sul lago di Paola si svolgeranno le prime gare di quest’anno. E nelle batterie dei concorrenti sono già inseriti 4 team internazionali, come, Germania, Belorussia, Finlandia e Austria, che contribuiranno a rendere più effervescente l’aria della competizione sportiva. Antonio Di Criscienzo, presidente del Circolo Canottieri di Sabaudia, investito direttamente per l’organizzazione della gara, è molto chiaro nel parlare dell’intera programmazione: “ Per il nostro Circolo sarà un’annata intensa ed io spero nella piena sensibilità e disponibilità degli Enti Locali e Nazionali per far crescere queste manifestazioni, a cominciare dal primo avvenimento sportivo di febbraio. Mi auguro poi che questa manifestazione divenga una classica ambita e di alto valore tecnico. Ritengo inoltre che per attrarre l’attenzione si dovrebbe pensare ad istituire premi e gettoni con lo scopo di valorizzare l’evento sportivo o anche materiale vario, come imbarcazioni, remi, componenti remo ergometrici etc., che potrebbero rappresentare un utile viatico pubblicitario per le ditte del settore remiero”. E per la circostanza, è stato bandito un concorso artistico dedicato al canottaggio e all’ambiente, che coinvolgerà il mondo scolastico. Un appuntamento di rilievo, patrocinato dalla FIC e dalla FITEL, dagli Enti pubblici, Regione, Provincia e Comune di Sabaudia, dal Consorzio di Bonifica di Latina, che apre così l’intensa stagione remiera.

Mario Tieghi

 

Sabaudia e lo sport

Da diversi anni la città pontina viene definita la città dello sport. Ciò grazie alla risonanza internazionale che il canottaggio e la canoa hanno prodotto. Difatti già dagli anni cinquanta Sabaudia fu messa sotto i riflettori dello sport mondiale perché candidata ad ospitare le olimpiadi di Canoa e Canottaggio del 1960. Tre i bacini in gara, tutti nel Lazio: il lago di Sabaudia, il lago di Castel Gandolfo e il progettato bacino della Magliana, mai nato. Come è noto vinse Castel Gandolfo con la Benedizione di Papa Giovanni XXIII. Grazie alla Marina Militare, che portò i suoi equipaggi iscritti alle olimpiadi ad allenarsi a Sabaudia, iniziò l’ascesa del Lago di Paola verso la notorietà mondiale. Nacque la prima Società di Canottaggio e Canoa: la Scuola centrale Remiera della Marina Militare in seguito affiancata dal Centro Remiero delle Forze Armate. Ad olimpiadi ultimate Castel Gandolfo iniziava il suo tramonto, mentre a Sabaudia si trasferivano gli atleti delle Fiamme Gialle, validi avversari di quelli della M.M. Molti titoli mondiali, europei e italiani furono conquistati dagli equipaggi che sul Lago di Sabaudia raggiungevano la migliore performance. Sotto la regia della Marina Militare fu istituito il Trofeo Internazionale Natale Bertocco. Di anno in anno le aste per issare le bandiere delle Nazioni partecipanti aumentavano superando la prima decina. La Suola Forestale dello Stato fu incoraggiata dalla M.M. ad intraprendere l’attività remiera. In un primo tempo gli atleti forestali furono ospitati presso gli impianti della M.M. insieme a quelli della Polizia di Stato. Successivamente entrambi i sodalizi si resero autonomi e parteciparono e tuttora partecipano a trainare Sabaudia verso vette sempre più alte, tanto alte da far definire immeritatamente Sabaudia “Città dello Sport”. Alcuni ex atleti in uniforme diedero vita alla prima Società NON militare o para militare: il Circolo Canottieri Sabaudia. Il Trofeo Bertocco importò nella città lagunare molti vessilli internazionali contribuendo a far conoscere il bacino e la sua idoneità per gli allenamenti nell’intero anno solare. Per contro gli equipaggi pontini confermavano la validità degli allenamenti praticati sulle acque chete del lago conquistando medaglia su medaglia. Anni di gloria dello sport militare dislocato a Sabaudia. Ma come hanno reagito le amministrazioni comunali negli ultimi cinquanta anni? Certo Sabaudia da sola non avrebbe potuto fornire i mezzi necessari per far decollare il proprio lago a “Centro Internazionale di Canottaggio” nato come idea della M.M. ma poi realizzato nella città di Piediluco. Avrebbe dovuto però sensibilizzare gli organi superiori della provincia, della regione, e perché no, della nazione giacché in parlamento la regione Lazio e la stessa città di Sabaudia erano ben rappresentate. Per la verità la Marina Militare è stata buona ambasciatrice della città sui campi olimpici ed internazionali (vorrei sommessamente ricordare che la Marina Militare è l’unica Forza Armata, di quelle che operano nel territorio sin dai primissimi anni della fondazione della città, che non abbia ottenuto la cittadinanza onoraria. E come sappiamo la cittadinanza onoraria viene offerta e non chiesta!).
Anche con  la palla a volo la bandiera di Sabaudia, nelle mani di Giani, è andata in giro per il mondo. La prima reazione della città verso questo campione in erba fu il risentimento verso la società di appartenenza dell’atleta che aveva osato varcare i limiti del dilettantismo obbligando la città a fornire un campo da gioco coperto idoneo alla categoria. Diverse altre discipline sportive sono state e tuttora vengono esercitate nel territorio in cui manca una vera cultura dello sport e con essa i relativi impianti. Il calcio, privilegiato quanto a numero d’impianti, versa anch’esso in mediocrità per le mancate manutenzioni degli impianti medesimi.
Alla luce di quanto sopra può mai Sabaudia diventare la città dello sport? Personalmente ritengo di si, a patto che l’amministrazione, in sinergia con tutti gli operatori produttivi, commerciali e del terziario, tenda a rispettare “la carta dei diritti dei ragazzi allo sport” sancita dall’ONU a Ginevra nel 1992. Ecco quali sono i diritti dei giovani cristallizzati in suddetta carta:

  1. il diritto di divertirsi e giocare;
  2. il diritto di fare sport;
  3. il diritto di beneficiare di un ambiente sano;
  4. il diritto di essere circondato ed allenato da persone competenti;
  5. il diritto di seguire allenamenti adeguati ai giusti ritmi;
  6. il diritto di misurarsi con giovani che abbiano le stesse possibilità di successo:
  7. il diritto di partecipare a competizioni adeguate alla propria età;
  8. il diritto di praticare sport in assoluta sicurezza;
  9. il diritto ai giusti tempi di riposo;
  10. il diritto di partecipare e giocare senza necessariamente dover essere un campione.

Ecco.  Sabaudia deve avere di coraggio di esercitare il diritto in tutte le attività e verso tutti e, a piccoli passi, avviare e concludere programmi chiari tesi a conquistare a pieno titolo l’appellativo di “città dello sport”. Sabaudia ne ha tutte le potenzialità. La spinta maggiore dovrebbe scaturire dall’assoluta realtà che intorno allo sport c’è molto indotto.

            Sabaudia, 29.01.08 -                                                                                   Antonio Bencardino

Quanto più la Società è evoluta tanto più è difficile la convivenza
(OTTOBRE 2007)

Madre natura vuole che ogni organismo vivente interagisca con altri membri della stessa specie dando luogo a vari livelli di comportamento sociale. Gli esseri umani svolgono le proprie attività in funzione di molti fattori convergenti quali lo stato sociale, la condizione economica, il livello d’istruzione, la cultura religiosa, le preferenze personali, l’ambiente in cui vivono, eccetera.
Gli esseri animali invece svolgono le loro attività nella cooperazione globale intraspecifica  modulata da stereotipate esigenze funzionali del loro tipo di società: essi devono lavorare, mangiare e rispettare (e rispettano!) le regole gerarchiche. Tra gli animali non c’è contratto, non c’è burocrazia. L’ordine gerarchico è stabilito con corpo contro corpo, volto contro volto, astuzia contro astuzia. Si tracciano così gli spazi delle concessioni e degli obblighi che hanno il valore dei diritti e dei doveri, delle competenze. Nel corso dei conflitti ciascun membro del gruppo si ricorda di chi gli è superiore e di chi gli è inferiore e si comporta di conseguenza. Una volta stabiliti i rapporti è raro che si verifichino nuovi combattimenti. L’individuo di alto rango gode di certi vantaggi ma esercita la protezione del gruppo nei confronti dei predatori e tiene l’ordine sociale. Purtroppo, non è così per l’uomo.
Gli esseri umani, attraverso una storia evolutiva lunga milioni di anni, sono stati spinti ad unirsi in gruppi sempre più grandi. Dall’organizzazione egualitaria delle Bande e delle Tribù, di società in società sempre più grandi e più complesse, è nato LO STATO che supera l’omogeneità etnica e linguistica.
Già nel 493 d.C., un decennio dopo la fine dell’Impero Romano e quattordici secoli prima di Vittorio Emanuele II, di Garibaldi e della breccia di Porta Pia, Teodorico, goto civilizzato, superò le alpi e fondò il primo Regno d’Italia, con capitale Ravenna. Il sovrano illuminato diede ottima prova di sé: restaurò acquedotti, abbellì Ravenna, garantì la sicurezza, promulgò leggi-quadro uguali per tutti (l’Editto di Teodorico, alias Costituzione), razionalizzò l’agricoltura con una redistribuzione delle terre e, soprattutto, promosse la convivenza multietnica, lottizzando compiti e doveri: ai Romani affidò la cultura e l’amministrazione statale, ai Goti l’ordine pubblico e la difesa, ai Greco-Bizantini le opere pubbliche e l’arte.
Oggi l’Italia è governata da politici in costante lotta tra loro che rendono difficile la convivenza dei cittadini. Ciò è forse dovuto al fatto che le genti che nei secoli hanno popolato la nostra penisola (Longobardi - Goti – Greci, Normanni, ecc) ci hanno trasmesso non solo arte e cultura ma anche i loro dna di conquistatori.
A differenza degli animali i nostri governanti, di fatto, non riconoscono il loro leader democraticamente eletto. Tutti si sentono leader perché ritengono che non esiste più la gerarchia. A livello nazionale, regionale, provinciale e comunale le prime espressioni dei politici membri dell’opposizione dopo il risultato elettorale sono: mandiamoli a casa, non sanno governare. Il nuovo governo, sin dalla sua nascita, viene delegittimato sfruttando principalmente il malcontento dei cittadini accumulato nel periodo in cui l’attuale opposizione aveva governato.
I nostri politici, senza distinzione d’appartenenza partitica, lottano per essere eletti e non  per migliorare la vita dei cittadini ma per entrare a far parte dell’ormai metabolizzata CASTA e sfruttarne tutti i vantaggi. Oggi le notizie importanti sono opportunamente filtrate per controllarne la circolazione all’interno del governo e tra le masse. Il coraggio e la professionalità d’alcuni operatori addetti alle comunicazioni hanno provocato l’allargamento delle maglie del filtro di controllo spingendo verso una certa trasparenza e facendo in modo che alcuni dati importanti, relativi al governo e ai suoi membri, raggiungessero “la piazza”.
I cittadini stanno reagendo con un chiaro messaggio diretto a tutti i politici d’ogni ordine e grado:  non è più possibile governare contando sull’acquiescenza di masse analfabete, fiduciose ed obbedienti, ma soprattutto abituate da secoli ad un “ordine” che, di furbizia in furbizia, di abusi in abusi, si riproduce di generazione in generazione e, raggirando Costituzione e leggi, appare  immutabile. Giorno, dopo giorno sta emergendo una grande novità che pone in evidenza che  il consenso popolare ai politici può essere negato e pertanto deve essere da questi continuamente conquistato e mantenuto. Il pensiero è rivolto a tutti, grandi e piccoli politici perché come leggiamo in S. Luca 16:10, “chi è fedele in cose di poco conto è fedele anche nelle cose importanti. Al contrario, chi è disonesto nelle piccole cose è disonesto anche nelle cose importanti”. Già, il fenomeno popolare in corso decantato dai politici come di antipolitica in realtà è di antiladrocinio perché, spesso, di ladrocinio legalizzato si tratta!
            Sabaudia, 18.10.2007                                                              Antonio Bencardino

Bisogna conoscere bene il passato per costruire un buon futuro

(NOVEMBRE 2007)

Alle 10,30 di sabato 27 ottobre u.s. nel contesto della sesta edizione del “Premio Musicale Internazionale Giuseppe Verdi” nella sala del museo Emilio Greco, si è tenuta una conferenza su “Verdi e Garibaldi, due grandi protagonisti del Risorgimento”.
Sotto la ben consolidata regia della dottoressa Daniela Carfagna, responsabile del Settore Cultura, è stata bandita una ricca tavola di cultura che ha coinvolto personaggi illustri del mondo universitario e altri rappresentanti del patrimonio culturale di Sabaudia.
Pochi, pochissimi i commensali. Non sappiamo se per scarsa pubblicità dell’evento o per anoressia culturale dei sabaudiani. Certo è che in più occasioni a Sabaudia si cerca di distribuire pillole di cultura e in campi variegati e la risposta è quasi sempre deludente, molte sedie restano vuote.
Gli oratori che si sono alternati al microfono hanno fatto toccare con mano molti aspetti delle vicissitudini che hanno portato all’unità d’Italia, intesa come unità politica, territoriale, burocratica ma non certamente sociale.
Ai due grandi protagonisti del Risorgimento, Verdi e Garibaldi, sono stati affiancati altri pilastri, appartenenti ai due mondi “della cultura” e “delle azioni” come Ugo Foscolo e Mazzini, Giacomo Leopardi e Cavour ed altri ancora.
La conferenza sarebbe stata un ottimo capitolo della storia patria per gli studenti che per programma devono studiare. Avrebbero sentito da esperte voci come tanti altri personaggi del Risorgimento, all’unisono con Verdi e Garibaldi, illuminarono le menti, riscaldarono i cuori e diressero i passi dei giovani di allora verso l’unità d’Italia fino al sacrifico estremo della loro vita.
Purtroppo nessuno studente tra i pochissimi partecipanti. Già il sabato mattina gli studenti sono liberi dagli impegni scolastici e i loro insegnanti, i loro genitori, i rappresentati del Consiglio Giovani di Sabaudia, sono liberi anche loro?
Nel passato, di concerto con le famiglie, gli insegnanti quali procacciatori del sapere sfruttavano ogni occasione per rendere più ricettivi e interessati gli alunni. In ogni occasione, ad ogni importante ricorrenza della memoria storica veniva organizzata la partecipazione attiva della scuola e per ogni evento festeggiato veniva assegnato un tema ad hoc e spesso i migliori saggi venivano ufficialmente premiati con pomposa cerimonia; la visione del futuro, sulla conoscenza del passato, ne risultava migliorata.
Costatata l’inappetenza dei giovani la società dovrebbe sentire il bisogno di fare ogni sforzo per  alimentarli culturalmente e sensibilizzarli, soprattutto, al valore della Patria. Già Orazio scriveva “Dulce et decorum est  pro patria mori” (dolce e bella cosa è morire per la patria). Secoli più tardi il nostro Giacomo Leopardi declamava nel suo canto All’Italia “Oh venturose e care e benedette  - le antiche età che a morte – per la patria correan  le genti a squadre”. I nostri padri fecero parte di dette squadre e, grazie al loro  sacrificio  abbiamo raggiunto un posto di rilievo nel mondo e un livello di vita che gran parte del resto del mondo c’invidia.
Oggi la parola “Patria” è stata rimossa e sostituita da quella più generica di “Paese”. In una nazione in cui prevale l’individualismo, l’intereresse personale e di parte il senso della Patria non esiste più. I giovani soprattutto, anche a causa dell’abolizione della leva militare, non conoscono più il significato della parola Patria. Negli ambienti militari, nelle cerimonie ufficiali, nelle competizioni internazionali sportive, ecc. i colori della nostra bandiera e le note del nostro inno, grazie soprattutto al Presidente Ciampi, appaiono più chiari e più scanditi ma non tutti li vedono e le ascoltano. E’ una questione di sentimento e di cultura. E allora anche una semplice conferenza promossa dal Maestro Mauro Petrucci potrebbe essere trasformata in una grand’opportunità di promozione civica e culturale.
L’unità d’Italia, come si evince dal censimento del 1861 che annoverava poco meno di ventiduemilioni d’abitanti (esclusi Lazio e Veneto), è stata realizzata da un popolo che contava il 78% di analfabeti, laureati però in senso patrio. Oggi una piccola percentuale dei cinquantotto milioni di abitanti, in gran parte laureati, diplomati e lo stesso alfabetizzati, si sente in qualche modo parte di un’organizzazione collettiva, legata ad un territorio, ad una identità, ad una cultura. Grazie a quanti attraverso le conferenze, le poesie, gli scritti, l’etere e i bit, distribuiscono pillole di cultura tese a ripristinare il senso di appartenenza alla nostra Patria. Grazie  a tutti i Relatori della conferenza, grazie maestro Petrucci, grazie dottoressa Carfagna.
            Sabaudia, 20 novembre 2007                                        Antonio Bencardino

La  scuola italiana al 36° posto nella scala PISA-OCSE, e  quella di Sabaudia?
(DICEMBRE 2007)

 “Abbiamo diplomato nove milioni di impreparati, ora si cambia. I debiti si recuperano, i bulli si bocciano, i genitori non facciano i sindacalisti dei figli”. Così ha esordito il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni in un’intervista rilasciata a “Il Messaggero” nei primi giorni di Dicembre.
L’intervista è scaturita dalla sconvolgente notizia, ma non tanto sconvolgente giacché da molti anni si parla di emergenza scolastica in Italia, che nel rapporto PISA-OCSE del 2006 il bel paese risulta collocato alla 36^ posizione su 57 paesi Industrializzati.
PISA (Programme for Internazional  Student Assessment) è l’acronimo che definisce un programma di valutazione degli apprendimenti degli studenti quindicenni lanciato dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) nel 1997 e attualmente in corso di svolgimento.
La notizia è tanto più sconvolgente perché PISA si propone di misurare le competenze degli studenti collegando i risultati al contesto familiare e a quello scolastico, senza trascurare gli interessi e gli atteggiamenti  dei quindicenni nei confronti della scuola e dello studio.
Due gli strumenti di rilevazione: “Questionario studente” e “questionario scuola” cui sono chiamati a rispondere tutti gli studenti impegnati in PISA e tutti i capi d’istituto delle scuole coinvolte nell’indagine.
Attraverso il questionario studente sono raccolte informazioni sulle condizioni socioeconomiche e culturali delle famiglie di appartenenza, sulle attività che lo studente svolge a casa e a scuola, sul suo atteggiamento nei confronti dello studio in generale e della lettura e della matematica in particolare, sulla sua familiarità con il computer, sulle sue strategie di studio, con particolare riguardo all’autoregolazione dell’apprendimento e alla stima di sé.
Attraverso il questionario scuola sono raccolte informazioni sulle caratteristiche dell’istituto scolastico (dimensioni attrezzature, gestione finanziaria, ecc.) e sulla sua organizzazione (clima di scuola, di classe, relazione docente studente e pratiche didattiche).
Il discorso sul degrado scolastico è legato principalmente al mutamento del modello di vita che negli ultimi settant'anni ha visto la nostra nazione passare velocemente da una civiltà contadina ad una industriale e post industriale.
Una volta il rappresentante della saggezza e dell’intelligenza  del vivere