NOTIZIE DA SABAUDIA
LE IDEE DI ANTONIO BENCARDINO
LA
CITTADINANZA ONORARIA DI SABAUDIA ALLA MARINA MILITARE
GENNAIO 2012 - RIUSCIRA’ IL GOVERNO MONTI A SALVARE L’ITALIA? Nell’anno 2011, centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha percorso, in lungo e in largo, il suolo della nostra Patria, privo di barriere territoriali, superando brillantemente quelle ideologiche. A Genova il 5 maggio, nel ricordare l’anniversario della famosa spedizione dei Mille del 1860, il Presidente ha esordito: “L’Unità d’Italia fu perseguita e conseguita attraverso la confluenza di diverse visioni, strategie e tattiche, la combinazione di trame diplomatiche, iniziative politiche e azioni militari, l’intreccio di componenti moderate e componenti democratico rivoluzionarie. Fu davvero una combinazione prodigiosa, che risultò vincente perché più forte delle tensioni anche aspre che l’attraversarono”. Come l’uomo tende a ricordare, in occasione del suo compleanno, le cose più belle che hanno attraversato la sua vita, così il Presidente, nel centocinquantenario d’Italia, ricorda solo le “visioni, strategie, tattiche, trame e azioni” positive che portarono gli otto piccoli Stati a confluire in uno solo. Egli conclude “guardiamo avanti, traendo dalle nostre radici fresca linfa per rinnovare tutto quel che c’è da rinnovare nella società e nello Stato”. La tappa istituzionalmente più significativa di Napoletano si registra il 17 marzo 2011 davanti alle Camere riunite, in occasione della ricorrenza del giorno in cui fu proclamata l’Unità d’Italia. A Montecitorio il Presidente della Repubblica è costretto a un difficile slalom per evitare scontri diretti con senatori e deputati della Lega Nord, che, pur coprendo importanti cariche di Ministro, indossano gli abiti di veri sabotatori delle celebrazioni. Nel suo chiaro discorso il Presidente, con viva convinzione, dice: “L’Italia reggerà in futuro a patto che si ritrovi un forte cemento nazionale unitario”. A parte il cemento, le battaglie donchisciottiane della Lega Nord non potranno dividere “La Repubblica, una e indivisibile” sancita dall’articolo 5 della nostra Costituzione. Questa verità, più volte evidenziata nei discorsi, diretti e indiretti, di Napolitano, è nota sia ai leghisti sia a tutti gli altri soggetti politici italiani che la vivono come una malattia leggera che assilla l’Italia e ogni gruppo politico si dichiara in possesso della medicina adatta per annientarla. La Lega, pur sapendo che l’Italia è destinata a rimanere unita, gattopardescamente, continua il gioco della scissione per conquistare più consensi nei territori che artatamente domina. I gruppi politici maggiori tacciono pronti ad aggregarsi proprio con i disgregatori leghisti per dominare l’Italia intera. Tutti i sessanta Capi di Governo che si sono avvicendati nei 150 anni dell’Unità d’Italia, hanno conquistato l'importante carica promettendo formule magiche atte a cementare la Nazione in un’unità sempre più salda e sostenuta democraticamente. Alcuni Governi, favoriti da particolari temporali situazioni ambientali e di sviluppo, le vere vitamine della crescita italiana, hanno avuto successo confermandosi, per qualche decennio del dopoguerra, i veri paladini della Patria. Tali Governi, però, in piena complicità reciproca con le opposizioni, hanno sforato i propri bilanci accumulando debiti su debiti, portando l’Italia nella pericolosa criticità che vive nel suo centocinquantesimo anniversario. Per questo motivo tutti i governi politici sono risultati inadeguati: dopo il tramonto degli ideali, non sanno fronteggiare le speculazioni globali e si limitano a difendere, a spada tratta, lo status privilegiato esistente a danno dei più deboli. Il Presidente Napolitano, interpretando la rovinosa realtà della politica italiana, quale dono di compleanno, dà all’Italia un Governo Tecnico, definito dalla persona che lo incarna, il Prof. Mario Monti, “governo strano”, proprio perché determinato a pensare e agire fuori del comune pensare e agire politico. Riusciranno Monti e suoi Ministri a conservarsi “strani” con le caratteristiche innovative di governo di cui l’Italia ha tanto bisogno? Le celebrazioni dell’Unità d’Italia presiedute da Napolitano hanno contribuito a rendere il cittadino italiano più sensibile al senso della Patria e a quello di appartenenza, più disposto ad accettare i sacrifici imposti dal “Decreto Salva Italia” di Monti, più convinto “dell’arma vincente della coesione sociale e nazionale”. L’illustre economista Monti, in occasione della Giornata Nazionale del Tricolore, ha detto “sono gli evasori a mettere le mani nelle tasche degli italiani onesti”. La coesione sociale si regge anche sulla giusta distribuzione dei sacrifici basata su leggi e regolamenti dello Stato. I privilegi e le rendite, a spese della collettività, creano disarmonia, scontenti e distruzione della vita sociale di un popolo. Per far conoscere a tutti chi “mette le mani nelle loro tasche”, come annunciato dal Prof Monti, sarebbe importante e significativa la pubblicazione online dei redditi di tutti gli italiani, nessuno escluso, come accade da alcuni lustri in Norvegia e in altri paesi democratici. Ciò può essere attuato solo da un “governo strano”. Il primo maggio del 2008 un “governo normale” (politico) consentì la pubblicazione dei redditi degli italiani su un apposito sito, ma il successivo governo normale, anche per frenare la rabbia di chi voleva continuare a rubare nascondendosi dietro la privacy, abolì sito e tendenza alla trasparenza reddituale. Tra i compiti del Presidente del Consiglio dei Ministri primeggia quello di educare i cittadini alla disciplina tributaria: emettere ed esigere lo scontrino fiscale, non offrire e rifiutare sconti in cambio del pagamento in nero di prestazioni professionali, dichiarare i guadagni reali e non quelli suggeriti da esperti evasori, eccetera. Il Presidente del Consiglio nel salutare il 2011 ha parlato della manovra salva Italia quale “atto dovuto”, riservando al 2012 gli “atti voluti” che, nel rispetto della scienza e della conoscenza, di cui il Governo abbonda, aldilà della partigianeria politica, dovrebbero brillare di trasparenza e di equità sociale. Gli italiani, come hanno dimostrato in ogni momento critico, sapranno affrontare qualsiasi sacrificio, convinti che l’univocità di sentimenti e di atti da parte di tutti, al di fuori di ogni parassitismo, possa sollevare l’Italia e ricollocarla al posto che merita nel mondo. Essendo il Prof. Monti protetto dall’agone politico, grazie alla preventiva nomina a Senatore a Vita, le aspre tensioni che attraversano i partiti dovrebbero essere neutralizzate. In tutti i leader politici dovrebbe emergere l’indispensabile buon senso, se non altro per senso di colpa per aver ridotto il bel paese in stato da dimenticare, e consentire al sessantunesimo governo della repubblica di rinnovare “tutto quel che c’è da rinnovare nella società e nello Stato”. Auguri Italia! Roma Antonio Bencardino |
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DICEMBRE 2011 - IL VOLONTARIATO NELL’UNITA’ D’ITALIA - Non è facile dare una definizione dell’essere “volontario” e, più specificatamente, del “volontariato”. L’istinto di conservazione guidò l’homo sapiens ad aggregarsi con altri simili, convogliando le volontà individuali in azioni condivise per difendersi dagli elementi che minacciavano la loro esistenza. Ognuno partecipava alla vita collettiva secondo capacità e volontà. Nelle civiltà evolute, il volontariato è basato sulla spontanea volontà delle persone a risolvere i problemi non risolti dalle Autorità pro tempore. Sappiamo quanto i “volontari” abbiano contribuito all’istituzione dell’Unità d’Italia, compiendo atti eroici e mettendo a serio pericolo la propria vita. Oltre centocinquanta anni fa, tanti italiani e alcuni stranieri, soprattutto giovani, parteciparono alle battaglie risorgimentali e ai tanti eventi che portarono all’Unità. Ebbero un ruolo fondamentale le orgogliose spedizioni garibaldine. La più eclatante quella dei mille del 1860. Oltre mille volontari, liberamente, senza alcuna imposizione da parte di chicchessia, salirono a bordo delle due navi, Piemonte e Lombardo, per annettere il regno delle due Sicilie all’Italia, sotto la guida del valoroso e carismatico Patriota Giuseppe Garibaldi. La importate e risolutiva spedizione, oltre che dallo Stato Piemontese, fu finanziata da migliaia di altri volontari. Tra gli equipaggi non mancò la mascotte, Giuseppe Marchetti, che, a meno di undici anni d’età, s’imbarcò insieme al padre Luigi. Il Volontariato italiano è certamente un’eredità del Risorgimento. I combattimenti su più fronti, istituzionali e volontari, comportarono numerosi morti e feriti che, insieme ai tanti ammalati del Regno Unito, sfociarono in una straordinaria emergenza sanitaria. Nacque la Croce Rossa Italiana, fondata il 15 giugno 1864, sotto il nome di Comitato dell’Associazione Italiana per il soccorso ai feriti e ai malati in guerra. Oggi la C.R.I. è presente su tutto il territorio nazionale, e opera in tutte le emergenze quotidiane. Col motto “Primi ad arrivare, ultimi a partire” è sempre pronta ad assistere i bisognosi colpiti da calamità di ogni genere, in Italia e nel mondo. Dalla seconda metà dell’ottocento la fusione tra carità cristiana e solidarietà umana ha dato luogo a numerosissimi “Gruppi Volontaristici”, religiosi e laici, che operano a livello nazionale e mondiale. La mente va, in primis, ai “Medici Senza Frontiere” e al “Telefono Azzurro” che intervengono direttamente per sollevare malati e bambini dalla miseria umana materiale e morale. L’attività di volontariato, giacché libera, gratuita e svolta per ragioni di solidarietà e di giustizia sociale, può essere esercitata individualmente o all’interno di un’organizzazione strutturata per garantire la formazione dei volontari e il loro coordinamento. Le organizzazioni sportive, centrali e periferiche, usufruiscono del lavoro individuale di molti volontari. Le organizzazioni strutturate soccorrono i paesi in via di sviluppo e quelli economicamente e culturalmente più arretrati mediante interventi concernenti il know how e i finanziamenti per accelerarne la crescita e il benessere. Due le grandi correnti di pensiero legate al volontariato: dare ai bisognosi il “pesce” già pescato dai volontari o dare loro la lenza con l’esca e insegnarli a pescare nei loro mari, laghi e fiumi in parte abbondanti di pesce? Spesso, purtroppo, risulta più immediato e meno impegnativo dare il pesce di cui si dispone, creando così delle indissolubili dipendenze, sia nell’ambito locale che internazionale, tra Enti Volontari e assistiti. Non di rado, il volontariato italiano ha fatto registrare abusi e strumentalizzazioni, nel senso che non sempre ha operato in forma GRATUITA, SPONTANEA E PERSONALE, contravvenendo all’apposita legge n. 266 del 1991. Essa regola il volontariato organizzato e istituisce, a livello regionale, i “Centri di Servizio per il Volontariato” che forniscono gratuitamente alle pertinenti Organizzazioni servizi nel campo della promozione, della consulenza, della formazione, della comunicazione eccetera. La legge prevede: la gratuità assoluta delle prestazioni fornite dai volontari in modo personale e spontaneo; divieto assoluto di retribuzione degli operatori soci delle associazioni; le associazioni devono essere rappresentate da persone democraticamente elette nel proprio ambito. Esistono poi tanti Enti parastatali o controllati dalla Chiesa che, sotto la guida di persone nominate e non elette, comprendono al loro interno soggetti che prestano servizio volontario accanto a persone retribuite. In Italia il volontariato è una grande risorsa d’idee e di azioni, fondate sull'art. 2 della Costituzione che riconosce la centralità della persona umana. Ai primordi della società democratica anche la rappresentanza politica era volontaria. Ai rappresentanti andavano le risorse per vivere una vita normale, non distante da quella dei rappresentati. Oggi il divario tra le risorse dei rappresentanti e quelle dei rappresentati è enorme, di misura intollerabile. Da alcune settimane, alla presenza di crisi istituzionali, economiche e amministrative, sentiamo ripetere da più persone del mondo politico e governativo: “Chi ha di più deve dare di più”. Frase fatta per il popolo, non recepita da chi la pronuncia. Il significato della frase, invece, è bene assimilato e attuato dalla gente comune e, soprattutto, dai meno abbienti. A testimonianza di ciò, l’esperienza diretta dello scrivente vissuta sabato 26 novembre 2011, giorno della “Colletta Alimentare” presso “I Granai” di Roma. Con addosso la pettorina del Volontario, distribuivo buste e volantini sui quali spiccava in rosso, “FAI LA SPESA PER CHI E’ POVERO”. Letteralmente il messaggio-invito promozionale era diretto alle persone ricche e benestanti. Nel mezzo della raccolta, si avvicinò una Signora della terza età con due buste: una distinta dal marchio del supermercato, apparentemente riciclata, e l’altra da quello del “Banco Alimentare”, con circa la stessa quantità di merci. La Signora mi diede la busta della colletta, con sguardi e modi, come se mi stesse consegnando un tesoro. Nel depositare nel carrello la merce notai che la donatrice aveva destinato ai poveri un pacchetto singolo di fette biscottate. Rimasi davvero colpito dalla generosità di quella sorella che, non so se è vedova, è certamente povera, come appariva dai tratti che distinguono una persona povera di beni materiali ma ricca d’amore per il prossimo. Una scena simile la troviamo nei vangeli sotto il titolo “L’obolo della vedova povera”: Gesù sedutosi davanti al tesoro del tempio, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte. Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino. Allora chiamati a sé i discepoli, disse loro: <In verità vi dico, questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere>” Marco 12: 41-44. Ai tempi di Gesù tanti ricchi gettavano molte monete nel tempio. Oggi gli alti dirigenti e i politici italiani, soprattutto quelli di lungo corso, che percepiscono mensilmente molto di più di quanto gli impiegati pubblici percepiscano in un anno e bon uscite da capogiro, sostituendosi a Dio, lasciano ai poveri l’onere di salvare l’Italia dal fallimento in cui sta sprofondando anche a causa dei loro abusi, soprusi e cattivo governo. Con la stessa speranza dantesca, auguriamoci un loro ravvedimento e che la nostra bella Italia esca dal tetro buio in cui è collassata e ritorni a riveder le stelle. Roma, 20 dicembre 2011 - Antonio Bencardino |
BENCARDINO E DI LEO - IPOTESI DI UN LIBRO - STORIA DI MARIREMO
Per Di Leo e il suo libro
Alla locuzione del poeta romano Decimo Giunio Giovenale (I sec. D.C.) “Mens sana in corpere sano” si attribuisce il significato che per aver sane le facoltà della mente, bisogna avere sane anche quelle del corpo. Tale detto echeggiò sugli eserciti romani destinati a difendere l’Impero con lotte “corpo a corpo”, e completò i Regolamenti Organici, Operativi e Disciplinari degli eserciti moderni. L’Ufficio Educazione Fisica e Sport della Marina Militare Italiana, fu istituito per promuovere, favorire e controllare che l’attività fisica fosse svolta da tutto il personale militare. Di là dall’educazione fisica, quale cura del vigore muscolare e della resistenza fisica a fini militari, si consolidava la pratica dello sport. Esaltando, con essa, le potenzialità psicomotorie individuali e collettive, si modellava la vita del militare verso traguardi sempre più impegnativi, concernenti l’etica, la cultura, la socievolezza, il fair play, eccetera. Fare sport significa rispettare le regole, impegnarsi al massimo e superare se stessi. Nel 1960, la Marina Militare, intravedendo nelle Olimpiade di Roma il trampolino di lancio degli sport nautici, con mero spirito volontaristico e dilettantistico, preparò degli equipaggi di Canottaggio e Canoa per confrontarli con i più grandi atleti del mondo. I risultati furono inimmaginabili: una medaglia d’argento nella biposto Canadese con i marinai Aldo Dezi e Francesco La Macchia; un sesto posto nell’otto fuoriscalmo nella finale olimpica di Castelgandolfo. Questi risultati diedero vita alla “Nave Sport”, della Marina: MARIREMO (acronimo di Scuola Centrale Remiera della Marina Militare). Gli atleti di canottaggio e di canoa durante il servizio militare di leva, indossando la divisa di marinaio, aviere e soldato, potranno pienamente allenarsi, presso le strutture di Mariremo Sabaudia e il Centro Remiero delle Forze Armate, e raggiungere i risultati migliori. La Nave Sport, essendo nata sull’onda del volontariato e dell’entusiasmo olimpico, piuttosto che su una consolidata esigenza operativa e istituzionale, nonostante i concreti risultati, fu relegata a un ruolo marginale. L’amenità di Sabaudia contribuì a sminuire il valore aggiunto dello sport a favore delle Forze Armate e a considerare Mariremo un’agiata destinazione turistica. Tant’é. Correva l’anno 1974 e il sottoscritto, temporaneamente non idoneo all’imbarco, con l’unica esperienza di Ufficiale Addetto allo Sport su Nave Vittorio Veneto, fu destinato alla Scuola Centrale Remiera della Marina Militare e al Centro Remiero delle Forze Armate Sabaudia, quale Comandante. La destinazione era davvero impegnativa. L’attività operativa consisteva nell’essere presente a tutti i possibili incontri agonistici di canottaggio e canoa e condurre sul podio gli atleti militari. Agli atleti di primo livello tutto era concesso. Primeggiava il volontariato, nel senso che ogni persona si applicava in base alle proprie capacità e sensibilità, sforando anche gli orari lavorativi. Non c’erano monografie, né regolamenti chiari sugli atteggiamenti da tenere dal personale comunque coinvolto nell’attività d’istituto. D’altra parte non era facile disciplinare le attività umane dell’atleta, dal respiro, all’alimentazione, allo stile di vita e convogliare tutte le sue energie agli unici gesti misurabili della remata e della pagaiata. Chi scrive fu colto da viva passione, soprattutto per porre a fattor comune di tutto il personale l’obiettivo “podio” e renderlo partecipe alla gioia che manifesta l’atleta nel porgere il collo per la medaglia di primo, secondo e terzo grado, alle gare regionali, nazionali, europee, mondiali od olimpioniche. All’inizio le difficoltà erano tante e la mente ritornava alle precedenti destinazioni, quali i Sommergibili e gli Incrociatori, dove la vita era meno soggetta a trabocchetti: un motore funzionava oppure no. A Mariremo era diverso, un’atleta che rappresentava il principale motore dell’Attività d’Istituto, pur essendo in piena salute, poteva dichiarasi indisposto per capricci e, assumendo atteggiamenti da star, cancellare un equipaggio dalle competizioni. Non era facile motivare l’atleta ad allenarsi, secondo determinati orari e ritmi, sotto l’indiscussa capace guida di Capo Fabrizio Malgari per il Canottaggio, di Capo Eugenio Masotto per la Canoa, e la costante appassionata supervisione del mitico Signor Mario Bovo, più conosciuto come “Capo Bovo”. Nemmeno era facile motivare il personale logistico e amministrativo a prestare simbolicamente il collo per cingerlo della medaglia vinta dall’atleta, grazie, anche alla loro quotidiana assistenza. Capo Guglietta al Comando e al Dettaglio, Capo Letizia all’amministrativa, con la matita e la gomma tenevano puntualmente aggiornati protocolli, tabelle e registri paga. Tutto filava secondo regolamento. Gli orari erano elastici ma ampiamente allargati. Le specializzazioni del personale erano esaltate: il cuoco per esempio doveva convincersi che dalla bontà dei pasti che preparava per tutti, inclusi gli atleti, poteva dipendere l’esito di una gara; il “serpante”, il militare destinato alla pulizia dei locali igienici, doveva sapere che con la sua modesta attività, consentendo agli atleti di usufruire di ambienti puliti e rassettati, partecipava alla conquista della medaglia e così via. Capo Malinconico, Capo Pierini e Capo Caciotti seguivano il personale logistico nelle pressanti attività quotidiane, dovendo sopperire, con “i mezzi di bordo”, alle diverse carenze logistiche. Grazie a Signor Vittorio Fortini, eccezionale uomo tutto fare, furono ristrutturati quasi tutti gli ambienti, dal bar alle segreterie, dal Corpo di Guardia ai depositi materiali, ecc. Il Signor Damiano Camassa riempiva con gesti altamente professionali l’officina meccanica e il Signor Giovanni Dal Lago, proveniente dal Collegio di Arte Marinara Francesco Caracciolo di Sabaudia, operava in falegnameria con l’arte e la passione del grande maestro. Capo Pollastro, addetto all’Infermeria, espletava egregiamente il servizio di “pronto soccorso” e le “manutenzioni” dell’atleta secondo i consigli della Medicina Sportiva. Grazie agli incoraggiamenti dei Capi Ufficio Educazione Fisica e Sport e, in primis, del carismatico e infaticabile Vice Capo Ufficio Capitano di Fregata Marcello Pesce, per l’aspetto operativo e comportamentale e del Signor Giuseppe Recchia per quello amministrativo, il sottoscritto si temprò sul davvero difficile percorso che risulterà, però, molto gratificante. Il personale sportivo si concentrò negli allenamenti e quell’amministrativo-logistico nelle attività di supporto. La prima risorsa di Mariremo era la passione di quasi tutto il personale verso l’attività; c’era tanta voglia di fare. Furono intensificate le attività nazionali e internazionali con l’organizzazione di regate quali Campionati Italiani, Trofeo Natale Bertocchi e Campionati Militari Internazionali del CISM. A protezione degli impianti sportivi furono installati i cancelli per aprirli a tutti quelli che esprimevano la volontà di iniziare o potenziare l’attività di Canottaggio e canoa. Fu avviato all’attività nautica il personale del Corpo Forestale dello Stato, fornendo imbarcazioni, impianti, guida tecnica e un corso specifico per allenatori. Fu intensificata l’attività della Sezione del Centro Giovanile. Di concerto col Provveditore agli studi di Latina si organizzarono i “Campionati Studenteschi di Canottaggio e Canoa”, una vera novità a livello nazionale. Circa duecentocinquanta studenti di ambo i sessi, appartenenti a quindici Scuole Istituti della provincia dell’Agro Pontino, frequentarono la Scuola Remiera della Marina. Si tennero dei Corsi Specifici delle due discipline sportive per insegnanti di educazione Fisica della Pubblica Istruzione, da impiegare nelle scuole quali ambasciatori del remo e della pagaia. Un Protocollo d’Intesa tra lo Stato Maggiore della Marina e la Presidenza Nazionale della Lega Navale Italiana, nel 1974, istituì il Centro Nautico Nazionale della L.N.I. di cui il Comandante di Mariremo ne era il Direttore. Ciò incrementava l’attività d’Istituto della Scuola Centrale Remiera della Marina. Tutto si svolgeva in base ai Regolamenti, rimasti sempre provvisori, con assoluta trasparenza. La molla portante dell’attività, però, era ancorata sull’illimitata volontarietà delle persone. Le giornate avevano inizio alle sette del mattino e, per una buona parte del personale, si protraeva fino a notte inoltrata, superando ogni orario, giustificato solo dal “dogma”: il militare è in servizio H24. Le attività sportive di massa che si svolgevano presso Mariremo richiamarono l’attenzione del CONI e, in particolare, della sua Scuola Centrale dello Sport. Alcuni Maestri dello Sport avevano accessi programmati per rilevare i dati ponderabili ai fini dello sviluppo psicofisico degli studenti che praticavano l’attività nautica. I grandi privilegi di cui godevano i Maestri dello Sport: impiego a livello dirigenziale, libertà di orario, rimborso spese a piè di lista, stipendi decenti assicurati, ecc. misero a dura prova “la volontà” dei marinai di leva che, nel giro di qualche mese, erano passati da insegnanti di educazione fisica nelle scuole statali con relativi orari e stipendi, ad un’attività, senza limiti, nelle palestre di Mariremo, e senza stipendio ma una semplice “paghetta” di poche migliaia di lire. Il tarlo del confronto e della gelosia incominciò a rosicchiare quel “monumento della passione” che si reggeva solo sulla gratifica morale e spirituale. Le conseguenze negative si registreranno negli anni successivi. In aggiunta, negli ultimi anni ottanta, fu introdotto lo straordinario nelle Forze Armate, che cambiò radicalmente lo status del militare. Nei primi anni novanta, lo Stato Maggiore della Marina, trasformò la Nave Sport Mariremo da “Corvetta” a “Incrociatore”. Il Comandante non sarà più un Tenente di Vascello o un Capitano di Corvetta ma un Capitano di Vascello. La storica Caserma Piave, acquisita dalla Marina, rappresenterà la Nuova Unità Sportiva. Un Contrammiraglio inaugurerà la nuova tabella d’armamento. Saranno trasferiti a Mariremo: il Centro Interforze di Vela e Nuoto e il Gruppo Sportivo del Pentathlon Navale. L’attività arranca anche perché, i migliori atleti soggetti agli obblighi di leva sono accolti dai Corpi Armati, quali le Fiamme Gialle, La Polizia di Stato e La Guardia Forestale che operano in Sabaudia. Stipendi e attività sportive subito assicurati. Nel 2005 il colpo di grazia, è sospeso il Servizio Militare di Leva. Si accede al Centro Sportivo Agonistico di Mariremo attraverso appositi concorsi. La legge regolatrice dei concorsi è poco conosciuta e poco propagandata e tutto va al rilento. Mariremo ritorna a essere una “Corvetta”, non armata completamente di quella passione che nutriva la mente e il corpo e illuminava i visi del suo equipaggio degli anni settanta.
Roma 2.12.2011 Antonio Bencardino e Di leo
DICEMBRE 2011 - IL VOLONTARIATO NELL’UNITA’ D’ITALIA Non è facile dare una definizione dell’essere “volontario” e, più specificatamente, del “volontariato”. L’istinto di conservazione guidò l’homo sapiens ad aggregarsi con altri simili, convogliando le volontà individuali in azioni condivise per difendersi dagli elementi che minacciavano la loro esistenza. Ognuno partecipava alla vita collettiva secondo capacità e volontà. Nelle civiltà evolute, il volontariato è basato sulla spontanea volontà delle persone a risolvere i problemi non risolti dalle Autorità pro tempore. Sappiamo quanto i “volontari” abbiano contribuito all’istituzione dell’Unità d’Italia, compiendo atti eroici e mettendo a serio pericolo la propria vita. Oltre centocinquanta anni fa, tanti italiani e alcuni stranieri, soprattutto giovani, parteciparono alle battaglie risorgimentali e ai tanti eventi che portarono all’Unità. Ebbero un ruolo fondamentale le orgogliose spedizioni garibaldine. La più eclatante quella dei mille del 1860. Oltre mille volontari, liberamente, senza alcuna imposizione da parte di chicchessia, salirono a bordo delle due navi, Piemonte e Lombardo, per annettere il regno delle due Sicilie all’Italia, sotto la guida del valoroso e carismatico Patriota Giuseppe Garibaldi. La importate e risolutiva spedizione, oltre che dallo Stato Piemontese, fu finanziata da migliaia di altri volontari. Tra gli equipaggi non mancò la mascotte, Giuseppe Marchetti, che, a meno di undici anni d’età, s’imbarcò insieme al padre Luigi. Il Volontariato italiano è certamente un’eredità del Risorgimento. I combattimenti su più fronti, istituzionali e volontari, comportarono numerosi morti e feriti che, insieme ai tanti ammalati del Regno Unito, sfociarono in una straordinaria emergenza sanitaria. Nacque la Croce Rossa Italiana, fondata il 15 giugno 1864, sotto il nome di Comitato dell’Associazione Italiana per il soccorso ai feriti e ai malati in guerra. Oggi la C.R.I. è presente su tutto il territorio nazionale, e opera in tutte le emergenze quotidiane. Col motto “Primi ad arrivare, ultimi a partire” è sempre pronta ad assistere i bisognosi colpiti da calamità di ogni genere, in Italia e nel mondo. Dalla seconda metà dell’ottocento la fusione tra carità cristiana e solidarietà umana ha dato luogo a numerosissimi “Gruppi Volontaristici”, religiosi e laici, che operano a livello nazionale e mondiale. La mente va, in primis, ai “Medici Senza Frontiere” e al “Telefono Azzurro” che intervengono direttamente per sollevare malati e bambini dalla miseria umana materiale e morale. L’attività di volontariato, giacché libera, gratuita e svolta per ragioni di solidarietà e di giustizia sociale, può essere esercitata individualmente o all’interno di un’organizzazione strutturata per garantire la formazione dei volontari e il loro coordinamento. Le organizzazioni sportive, centrali e periferiche, usufruiscono del lavoro individuale di molti volontari. Le organizzazioni strutturate soccorrono i paesi in via di sviluppo e quelli economicamen e culturalmente più arretrati mediante interventi concernenti il know how e i finanziamenti per accelerarne la crescita e il benessere. Due le grandi correnti di pensiero legate al volontariato: dare ai bisognosi il “pesce” già pescato dai volontari o dare loro la lenza con l’esca e insegnarli a pescare nei loro mari, laghi e fiumi in parte abbondanti di pesce? Spesso, purtroppo, risulta più immediato e meno impegnativo dare il pesce di cui si dispone, creando così delle indissolubili dipendenze, sia nell’ambito locale che internazionale, tra Enti Volontari e assistiti. Non di rado, il volontariato italiano ha fatto registrare abusi e strumentalizzazioni, nel senso che non sempre ha operato in forma GRATUITA, SPONTANEA E PERSONALE, contravvenendo all’apposita legge n. 266 del 1991. Essa regola il volontariato organizzato e istituisce, a livello regionale, i “Centri di Servizio per il Volontariato” che forniscono gratuitamente alle pertinenti Organizzazioni servizi nel campo della promozione, della consulenza, della formazione, della comunicazione eccetera. La legge prevede: la gratuità assoluta delle prestazioni fornite dai volontari in modo personale e spontaneo; divieto assoluto di retribuzione degli operatori soci delle associazioni; le associazioni devono essere rappresentate da persone democraticamente elette nel proprio ambito. Esistono poi tanti Enti parastatali o controllati dalla Chiesa che, sotto la guida di persone nominate e non elette, comprendono al loro interno soggetti che prestano servizio volontario accanto a persone retribuite. In Italia il volontariato è una grande risorsa d’idee e di azioni, fondate sull'art. 2 della Costituzione che riconosce la centralità della persona umana. Ai primordi della società democratica anche la rappresentanza politica era volontaria. Ai rappresentanti andavano le risorse per vivere una vita normale, non distante da quella dei rappresentati. Oggi il divario tra le risorse dei rappresentanti e quelle dei rappresentati è enorme, di misura intollerabile. Da alcune settimane, alla presenza di crisi istituzionali, economiche e amministrative, sentiamo ripetere da più persone del mondo politico e governativo: “Chi ha di più deve dare di più”. Frase fatta per il popolo, non recepita da chi la pronuncia. Il significato della frase, invece, è bene assimilato e attuato dalla gente comune e, soprattutto, dai meno abbienti. A testimonianza di ciò, l’esperienza diretta dello scrivente vissuta sabato 26 novembre 2011, giorno della “Colletta Alimentare” presso “I Granai” di Roma. Con addosso la pettorina del Volontario, distribuivo buste e volantini sui quali spiccava in rosso, “FAI LA SPESA PER CHI E’ POVER Letteralmente il messaggio-invito promozionale era diretto alle persone ricche e benestanti. Nel mezzo della raccolta, si avvicinò una Signora della terza età con due buste: una distinta dal marchio del supermercato, apparentemente riciclata, e l’altra da quello del “Banco Alimentare”, con circa la stessa quantità di merci. La Signora mi diede la busta della colletta, con sguardi e modi, come se mi stesse consegnando un tesoro. Nel depositare nel carrello la merce notai che la donatrice aveva destinato ai poveri un pacchetto singolo di fette biscottate. Rimasi davvero colpito dalla generosità di quella orella che, non so se è vedova, è certamente povera, come appariva dai tratti che distinguono una persona povera di beni materiali ma ricca d’amore per il prossimo. Una scena simile l troviamo nei vangeli sotto il titolo “L’obolo della vedova povera”: Gesù sedutosi davanti al tesoro del tempio, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte. Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino. Allora chiamati a sé i discepoli, disse loro: <In verità vi dico, questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere>” Marco 12: 41-44. Ai tempi di Gesù tanti ricchi gettavano molte monete nel tempio. Oggi gli alti dirigenti e i politici italiani, soprattutto quelli di lungo corso, che percepiscono mensilmente molto di più di quanto gli impiegati pubblici percepiscano in un anno e bon uscite da capogiro, sostituendosi a Dio, lasciano ai poveri l’onere di salvare l’Italia dal fallimento in cui sta sprofondando anche a causa dei loro abusi, soprusi e cattivo governo. Con la stessa speranza dantesca, auguriamoci un loro ravvedimento e che la nostra bella Italia esca dal tetro buio in cui è collassata e ritorni a riveder le stelle. Roma, 20 dicembre 2011 Antonio Bencardino |
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NOVEMBRE 2011 - TASSE NELL’UNITA’ D’ITALIA - Migliaia di anni fa un popolo invasore invece di sterminare gli abitanti del territorio conquistato, li lasciò vivere obbligandoli, però, a lavorare e consegnare parte del frutto del loro lavoro al conquistatore. Questo sistema impositivo consentì l’introito di notevoli ricchezze che, impiegate per sostenere gli eserciti e i funzionari preposti all’erario e all’amministrazione, rese possibile la nascita di grandi Imperi e con essi quelle che oggi chiamiamo “tasse o imposte”, nelle due categorie: “Dirette” e “Indirette”. Il pagamento richiesto delle imposte, spesso a livello insostenibile, provocò la ribellione dei popoli oppressi sfociata nelle secessioni, come quella degli Stati Uniti d’America che si ribellarono alla tassa, imposta alle colonie, dal Re Giorgio III d’Inghilterra, sull’importazione del tè. Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Gli americani, riconoscendo l’indispensabilità delle “tasse”, le confermarono rivoluzionandone il concetto; le tasse, non imposizione arbitraria dell’Autorità Governativa, ma quale idoneo mezzo per finanziare il bene comune. Un’apposita assemblea decideva quali fossero le spese comuni necessarie e il relativo importo da suddividere tra tutti i cittadini. Anche l’Impero Romano, che aveva sempre più bisogno di soldi per mantenere le proprie legioni e dare al popolo quanto necessario per una vita accettabile, crollò per le troppe tasse che, tra l’altro, indussero molti cristiani ad abbandonare le terre e fuggire nel deserto. Eppure i cristiani avrebbero dovuto pagare le tasse secondo il verbo biblico: “Bisogna stare sottomessi alle autorità, non soltanto per paura della punizione, ma anche per una ragione di coscienza. E’ la stessa ragione per cui pagare loro le tasse” (Romani 13:5-6). Lo stesso Gesù, interrogato sull’argomento tasse, disse: “Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” (Matteo 22:21). Le tasse, di secolo in secolo, si sono consolidate in tutte le nazioni progredite. All’avvento dell’Unità d’Italia, il sistema tributario fu istituito sulle basi di quello vigente nel Regno di Sardegna, ritenuto uno dei meglio ordinati, sebbene tra i più gravosi, dovendo far fronte alle esigenze militari, civili e amministrative del Nuovo Regno. Nei centocinquanta anni dell’Unità d’Italia numerosi interventi governativi hanno modificato e ampliato le fonti dei beni Immobili, Mobili Registrati e Mobili da censire e tassare. Numerose sono le tasse che gravano sul capo degli italiani: Iva, Irpef, Addizionale regionale, Addizionale comunale, Accise, tassa sulla casa, sull’auto, della salute, eccetera. In pratica la voce ”tassa” accompagna la vita dei “comuni cittadini” in ogni loro gesto: accendono la luce, aprono i rubinetti dell’acqua e del gas, magari solo per prepararsi un caffè o svolgere qualsiasi altra azione, che fa scattare l’Iva o altre imposte sulle rispettive bollette da pagare. Il sentimento di antipatia per le tasse è stato sempre vivo nella storia dei popoli e ancora di più in Italia ove la fedeltà fiscale del contribuente è molto bassa, come sono bassi sia l’azione di prevenzione e contrasto all’evasione, sia il livello dei servizi e dell’assistenza al cittadino contribuente. Solo i dipendenti pubblici, in parte anche i privati e i pensionati pagano le tasse fino all’ultimo centesimo di euro. A parte il sentimento religioso e l’onestà di alcuni di loro, sono obbligati a pagarle, indipendentemente dalle loro più o meno critiche situazioni famigliari. Purtroppo, per mille motivi, non “tutti” pagano. Alcuni illustri studiosi ed economisti sostengono che il sistema più idoneo a migliore la fedeltà fiscale del contribuente sia avere poche imposte, chiaramente definite e di controllare che siano pagate. In Italia non è così, le imposte sono tante e confuse. Pagare le tasse resta un dovere e un obbligo morale di ogni cittadino ma chi riesce ad evaderle è spesso considerato un “furbo” degno di rispetto. Siamo costretti a rispettare i nostri Governi e i parlamentari che, dall’oggi al domani possono imporre ai cittadini qualsiasi tassa o sacrificio, mentre loro ne restato esclusi. L’articolo 53 della nostra Costituzione recita: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. L’art. 75 sancisce, invece, che: “Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratifiche trattati internazionali”. La costituente approvò quest’ultimo articolo col chiaro intento di evitare che il “popolo” si autoriducesse le tasse togliendo risorse allo Stato, impedendogli così di ben funzionare. Stupisce, però, che agli “attenti” costituzionalisti sia sfuggito di imporre il rispetto dell’art. 53 lasciando ai parlamentari la facoltà di stabilire il proprio stipendio e le esenzioni da tasse e imposte. Com’è arcinoto le tasse sono spesso aumentate non tanto per sopperire alle esigenze dei cittadini (es: ristrutturare scuole o aprire nuovi asili), ma per sostenere l’enorme e abusato costo della politica. I nostri delegati politici, con i loro stipendi che, tra indennità e prebende raggiungono cifre valutabili in dieci, quaranta volte lo stipendio medio di un impiegato italiano, non comprendendo i reali problemi dei cittadini, si comportano come se appartenessero a un altro Stato, non all’Italia. Non sentono il bisogno di studiare e inventarsi sistemi amministrativi e modi migliori di governare per offrire agli Italiani servizi e investimenti più adeguati. Gli Americani e gli Svizzeri possono vigilare sulle amministrazioni dei loro Stati, esistendo in entrambi la possibilità di ricorrere al Referendum. Forse la Svizzera è l’unico Stato Europeo di piena democrazia, dove tutte le leggi, incluse quelle sulle tasse, sono soggette a referendum abrogativo e propositivo. A parte gli abusi nel non pagare e i soprusi nello sprecare risorse da parte di chi ci governa, sarebbe opportuno che tutti i cittadini pagassero le tasse per evitare siano ingoiati in un baratro senza fondo i più deboli e i meno abbienti. La Bibbia è piena di versetti dedicati alle tasse cui furono obbligati più popoli in millenni di storia. Gesù, dopo qualche osservazione che farebbe oggi anche ai nostri governi, invita a rendere allo Stato ciò che è dello Stato, senza ipotecarsi l’anima che appartiene a Dio. Quel “rendere” dovrebbe essere attuale per tutti: per chi è esentato perché prende poco o nulla dallo Stato, per chi paga onestamente per quel che guadagna e, soprattutto per i “furbi” che pagano meno del dovuto o non pagano per niente pur guadagnando molto. Chi non crede in Gesù, ogni tanto si rinfreschi la memoria con la lettura di “a Livella” di Totò e forse si convincerà che pagare le tasse, non intaccherebbe il suo stile di vita, mentre potrebbe alleviare qualche sofferenza ai meno fortunati privi di mezzi di sostentamento. Auguro a tutti noi che la nomina a Senatore a vita del Professor Mario Monti non lo renda vulnerabile e, il Governo sotto la sua guida, riesca a tranquillizzare gli Italiani con spirito di giustizia sociale ed equità, ricordando a tutti i nostri politici che prima di essere “onorevoli” sono italiani e fanno parte di quei “tutti” di cui all’art. 53 della Costituzione. Auguri Italia! Roma, 21 novembre 2011 Antonio Bencardino |
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OTTOBRE
2011 - LA DIGNITA’
NELL’UNITA’ D’ITALIA - Per il dizionario Treccani la parola
“DIGNITA'” significa: “Condizione di nobiltà morale in cui l’uomo è
posto dal suo grado, dalle sue intrinseche qualità, dalla sua stessa
natura di uomo, ed insieme il rispetto che per tale condizione gli è
dovuto e che egli deve a se stesso “. |
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SETTEMBRE 2011 - L’UNITA’ D’ITALIA E IL MERIDIONE
- “La
questione meridionale” |
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AGOSTO 2011
- LA
POLITICA E LA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA NELL’UNITA’ D’ITALIA Dopo l’Unità d’Italia, conclamata nel 1861, la Nazione era dominata da una sorta di “Brigantaggio Moderno” che coinvolgeva vari strati sociali, con connessioni e complicità tra signori e banditi. Le connessioni e la complicità tra politica e criminalità organizzata si sono consolidate diventando il fulcro su cui poggia la vita degli Italiani. Nella seconda metà dell’ottocento, le difficili condizioni economiche e sociali dell’Italia Meridionale spinsero alcune “famiglie”, organizzate in ambito regionale, a confederarsi e dichiararsi paladine dei deboli promettendo loro la difesa a oltranza Nacquero “Cosa Nostra” in Sicilia, la “Camorra” in Campania e la “Ndrangheta” in Calabria. Queste tre “Organizzazioni” si autofinanziano attraverso rapine, rapimenti e commercio illecito, con incassi d’importanti somme di denaro. Le loro caratteristiche sono tali da infiltrarsi nelle istituzioni territoriali che, spesso, dominano. Nel giro di pochi decenni hanno invaso tutto il territorio nazionale e non solo. Oggi, da sud a nord, l’Italia è coperta da “Ambasciate” della criminalità organizzata. La politica ha sempre tollerato, se non agevolato, il fenomeno mafioso italiano. Ciò è confermato dai comportamenti tenuti da tutti i partiti che, con sfumature d’idee diverse, hanno seguito la stessa filosofia, portando l’Italia dove esattamente si trova oggi. Tra essi i principali: la DC di Romolo Murri, il Partito Popolare Italiano di Luigi Sturzo, il PCI di Antonio Gramsci, seguiti da tanti altri nati dai trasformismi, fino ad arrivare ai quattro protagonisti delle ultime elezioni politiche del 2008. Il PDL di Berlusconi e la Lega Nord di Bossi da un lato, il PD di Veltroni e l’Italia dei Valori di Di Pietro dall’altro. Il Regno Unito stentava nell’unificazione ideale, culturale, sociale e materiale degli Italiani. I Liberali, legati alle idee di Cavour, e i Repubblicani, legati a Mazzini, rappresentanti rispettivamente, della Destra e della Sinistra storica, si consideravano gli eredi diretti dei “Padri Risorgimentali”, ma presto ne dimenticarono gesta e virtù, governando l’Italia con assensi e dissensi reciproci, trascurando, se non addirittura sfruttando, il fenomeno malavitoso; lungi dal perseguire gli obiettivi chiari, certi e irrinunciabili, cristallizzati in più parti della nostra Costituzione. Politica e malavita sono cresciute e occupano vigorosamente il nostro territorio. S’inseguono, come i numeri pari seguono quelli dispari, negando ogni contatto diretto e indiretto, nei vari processi che hanno caratterizzato gli ultimi anni della storia italiana. L’inchiesta di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella né “La Casta” mette a nudo la nostra Classe Dirigente e Politica, mentre Roberto Saviano, in “Gomorra” documenta lo spaccato della Società, con dovizia di particolari, sulla criminalità organizzata nel Bel Paese. Già nel 1944, quando la Sicilia fu liberata dagli alleati, si registrarono episodi spesso torbidi, legati a poteri occulti, e rimasti tali fino ai giorni nostri. Dal dopoguerra tra politica e criminalità organizzata s’innescano processi che travalicano la dignità sociale di cui all’articolo tre della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale… E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini”. Quanti di noi possono vantare di avere usufruito pienamente di tali dignità e uguaglianza? L’obiettivo di tutti i leader politici è quello di occupare i Centri Vitali dell’Amministrazione Pubblica e privata. La partitocrazia sazia le loro anime e sviluppa la corruzione, il nepotismo, l’inefficienza eccetera. L’obiettivo dei capifamiglia della malavita organizzata è identico a quello politico: controllare i Centri operativi dell’amministrazione pubblica e privata, mettendo a soqquadro, se necessario, le istituzioni e gli avversari. Per raggiungere e conservare tali mete, la politica si avvale di leggi, varandole ad hoc, con la massima celerità e disinvoltura. Numerosi esempi di leggi dettate dalla “casta” per proteggere e agevolare i propri membri e amici, li troviamo in “SANGUISUGHE” (non c’è miglior titolo azzeccato!), sottotitolo “Le Pensioni d’oro che ci prosciugano le tasche” di Mario Giordano. Intere pagine sono dedicate a senatori che percepiscono vitalizi da nababbo pur non avendo mai partecipato a una seduta senatoriale e a deputati che, pur avendo partecipato a una sola seduta parlamentare, percepiscono, similmente, generosi vitalizi. Non mancano nomi e cognomi di tali personaggi; alla pari sono identificati alcuni Giudici Costituzionali agevolati da leggi e leggine che riducono la prevista permanenza nella pubblica amministrazione da venti anni a nove per consentire a persona politicamente protetta di accedere a un vitalizio di 10.934 euro al mese con una liquidazione di oltre duecentomila euro (Sanguisughe, pag. 77). Il libro è pieno di citazioni aventi per oggetto raccapriccianti donazioni che “prosciugano” le tasche dei cittadini. La malavita, essendo allergica alle leggi, si avvale d’infiltrazioni nelle istituzioni (sono tanti gli Enti Locali che sono stati azzerati per infiltrazioni malavitose), di raggiri e, soprattutto, di armamenti aggiornati all’ultimo modello. Per entrambi, il fine, controllare il territorio minuziosamente e illecitamente arricchirsi, giustifica i mezzi: ingannare i cittadini con promesse elettorali sempre più allettanti e punire, fino alla morte, coloro che si oppongono o fanno resistenza al sistema malavitoso. Qualcosa sta cambiando: la criminalità è combattuta, con successo, dalle Forze dell’Ordine mentre il sistema politico italiano è in avanzato stato d’implosione e la “Casta” ne sta prendendo atto perseguendo inevitabili aggiustamenti. Speriamo bene! Roma, 18.08.2011 Antonio Bencardino |
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LUGLIO
2011 - LE PROVINCE SONO SALVE: CHE SCHIAFFO! CHE BEFFA! |
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GIUGNO
2011 - LE LEGGI ELETTORALI NELL’UNITA’ D’ITALIA |
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MAGGIO
2011 - LA SCUOLA NEI CENTOCINQUANTA ANNI DELL’UNITA’ D’ITALIA Roma, 19 maggio 2011 Antonio Bencardino |
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APRILE 2011 - IL SERVIZIO MILITARE
DI LEVA E L’UNITA’ D’ITALIA |
| MARZO
2011 - GIURAMENTO DEGLI SPORTIVI, DEI POLITICI E DEGLI AMMINISTRATORI Gli sportivi e i politici, pur appartenendo a due mondi diversi, sono obbligati a giurare. Il giuramento dello sportivo, scritto da Pierre de Coubertin che, sin dal 1920, pronuncia l’atleta che partecipa alle Olimpiadi, recita: “A nome di tutti i concorrenti, prometto che prenderemo parte a questi Giochi Olimpici rispettando e osservando le regole che li governano, impegnandoci nel vero spirito della sportività per uno sport senza doping e senza droghe, per la gloria dello sport e l’onore delle nostre squadre.” Dalle Olimpiadi invernali del 1972, fu imposto il giuramento anche al giudice sportivo: “A nome di tutti i giudici e ufficiali di gara, prometto che adempiremo le nostre funzioni in questi giochi olimpici con una completa imparzialità, rispettando e osservando le regole che li governano, nel vero spirito della sportività”. Il giuramento del politico che assume incarichi di governo o di amministrazione è scritto nell’articolo 54 della Costituzione: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge”. Diverse le formule. Per i Parlamentari: “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione”; per il sindaco di città: “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi dello Stato, di adempiere i doveri del mio ufficio nell’interesse dell’amministrazione per il pubblico bene”. Tutti, sportivi, giudici, parlamentari e amministratori pubblici, giurano di rispettare le leggi e i regolamenti, a salvaguardia dell’onore proprio e di coloro che li hanno scelti quali rappresentanti. Quasi la totalità degli atleti e dei giudici rispetta il proprio giuramento; i pochi che violano le regole sono severamente sanzionati: ritiro del premio immeritatamente assegnato, squalifica temporanea o a vita sia dell’atleta sia del giudice che hanno barato, oltre ad eventuali sanzioni pecuniarie. Rispettare le leggi e i regolamenti significa comportarsi bene, svolgere il proprio incarico con lealtà ed onestà secondo le rispettive capacità e i propri talenti. Nel giuramento non vi è alcun cenno al profilo professionale, alla capacità di svolgere una determinata attività, né al rendimento minimo richiesto. Tutti questi elementi sono contemplati nei bandi di gara sportiva e nei concorsi pubblici. Le leggi e i regolamenti scandiscono i comportamenti da tenersi in una società progredita e matura, “erga omnes”, nei confronti di tutti. Passate le invasioni e le dittature nella nostra bella Italia, coloro che difendevano i propri diritti, con dignità e risolutezza, attiravano l’attenzione dei compaesani che, democraticamente, li sceglievano quali loro rappresentanti. Oggi, i nostri rappresentanti politici ci sono imposti. La maggior parte di loro non rispetta la Costituzione e le leggi, né esercita le proprie funzioni nell’interesse della nazione e per il bene pubblico. La maggior parte dei nostri governanti e amministratori violano quotidianamente il giuramento prestato e nessuno impone loro la restituzione degli stipendi immeritatamente percepiti, né il risarcimento dei danni provocati dai loro comportamenti disinvolti. Sugli sportivi è esercitato il giusto controllo e pagano, sui politici no. Questi ultimi costituiscono un mondo a parte, esclusivo per loro. Per gli onorevoli nazionali e locali non esistono crisi mondiali, nazionali o locali. I loro stipendi e indennità, partiti nel dopo guerra con valori onesti e bilanciati, in base agli aumenti votati di solito all’unanimità, hanno raggiunto valori che occupano i primissimi posti nella classifica mondiale, così com’è ai primissimi posti, il nostro debito pubblico. Quanto di questo debito pubblico è da attribuire agli sprechi causati da scelte politiche egoistiche e forsennate? Prendiamo ad esempio la città di Latina gestita da Senatori e Deputati che, ricoprendo a turno la carica di Primo Cittadino, hanno più volte giurato di rispettare la Costituzione e le leggi dello Stato, per il bene della collettività. Mancano circa quarantacinque giorni all’importante appuntamento che vedrà eletto il dodicesimo Sindaco della città. Sarà la dodicesima “olimpiade” di Latina, una corsa, non sportiva ma politica; un corsa ad ostacoli, posti dagli stessi potenziali concorrenti nella loro vita pubblica e privata e si tratta di ostacoli insormontabili. La grande difficoltà che sta vivendo la città consiste nella mancanza di concorrenti credibili. L’ultima municipalità ha fatto crollare tutti i valori in cui la città credeva. Quasi tutti gli “onorevoli” sono risultati, a dir poco, irresponsabili, falsi, litigiosi, egoisti, opportunisti e, soprattutto, logorati dalla sete di soldi e di potere. Una sete di soldi confermata dai diversi incarichi politici ed amministrativi concentrati nella stessa persona e una sete di potere dimostrata dalla condotta quotidiana che i capi, spesso autoelettisi, e quelli che si considerano tali, hanno manifestato ad ogni soffio di autonomia o indipendenza da parte di sindaci o consiglieri, oltre che della città capoluogo, anche dei più piccoli borghi dell’agro pontino ove alcuni vorrebbero tentare di essere fedeli al giuramento. L’imposizione della dipendenza subordinata, nel mondo politico, è divenuta sempre più capillare e, negli ultimi anni, più disattesa. Abbiamo assistito all’istituzione delle Circoscrizioni anche in una città come Latina, dove sarebbe stato sufficiente un mirato decentramento amministrativo, senza gli sprechi connessi alla gestione di unità politiche aggiuntive: presidente, assessori e consiglieri. La vocazione del politico è di creare nuove poltrone, nuovi sprechi a totale carico della collettività. Per quarantadue anni, dal 1951 al 1993, la città è stata governata da otto sindaci della Democrazia Cristiana e dal 1993 al 2010, da altri due Primi Cittadini del Centro Destra di provenienza AN, FI, poi PDL. Nel 2010 con l’implosione del PDL, i consiglieri di FI sfiduciano il sindaco di AN. Dal 13 maggio 2010, la città di Latina è guidata, per la prima volta, da un Commissario Straordinario. Vergogna e disapprovazione, ma tant’è. Il PDL non riesce ad esprimere una candidatura credibile; la lotta intestina supera ogni accordo, ogni buon senso, una qualità che non dovrebbe mancare, soprattutto in coloro che si dichiarano cristiani. San Paolo parlando della sua missione dice “… mi sottopongo a dura disciplina e cerco di dominarmi per non essere squalificato proprio io che ho predicato agli altri” (I Corinzi 9: 27), ma è un’altra storia. San Paolo non aveva parenti e amici da sistemare, si accontentava di poco perché amava il prossimo come se stesso: era un vero cristiano. I politici che per sessanta anni hanno predicato bene e razzolato male, sono tutti squalificati perché non hanno saputo dominarsi. Auguri Latina. Roma, 16 marzo 2011 Antonio Bencardino |
| FEBBRAIO 2011 -FAMIGLIA,
PATRIA E NAZIONE AL 150° ANNIVERSARIO DELL’UNITA’ D’ITALIA La famiglia, nucleo primario della società, negli ultimi decenni del 1800 e nei primi del 1900, era allargata e comprendeva nonni, genitori, fratelli, sorelle, cognati e nipoti. La famiglia allargata, normalmente patriarcale, poteva superare anche cinquanta persone di più generazioni della medesima linea familiare. Nella società contadino-artigianale dell’epoca, la famiglia estesa tendeva a essere un’unità prevalentemente autarchica nel senso che i bisogni fondamentali di sussistenza erano soddisfatti al suo interno e l’interscambio con l’esterno era molto ridotto. Tale famiglia costituiva un’unità produttiva e i suoi membri trovavano lavoro nei propri poderi. La direzione dei lavori e il governo degli affari familiari erano affidati ai più anziani, ai patriarchi. I figli erano considerati una vera ricchezza, perché rappresentavano le braccia a disposizione del pensiero dei patriarchi. Nel gioco del diritto-dovere, l’armonia regnava sovrana nell’ambito della famiglia, in base all’affetto collante dei suoi componenti. Il Padreterno era l’unico legislatore e giudice dei nuclei umani così costituiti. I minori lavoravano tranquillamente secondo le loro capacità ed erano tutelati e garantiti, nei doveri e nei diritti, sui beni prodotti. Alla fine del 1800, con l’avvento della società industriale, la famiglia si è trasformata da “unità produttiva” a “unità di consumo”, da “estesa” a ”coniugale” (genitori e figli). La famiglia italiana del ventunesimo secolo è molto ristretta; è composta di: una sola persona per il 28,1%, due elementi il 27,3%, tre il 20,8%, quattro il 17,8% e cinque persone solo per il 5,9%. In Italia, inoltre, la famiglia registra un notevole incremento di matrimoni misti, in cui un coniuge è di cittadinanza italiana e l’altro è straniero. Nel 2008 sono state registrate in anagrafe otre settantadue mila nascite di bambini stranieri, pari al 12,6% del totale dei nati. Se a questi bambini si sommano anche i nati da coppie miste, di cittadinanza italiana, si sfiora quota 100 mila nati da almeno un genitore straniero, corrispondente al 16,7% delle nascite della popolazione residente. Cinque anni prima, nel 2003, la percentuale era soltanto del 9,2%. Si evince da ciò, inequivocabilmente, che la famiglia italiana è mutata notevolmente, nella sua composizione numerica e nella sua genealogia. Le famiglie sono costituite da persone. Le persone che hanno comunanza di origine, di lingua, di storia e che di tale unità hanno coscienza, costituiscono una Nazione. La trasformazione della famiglia stravolge, inevitabilmente, il concetto di Nazione, di Patria e di Stato. I confini geografici della Nazione Italiana, territorio base della Patria, dalla breccia di Porta Pia del 1870, sono rimasti quasi immutati. Diverso è il concetto di Patria che sorge su quel territorio: il pensiero d’amore e il sentimento di comunione che stringe in uno tutti i figli di quel territorio. Per Giuseppe Mazzini, uno dei grandi padri del Risorgimento Italiano, “la Patria è una comunione di liberi e d’eguali affratellati in concordia di lavori verso un unico fine”. Il fondatore della Giovane Italia affermava che: ”Non v’è veramente Patria senza un Diritto uniforme". "Non v’è Patria dove l’uniformità di quel Diritto è violata dall’esistenza di caste, di privilegi, d’ineguaglianze.” La nostra Costituzione ha molti risvolti mazziniani. In questi ultimi anni gli Italiani, pur accettando di buon grado la violazione del diritto costituzionale per quanto attiene, in primis, l’eguaglianza, sono costretti ad assistere a continui attentati alla Patria e alla Nazione. L’ultima aggressione viene dal presidente della Provincia di Bolzano, Durnwalder che, ignorando il trattato di Saint-Germain-en- Laye che annette il Sudtirolo alla nostra Nazione, si rifiuta di partecipare alle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, pur non rifiutando la vita da nababbo a spese dello Stato Italiano. La Patria oggi, nella migliore delle ipotesi, si potrebbe paragonare a quella squadra di calcio nazionale che acquista atleti da altre squadre italiane. Il sentimento di appartenenza dell’atleta alla nuova squadra si manifesta, in tutte le sue espressioni, nel momento in cui la vecchia e la nuova squadra s’incontrano per vincere il campionato. Difficilmente l’atleta che ha cambiato squadra, anche se abbondantemente gratificato dalla nuova, non si senta in colpa nell’assestare un gol alla vecchia. A parte la mancanza di leggi italiane, chiare e unanimi, che regolino l’attribuzione di cittadinanza italiana agli stranieri, difficilmente l’Italiano acquisito si stacchi completamente dalla Patria d’origine per integrarsi, anima e corpo, in quella acquisita. Il problema intimo d’identificazione del cittadino esiste in un mondo proiettato verso la globalizzazione totale. Infatti quasi tutti i nostri governanti, per scelta o per ignoranza, nei loro discorsi, pubblici e privati, per designare il territorio su cui operano, lo Stato che rappresentano e la Patria di cui fanno parte, usano il termine generico “paese”, ignorando quelli legittimi di: Italia, Nazione, Patria e Stato. Lo Statuto Albertino del 4 marzo 1848 proclamò il “Regno d’Italia”; un secolo dopo, il 1° gennaio 1948, la Costituzione proclamò che l’Italia è una Repubblica. Oggi, dopo un secolo e mezzo d’onorata nomenclatura, l’importante nome, vecchio di millenni, Italia, che finalmente definisce, in maniera chiara una Nazione, uno Stato e una Patria, è stato degradato in quello di “paese”. Riusciranno le celebrazioni dell’anniversario dell’Unità d’Italia a ritrovare il senso della Patria in tutti noi Italiani, se non altro, per riconoscenza verso tutti i nostri avi che per lei hanno immolato la loro vita? Roma, 18 febbraio 2011 Antonio Bencardino |
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GENNAIO 2011 - DEBITO
PUBBLICO PIAGA NAZIONALE |
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DICEMBRE
2010 ROVINOSA
FUSIONE TRA DISOBBEDIENZA CIVILE E STRUMENTALIZZAZIONEZIONE POLITICA |
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novembre
2010 - COSTUME ITALIANO E DISOCCUPAZIONE GIOVANILE
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ottobre 2010 -
Una
nota di Antonio Bencardino |
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SETTEMBRE 2010 - L’AZIONE POLITICA E’ NAUFRAGATA NEL GIOCO
“GUARDIE E LADRI” |
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AGOSTO
2010 - LA SPERANZA (SPESSO IN LETARGO) E’ L’ULTIMA A MORIRE |
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Luglio 2010 -
CONTROLLI PER SCOVARE I FALSI INVALIDI. COSA FARE PER SCOVARE I
FALSI VALIDI? Il notevole aumento della spesa pubblica per le prestazioni d’invalidità civile è, da qualche tempo, in primo piano mediatica. Sotto accusa i FALSI INVALIDI. Cristiano Gori, esperto di politiche sociali, in una sua relazione, pubblicata dal Sole24ore, rileva che nel 2009 la spesa complessiva per prestazioni di invalidità civile ammontava a sedici miliardi di euro. E il ministro Tremonti rileva che tale importo, corrispondente a un punto del PIL, dal 2001 al 2009, ha subito un incremento eccessivo essendo passato da sei a sedici miliardi. La spesa è costituita da due parti: la pensione d’invalidità, assegnata a soggetti disabili con reddito basso e l’indennità di accompagnamento, erogata a persone con alto grado d’invalidità e tale da non renderle autosufficienti; incapaci in pratica per lo svolgimento degli atti relativi al loro vivere quotidiano. L’indennità d’accompagnamento non è vincolata né alle condizioni economiche né all’età dell’avente diritto. In Italia, sempre nel 2009 sono state erogate 4,7 milioni di pensioni di invalidità, quattro volte in più che in Germania o in Francia. Il ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, dichiara che “ci sono decine di migliaia di false o non dovute pensioni di questo tipo”. Difatti, da un controllo dell’Inps, su duecentoquattromila pensioni d’invalidità, ne sono false, in media, circa il 15%. La percentuale è più alta nei paesi del sud (a più basso reddito procapite), quasi a significare che le pensioni d’invalidità, in alcune zone d’Italia, sono considerate quali ammortizzatori sociali. Il governo è intervenuto su questa spesa senza controllo e, da quando le domande d’invalidità vanno presentate non più alle aziende sanitarie locali ma all’Inps, sono crollate di circa il 58%, da 350 a 150 mila. Leggendo la relazione di Gori e altri articoli di stampa sull’argomento mi son chiesto chi alimenta questo strano fenomeno e mi sono convinto che la quasi totalità delle false invalidità sono create e supportate dalle raccomandazioni. Queste producono sia i falsi invalidi sia i FALSI VALIDI. I personaggi in gioco sono: raccomandato, raccomandante e raccomandatario. Nelle raccomandazioni conta la natura dei rapporti tra i soggetti coinvolti. Quanto più alti sono gli interressi che legano le parti, maggiori saranno i danni recati alla collettività. Spesso le relazioni tra i soggetti coinvolti nella raccomandazione sono sostenute da trasferimento di denaro e/o altre prestazioni (voti di scambio, consolidamento di potere del raccomandante nella struttura in cui è stato inserito il raccomandato, prestazioni sessuali, gratifiche di varia natura al raccomandatario, eccetera). Le raccomandazioni comportano dei danni sempre e comunque ad altri soggetti perché è ignorata la meritocrazia. Quasi mai si valutano le capacità e il reale curriculum del raccomandato. Le procedure di valutazione o selezione più frequentemente distolte dalle raccomandazioni assediano i concorsi pubblici, le selezioni del personale, i procedimenti di valutazione scolastica o di accesso a un corso di studi, gli esami universitari o di abilitazione professionale e qualsiasi procedura dove si valuta l’idoneità o la competenza di un soggetto in ambito professionale o culturale. Si parte dalla semplice “spinta”, soprattutto, nell’ambito scolastico per arrivare al puro “scavalco” nei concorsi e nelle selezioni. Il ministro Brunetta per combattere la piaga delle raccomandazioni, molto sviluppata negli enti locali, dove opera uno spudorato nepotismo, ha proposto un modello di concorsi pubblici “chiavi in mano”, promettendo agli amministratori sgravi di possibili pressioni dei raccomandanti e risparmio di tempo e denaro. Una seria vigilanza e un costante controllo dovrebbero ridurre, se non abolire concorsi ingiusti, pilotati e manipolati. Certe scelte annullano anni di sacrificio e duro lavoro a favore di chi è senza esperienza, un curriculum vuoto, una capacità mediocre, un impegno scientifico evanescente. La Costituzione della Repubblica Italiana pone i dipendenti pubblici “al servizio della Nazione” il raccomandato potrebbe invece servire l’interesse particolare del raccomandante politico-clientelare venendo tal vota a configurare un rapporto di lavoro subordinato non con l’ente pubblico che eroga la retribuzione, ma con il raccomandante o la sua parte politica. Le raccomandazioni sono da considerarsi in definitiva una vera piaga dell’Italia, che danneggia alle fondamenta il sistema sociale ed economico, incoraggiando la “fuga di cervelli”, minando la competitività del sistema produttivo, favorendo l’inefficienza, gli sprechi e l’illegalità nella pubblica amministrazione e contribuendo a diffondere un’atmosfera di sfiducia e scarsa propensione al lavoro e allo studio. La “spinta” e lo “scavalco” producono nella realtà quotidiana falsi invalidi e falsi validi che danneggiano la produttività e l’efficienza delle strutture, rallentandone la macchina burocratica. Se si riuscisse a depurare i falsi dai veri invalidi civili, questi ultimi ci guadagnerebbero molto e sotto due aspetti: non sarebbero considerati un peso dai cittadini, avrebbero più disponibilità di posti di lavoro (assegnati ai falsi invalidi con una doppia raccomandazione) e più ambienti a disposizione. Chi può valutare quantitativamente i “falsi Validi” e il danno morale ed economico che essi recano alla nostra Nazione? Senza i FALSI ABILI E I FALSI DISABILI l’Italia potrebbe salire ai primi posti nella classifica delle nazioni per virtù, efficienza e correttezza morale e non solo. Gli Italiani si scrollerebbero di dosso l’appellativo di FALSARI per riconquistare quello di “Popolo di Poeti, di Artisti, di Eroi, di Santi, di Pensatori, di Scienziati, di Navigatori, di Trasmigratori”. Roma,
21.07.2010
Antonio Bencardino |
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-- Giugno 2010 - NEL
SEGNO DELLA POLITICA LE PROVINCE ITALIANE NON SI TOCCANONella
Repubblica Romana, tra il terzo e il secondo secolo a.C., il termine
provincia passò gradualmente a significare non più la sfera di
competenza di un magistrato ma il territorio sul quale questi esercitava i
propri poteri. La provincia moderna nasce come Ente locale dotato di
propria rappresentanza elettiva e di un’amministrazione autonoma (Regio
Decreto del 23.10.1859). Dalla nascita al 1915 le province subirono
diverse variazioni legislative che ne regolavano politicamente la
composizione, la vita e le funzioni. Nel 1861 di province se ne contavano
cinquantanove. Nove anni dopo, nel 1870, salirono a sessantanove. Nei
cinquant’anni successivi, dal 1870 al 1920, si ebbe l’incremento di
una sola provincia, essendo passate da sessantanove a settanta unità. La
principale riforma dell’istituto delle province venne con il testo unico
della legge comunale e provinciale del 1915 che raccoglieva la loro lunga
evoluzione regolandone gli
organi costitutivi, i compiti, i proventi e le spese. Il regime fascista
abolì il criterio elettivo nella formazione degli organi provinciali. Il
Rettorato, di nomina regia, sostituì Consiglio e Deputazione. Con il
Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 23 del primo febbraio 1945, le
province vennero ricostruite lentamente in senso democratico. Il numero
delle province dal 1920 al 1941 lievitò del 40%, passando da settanta a
novantotto. I padri costituenti ne bloccarono il numero e, nel 1947, le
province scesero a novantuno, sette in meno. Dal 1954 al 1974 il numero
delle province passò da novantadue a novantacinque. Dal 1974 al 1992
crebbero di otto unità attestandosi su centotre. Nella cosiddetta seconda
repubblica, fino al 2004, le province hanno registrato un incremento di
sette unità, raggiungendo il considerevole numero di centodieci. I
comportamenti e le azioni del politico di oggi traggono origine da due
tradizioni antiche e simili: quella romana dei cliens
– clienti dell’amministratore delle province - e quella germanica
dei fedeli che contornavano il Capo.
Oggi le province italiane, a similitudine di quelle romane, rappresentano
un territorio sul quale i politici esercitano, in maniera libera e
incontrollata, poteri e abusi di ogni genere, tendenti ad ampliare il
numero dei clienti e dei fedeli a
sostegno della ricchezza e della gloria del Capo,
naturalmente, a totale carico della spesa pubblica. Le spese e
l’inutilità delle province sono tali da indurre tutti i vertici
politici, in sede programmatica, a proclamarne l’abolizione. Purtroppo,
una volta al potere tutti dimenticano le promesse fatte. Ed è così che
le Province, seppure inserite nei programmi per la loro abolizione,
restano in vita ed aumentano di numero. Abolire le province
significherebbe cancellare centodieci posti di potere, con circa
cinquemila poltrone tra presidenti, consiglieri e assessori interni ed
esterni ai partiti. Nessun partito vuole rinunciare a queste banche di
voti alimentate dalle ricchezze pubbliche gestite, quasi sempre, con ampie
facoltà discrezionali. Cancellando solo diciotto province con meno di
duecentomila abitanti i partiti perderebbero poco meno di seicento
poltrone. Tutti, senza distinzione di colore politico, ricorrono così a
ogni stratagemma per neutralizzare l’ipotesi di abrogazione della più
piccola delle province timidamente inserita nella finanziaria varata dal
governo. La riduzione del numero dei parlamentari e l’abolizione delle
province, sono stati e restano i due principali cavalli di battaglia
politica. Di legislatura in legislatura, gli italiani devono prendere atto
che la falsità politica davvero non ha limiti. Con buona pace per le
promesse elettorali non mantenute. Roma, 22 giugno 2010 Antonio Bencardino |
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LA POLITICA ITALIANA E LA SCUOLA |
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- Aprile 2010 - QUALE FUTURO DOPO LA GRANDE MAREA DELLE REGIONALI? |
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| - Marzo 2010 - DILETTANTI ALLO SBARAGLIO O FACCENDIERI ALL’ASSALTO DELLA DILIGENZA? | ||||||
| - Febbraio 2010 - Verso le Regionali del 28 e 29 marzo 2010 | ||||||
| - Gennaio 2010 - OGNI COSA HA IL SUO TEMPO | ||||||
| - Dicembre 2009 - E’ COMPLICATO GOVERNARE CON UNA LEADERSHIP IMPOSTA | ||||||
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- Ottobre
2009 - Università a Sabaudia per incrementare Scuola e Sport |
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| - Agosto 2009 - LE PORTE DELLA POLITICA, COME QUELLE DEL PARADISO, SI APRONO SOLO DALL’INTERNO. | ||||||
| - Luglio 2009 - SABAUDIA TRA APRILIA E FONDI: RINNOVAMENTO O IRREVERSIBILITA’ POLITICA? | ||||||
| - Giugno 2009 - Il diavolo si nasconde nella maggioranza | ||||||
| Precedenti al maggio 2007 AL COMUNE DI SABAUDIA - (2004 - 2005 - 2006) | ||||||
| - Giugno 2007 TEMPO DI SEMINA (Bencardino | ||||||
| -- Luglio 2007 L’Apparire sorpassa l’Essere e l’Avere (Bencardino) | ||||||
| - Agosto 2007 Due sindacalisti – Due Miti (Bencardino) | ||||||
| - Agosto 2007 Su Via Cesare del Piano Piccolo (Bencardino) | ||||||
| - Settembre 2007Sabaudia e Archimede nel 2007 (Bencardino) | ||||||
| - Ottobre 2007 Quanto più la Società è evoluta (Bencardino | ||||||
| - Novembre 2007 Bisogna conoscere bene il passato (Bencardino) | ||||||
| Dicembre 2007 La scuola italiana al 36° posto (Bencardino) | ||||||
| - Gennaio 2008 - VOLONTARIO? SI GRAZIE (Bencardino) | ||||||
| - Gennaio 2008 Sabaudia e lo sport (Bencardino) | ||||||
| 23 24 febbraio 2008 - Concorso artistico per i Campionati di fondo (Bencardino) | ||||||
| - 26. febbraio 2008 - Domenico Di Resta, Presidente della Commissione Turismo (Bencardino) | ||||||
| -- 27 febbraio 2008 -Dal Parlamento Europeo a Sabaudia, Zappalà (Bencardino) | ||||||
| Febbraio 2008 -La tolleranza non è senza limiti (Bencardino) | ||||||
| - Marzo 2008 - La politica è arte o scienza? (Bencardino) | ||||||
| - Aprile 2008 - Riuscirà il nuovo governo a rimettere in moto l’Italia? (Bencardino) | ||||||
| - Maggio 2008 -La meritocrazia nel quarantesimo anniversario della sua scomparsa. (Bencardino) | ||||||
| Giugno 2008 - Sabaudia Nord “Porto Franco” per i costruttori. (Bencardino) | ||||||
| - Luglio 2008 - Un grande programma (Bencardino) | ||||||
| - Agosto 2008 - I PARTITI POLITICI, I LORO STATUTI E IL CAPORALATO (Bencardino) | ||||||
| Settembre 2008 - A Pechino gli sport minori hanno salvato l'Italia (Bencardino) | ||||||
| -- Ottobre 2008 - L’onorevolezza degli onorevoli Deputati e Senatori e l’opinione pubblica (Bencardino) | ||||||
| - Dicembre 2008 -Asfalto con l’ombrello (Bencardino) | ||||||
| - Gennaio 2009 - RASSEGNAZIONE IMPOTENZA O GRIDO DI DOLORE (Bencardino) | ||||||
| Febbraio 2009 - "La piscina cede il passo alla farmacia" (Bencardino) | ||||||
| Marzo 2009 - Diritti e Doveri dei Cittadini (Bencardino) | ||||||
| Aprile 2009 - Il bipartitismo e le lista civiche (Bencardino) | ||||||
| Maggio 2009 - Lettera aperta ai cittadini di Sabaudia(Bencardino) | ||||||
| - Aprile
2010 - QUALE FUTURO DOPO LA GRANDE MAREA DELLE REGIONALI? Le elezioni regionali hanno scatenato un vero tsunami politico. Alcuni leader che si sentivano al sicuro sono stati travolti e trascinati in alto mare, altri sono riusciti appena a conservare le posizioni in precedenza conquistate, a volte migliorandole e avanzando in zone più tranquille. Quelli più appoggiati dal governo in carica sono sbalzati su alture rilevanti autoproclamandosi il faro della politica italiana. E’ certo che il governo ne risulta rafforzato e, a parte gli equilibri interni sempre più precari, potrebbe finalmente attuare il proprio programma orgogliosamente presentato alle ultime politiche e sul quale ha ottenuto l’ampia fiducia degli Italiani. Tale fiducia è stata rinnovata nelle urne delle regionali nonostante il pasticcio delle liste e la consistente astensione, circa l’otto per cento rispetto alle elezioni precedenti del 2005 e di oltre il trentacinque per cento assoluto dell’elettorato italiano. Il governo avrà tre anni pieni per realizzare il programma presentato agli elettori. Per ringraziare concretamente tutti coloro che gli hanno dato e confermato la fiducia, potrebbe avviare le riforme, senza indugi e senza dar retta a coloro che pongono mille ostacoli alla loro realizzazione. Occorrerebbe iniziare da quelle più efficaci sul piano economico e che sono state dichiarate condivise da tutti i partiti. Andrebbero abolite le province e ridotto il numero dei parlamentari. Lo Stato ridurrebbe le spese per un importo tra quindicimila e diciottomila miliardi annui, secondo la stima di esperti economisti. Apportando queste due modifiche alla nostra Carta Costituzionale il governo in carica amplierebbe la fiducia degli elettori. Vi saranno indubbie difficoltà: di queste riforme se ne parla da almeno quindici anni e alcuni leader di partito in pubblico promettono “abolire le province e ridurre il numero dei parlamentari” ma una volta in poltrona (governo ed opposizione) si preoccupano solo di attribuire le responsabilità per la mancata attuazione del programma, secondo il classico scaricabarile che, ahimè, contraddistingue le azioni della maggioranza degli uomini politici. C’è molta differenza di veduta tra politici (compresi i governanti pro-tempore) e i comuni cittadini. I primi basano i loro calcoli sul numero delle poltrone di cui sarebbero privati, compresi i voti indotti dagli scranni vuoti delle province. Gli elettori italiani invece mirano verso una consistente riduzione dei costi della politica, soprattutto per accedere concretamente a una riduzione delle tasse. Ciò equivarrebbe a una maggiore disponibilità economico-finanziaria delle famiglie, una maggiore capacità di spesa e conseguente crescita del PIL della Nazione. I politici conoscono bene le aspirazioni degli Italiani e, infatti, in occasione delle varie elezioni politiche o amministrative, tutti i partiti fanno a gara per inserire, ai primi posti, nei propri programmi “l’abolizione delle province”, e la “riduzione del numero dei parlamentari” e quant’altro comporta, le cosiddette “spese inutili”, più volte e da più parti rilevate. Dopo il tangibile astensionismo registrato alle regionali, riuscirà la politica a cambiare la tendenza agli sprechi e agli abusi senza limiti dei numerosissimi rappresentanti dei cittadini italiani? Quale futuro ci aspetta? Roma, 18.04.2010 Antonio Bencardino |
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Verso
le regionali del 28 e 29 marzo 2010 |
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| - Gennaio
2010 - OGNI COSA HA IL SUO TEMPO
- Per l’Italia è arrivato il tempo dell’amore Un sapiente del quarto/terzo secolo a.C. nelle sue riflessioni sulle contraddizioni della vita, dialettiche tra il bene e il male, tra l’amore e l’odio tra la pace e la guerra, cristallizzò tre concetti fondamentali che regolano la vita dell’uomo: ogni cosa ha il suo tempo, ogni cosa al suo posto, il destino dell’uomo (Qoelet/Ecclesiaste: capitolo tre). Il Presidente Silvio Berlusconi, dopo le sue riflessioni sulle contraddizioni del Governo Italiano, dichiara che è il tempo dell’amore e battezza il PDL come partito dell’amore. I generali, i colonnelli, i capitani, i tenenti e i caporali avranno capito il senso delle dichiarazioni del loro Capo? Cambieranno davvero gli atteggiamenti a livello centrale e periferico di coloro che dovrebbero operare, per tenere unite le diverse anime del partito voluto da Berlusconi e Fini? Solo la forza dell’amore verso l’ideale del partito può vincere e legarne le diverse componenti. Gli ideali del partito, secondo Berlusconi, fondamentalmente si rintracciano nel cristianesimo e nel liberalismo. Quindi valorizzazione della famiglia nella società, priorità alla sicurezza, sostanziale sostegno all’iniziativa privata, eccetera. In realtà su questi principi Silvio Berlusconi ha fondato il suo percorso politico sin dal 1994, quando scese in campo, ravvivandoli a ogni propizia occasione. Le volpi della politica di allora, indeboliti o rafforzati da tangentopoli, aderirono al movimento di Berlusconi, apparso subito vincente, senza rinunciare agli steccati che negli anni avevano costruito intorno a loro per difendersi, oltre che dalla giustizia, dal malcontento dei loro stessi sostenitori. Coloro che della politica hanno fatto l’unica professione, l’unico mestiere, come potrebbero accettare sic et simpliciter i principi cristiani che esaltano lo spirito di fratellanza e l’amore per il prossimo in senso universale? Per rispettare questi principi, in primis, dovrebbero accontentarsi dei propri stipendi e dei benefit, certamente sufficienti per assicurarsi un tenore di vita largamente superiore a quello medio italiano ed europeo, ma non adatto per l’arricchimento senza limiti. Nello spirito cristiano le mogli, i mariti, i figli, gli altri parenti e amici dovrebbero conquistarsi il posto di lavoro superando regolari concorsi per merito e non per l’appartenenza a questa o a quella cordata politica. L’amore per il prossimo dovrebbe spingere tutti i delegati politici ad operare per il bene della società nel rispetto della nostra Costituzione. Nell’ambito della lealtà cristiana, il nostro Parlamento dovrebbe restituire la sovranità al popolo, prevista dal primo articolo della Carta Costituzionale. Tutti gli Italiani, soprattutto i loro rappresentanti politici, dovrebbero avere bene impresso nella propria mente l’emblema della nostra Repubblica che rappresenta sana tradizione, vocazione al lavoro, spirito di pace, dignità e forza. Più volte il Presidente Berlusconi si è esposto con programmi di governo basati sugli ideali della forza politica che è in lui, ma i vecchi volponi parlamentari che lo circondano, tranne poche eccezioni riscontrabili nelle persone alimentate dalle gratifiche professionali piuttosto che da quelle politiche, fanno ostruzionismo per l’attuazione dei programmi. Nel partito dell’amore dovrebbe vincere il buon governo, il buon senso e con pieno rispetto del programma approvato, con il voto, dalla maggior parte degli Italiani. Immaginiamo per un istante, quasi per assurdo, che entro la data della prossima tornata elettorale, venissero attuate, in maniera concreta e irreversibile, alcune attività promesse dal governo in carica: eliminazione delle Province, riduzione dei Parlamentari, riduzione degli Assessori e Consiglieri degli Enti Locali (prevista dalla legge finanziaria 2010 e poi stralciata), eliminazione degli Enti inutili, rigoroso controllo dei contributi ai partiti politici e agli organi di stampa ed altre ancora di minore importanza che però, oltre a far risparmiare somme di denaro significative agli Italiani, renderebbero la macchina burocratica più snella, più funzionante. Un risultato che rafforzerebbe il rapporto di fiducia, se non proprio d’amore, tra il Governo e gli elettori. Purtroppo i parlamentari pensano ad altro, trasformano il tempo dell’amore in quello della guerra, per conquistarsi una poltrona presso le Regioni, magari non per occuparla ma per dimostrare i loro muscoli politici. I Consiglieri degli Enti Locali ne seguono l’esempio, cercando di concentrare nella stessa persona più cariche. Per aver indiscussa conferma di quest’abominevole tendenza e per non allontanarsi dal territorio che conosciamo bene, è sufficiente leggere la stampa locale. In bella vista: Parlamentari, Consiglieri provinciali e comunali di Latina, con le armi in pugno pronti alla lotta, anche in famiglia, per conquistare un posto in lista per la regione Lazio . Sabaudia, 25.01.2010 - Antonio Bencardino |
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| - Dicembre
2009 - E’ COMPLICATO GOVERNARE CON UNA LEADERSHIP IMPOSTA La leadership nasce da un processo d’interazione tra individui. Un leader senza carisma e senza autorevolezza non è tale. Negli Enti Locali, dai Comuni alle Province, alle Regioni la Leadership è costituita dai leaders che occupano posti direttivi con l’incarico di guidare le attività loro assegnate e suggerire idee per migliorarle. In alcuni comuni italiani, dai più piccoli ai più grandi, per opportunità legate esclusivamente alla raccolta di voti, si realizzano alcune ammucchiate che difficilmente potranno esprimere una credibile leadership. Si tratta, di solito, di leadership imposta. Alcuni aspirano a svolgere attività da leader senza preparazione culturale e civile, senza alcuna capacità di conduzione. Il livello del leader in politica è indicato dai voti che ciascuno può raccogliere in occasione dei turni elettorali. Non sempre però alla capacità di raccogliere voti, attraverso sorrisi, conoscenze e promesse, corrisponde altrettanta capacità a svolgere degnamente le attività connesse al ruolo istituzionale. Spesso al consenso popolare, di là da ogni merito, sono dati significati che travalicano oltre che il codice civile, quello morale ed etico. Nel medioevo il motto benedettino “ora et labora” scandiva i due momenti delle giornate nelle comunità religiose. Migliaia di monaci, rispettando l’ordine, hanno contribuito in modo determinante ad amalgamare la cultura greco-romana e quella dei successivi conquistatori. I politici pontini non riescono nemmeno a mitigare le differenze culturali e tradizionali dei gruppi di persone che da più parti d’Italia, circa tre quarti di secolo fa, confluirono nell’agro pontino per la nota bonifica. Quali sono i momenti che scandiscono le giornate dei nostri delegati politici? Sono momenti molto confusi, travagliati da litigi e da sete di potere. Intere pagine di giornali sono piene di accuse, reali o inventate, rivolte ad altri membri, spesso della stessa squadra, per non aver preso o aver preso male una decisione, per non aver fatto o aver fatto male una qualsiasi azione. Nonostante i numerosi reati commessi (in primis nell’abusivismo edilizio) i nostri rappresentanti esercitano la difesa ad oltranza per proteggere la poltrona piuttosto che a gestire il presente a favore dei cittadini deleganti. I troppi voti, indipendenti dalla loro provenienza, fanno impazzire, creano una sorta di corazza, tanto più spessa quanto più malefico è il comportamento politico e morale di chi la indossa. Gli effetti sono catastrofici: la legge non è uguale per tutti, le pari opportunità non esistono, i ricchi diventano sempre più ricchi a spese delle categorie più disagiate, i poveri non hanno il minimo indispensabile per sopravvivere degnamente, i posti di lavoro vengono assegnati dai politici al di fuori del tanto decantano merito. E ancora, i posti di lavoro possono essere ampliati o ristretti in relazione non alle reali esigenze operative ma commisurati ai capricci del politico di turno che li gestisce. A Sabaudia, da alcuni anni, tutto tende al peggio. Sono forzati programmi non condivisi dalla maggioranza deputata a governare e non supportati dalle leggi e dai regolamenti vigenti. La maggioranza è divisa su tutto per mancanza di una leadership. L’incarico concordato e assegnato rappresenta il trampolino di lancio per il futuro di chi lo riveste. Non importa come viene svolto l’incarico, la crisi che attanaglia l’Italia e il mondo intero giustifica ogni tipo di fallimento sia del singolo leader sia della pseudo leadership. Il mandato popolare, indipendentemente da come conquistato, induce, ingiustificatamente, a superare ogni legge, ogni regolamento, ogni sensata consuetudine. Le elezioni sono diventate gare all’asta che hanno come oggetto le promesse che i vari candidati espongono accuratamente su programmi e manifesti, ove sono destinate a rimanere, salvo rinnovarle al prossimo turno elettivo. Spiace assistere, dopo mesi di governo, con una maggioranza così elevata, alle rivendicazioni di questo o quel consigliere, di questo o quel gruppo. Sono i cosiddetti anziani della politica che fanno più rumore. Questi invece di agire e operare per il bene dei cittadini, cercano di accreditarsi qualche privilegio in più. Il politico s’illude che nuovi accordi possano cancellare gli effetti di litigi passati, di lotte all’ultimo insulto. Non è così. L’aforisma di Friedrich Nietzsche recita: “Chiunque abbia una volta dichiarato che l’altro è uno stupido, un cattivo compagno, si arrabbia se quello dimostra alla fine di non esserlo”. Sabaudia, 27.12.2009 Antonio Bencardino |
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Ottobre 2009 - Università a Sabaudia per incrementare Scuola e Sport Migliorare e mantenere in buona condizione l’intero apparato psicofisico costituisce un primo obiettivo della pratica sportiva. Altrettanto importante è suscitare entusiasmo e passione nei praticanti e, anche, negli spettatori affinché manifestino sempre un sano spirito sportivo, comportamenti etici e del buon vivere civile. La scuola, a tutti i livelli, dall’infanzia all’università, promuove lo sport. La scuola e lo sport sono i due principali pilastri dell’educazione umana. Sabaudia può considerarsi una città fortunata, sia per il buon livello cui è mantenuta la scuola e sia per lo sport sostenuto ai massimi livelli dalle Forze e Corpi Armati dello Stato. Il nome della città pontina è diventato famoso a livello mondiale per i titoli conquistati dai canottieri e canoisti che si allenano sulle acque del suo contestato lago. Merito principale della Marina Militare che nel 1958 decise di trasferire a Sabaudia la propria rappresentativa remiera che, in precedenza, si allenava a Roma, sul Tevere, per le Olimpiadi del 1960. Nell’ultimo ventennio a ogni elezione politica e amministrativa “l’Università del remo” capeggia nei vari programmi. Le reiterate promesse sono cancellate subito dopo la spartizione delle poltrone e, ripetutamente, gli elettori e gli abitanti dei paesi limitrofi restano delusi: la voce università serve solo per arricchire il programma elettorale. Nessuno dei proponenti ci crede. Manca la volontà di avviare il progetto e con essa una regolare proposta agli organi competenti. Forse è la volta buona. Di recente si è tenuta a Sabaudia una riunione sull’argomento promossa da un partito politico che da diversi lustri schiera propri soggetti nell’amministrazione comunale, con incarichi di assessori, delegati e semplici consiglieri. Hanno partecipato all’incontro esponenti del partito promotore, il Rettore dell’Università La Sapienza di Roma e il Sindaco di Sabaudia. Alla riunione non sono stati purtroppo invitati i rappresentanti delle Forze e Corpi Armati dello Stato che dirigono le attività del remo e della pagaia, cui l’università intende ispirarsi. Questi avrebbero potuto certificare al Rettore il numero degli atleti dei vari sodalizi che hanno dovuto aggiungere all’impegno sportivo il sacrificio di frequentare l’Università di Cassino per conseguire il Diploma Isef e quanti altri vi hanno rinunciato per le difficoltà di sostenere il grande sacrificio. C’è d’augurarsi che da tale riunione, finalmente, sia nato o nasca, un progetto reale per ottenere una risposta definitiva sull’università a Sabaudia: SI o NO, senza rinvii a dopo le prossime elezioni regionali. Nella regione Lazio sono numerose le sedi distaccate della Sapienza. Forse l’attività motoria, l’educazione fisica e lo sport non meritano? Qualora si voglia realmente realizzare una sede staccata dell’università La Sapienza, occorre formalizzare una richiesta ufficiale, ben motivata, mettendo contestualmente a disposizione gli spazi ove collocarla. Semplici sono le motivazioni. Oltre che nella vocazione di Sabaudia ad ospitare importanti manifestazioni sportive e numerosi campioni olimpici, per gli effetti sanificatori, sociali morali ed economici che lo studio e lo sport promuovono. Papa Giovanni Paolo II, in occasione dei numerosi incontri con delegazioni sportive, evidenziò che: lo sport riduce, se non elimina, il disagio sociale, ha l’effetto del grembiule indossato dagli alunni. Sul campo tutti gli atleti indossano la divisa della società, obbligatoria per la maggior parte dei sodalizi. Nello sport c’è sobrietà, il superfluo ha poca cittadinanza, niente eccessi ed esibizionismi indecenti e pacchiani. L’attività sportiva non è solo esercizio di muscoli ma scuola di valori morali e di educazione al coraggio, alla tenacia e al superamento della pigrizia e della trascuratezza. Lo sport non è solo organizzazione sociale, un podio per i più capaci, una vetrina per i campioni, un’azienda ad alta produttività diretta e indotta ma è, soprattutto, un progetto educativo per tutte le generazioni. A livello individuale è il segreto dominio di sé, una tensione crescente verso la perfezione. L’attività sportiva sviluppando e perfezionando le potenzialità fisiche e psichiche dell’uomo, contribuisce a una più completa maturazione della personalità. E’ un linguaggio universale che varca le frontiere delle nazioni, delle razze e della politica. I mezzi di comunicazione sociale rendono universale la conoscenza dei fatti sportivi; esaltando l’emotività dei cittadini, alimentano e diffondono le conseguenti espressioni emulative. Tra le motivazioni della richiesta occorrerà sottolineare come l’Unione Europea consideri lo sport quale importante fenomeno economico e sociale oltre che educativo. Una dichiarazione allegata al Trattato di Amsterdam definisce lo sport come “lievito dell’identità dei popoli”, e il Consiglio Europeo di Nizza (dicembre 2000) ha rilevato che le sue funzioni sociali in Europa devono essere prese in considerazione nell’applicazione delle politiche comunitarie. I Sindaci che si sono alternati nell’amministrazione della città dal 2000 ad oggi, hanno mai pensato alla possibilità di chiedere fondi europei per la realizzazione della “cittadella del mare” anche per metterla a disposizione dei tanti paesi europei che, dagli anni settanta, chiedono di essere ospitati in Sabaudia per gli allenamenti dei propri atleti per le competizioni internazionali ed olimpiche? Coraggio Signor Sindaco faccia i passi istituzionali previsti per realizzare l’università del remo a Sabaudia. Potrebbe essere la volta buona e tutti i cittadini gliene sarebbero grati. Sabaudia, 20 ottobre 2009 Antonio Bencardino |
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Agosto
2009 - LE PORTE DELLA POLITICA, COME
QUELLE DEL PARADISO, SI APRONO SOLO DALL’INTERNO.
I voti
ricevuti sono quelli espressi, nel segreto delle urne, dagli elettori a
favore di ciascun candidato in lista. I voti attribuiti sono quelli che i
“caporali” destinati ai seggi elettorali, attenendosi a precise
disposizioni dei “colonnelli”, assegnano ai candidati della stessa
lista, ovvero dello stesso schieramento politico. Il gioco è diabolico! I
rappresentanti di lista vigilano sulla corretta assegnazione dei voti ai
partiti politici marcati sulla scheda elettorale. Poco importa se, nei
vari passaggi successivi, dalle schede agli elenchi definitivi, per
ripetuti errori, i voti vengano attribuiti a Tizio piuttosto che a
Caio o a Sempronio purché appartenenti allo stesso schieramento. Tacito
accordo? Deve vincere Tizio, questo è l’ordine e Tizio vincerà. I
poveri illusi, ligi al dovere, rispettosi di leggi, regolamenti e statuti,
supportati dall’indiscussa onestà, talvolta acclamata da tanti onesti
cittadini, che non accettano compromessi di ogni genere, sono lasciati
fuori. Nessuno del partito che ha lottato per inserirli nelle proprie
liste li cerca. Il loro ruolo finisce con la pubblicazione dei risultati
definitivi. Per entrare nelle case della politica, di qualsiasi colore, il
neofita deve essere ammesso e per tale ammissione deve rinunciare alle
proprie idee mettendosi a disposizione quale “servo” della famiglia
vincente. Purtroppo le porte delle case politiche sono come quelle del
paradiso: si aprono solo dall’interno. I posti sono pochi e le persone
idonee ad occuparli appartengono a poche famiglie nelle cui mani sta il
destino della città. La volontà degli elettori non conta: votano un
candidato della famiglia a Consigliere Provinciale e poi se lo trovano
Assessore e Vice Sindaco della città. |
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Luglio 2009 - SABAUDIA TRA APRILIA E FONDI: RINNOVAMENTO O IRREVERSIBILITA’ POLITICA? Sabaudia
si trova tra Aprilia e Fondi, due città che da molti mesi occupano le
prime pagine della stampa provinciale di Latina e, spesso, anche quelle
della stampa nazionale. Aprilia era retta dal 22 gennaio scorso dal
Commissario Prefettizio. Fondi nel febbraio 2008 appare terremotata da una
inchiesta avviata dalla Direzione Investigativa Antimafia. Il rapporto
della Commissione d’accesso al Comune di Fondi decreta lo scioglimento
del Consiglio Municipale per infiltrazione della mafia. Il Prefetto di
Latina conferma l’azzeramento del consiglio della città, sede del più
importante mercato orto-fruttifero d’Italia. In un paese normale, lo
scioglimento del Consiglio Comunale sarebbe avvenuto a tempo debito per
consentire alla città di dotarsi di una nuova compagine amministrativa in
occasione della tornata elettorale del 6 e 7 giugno 2009. I vertici
politici provinciali, invece, hanno cercato di smentire il verdetto della
Commissione Antimafia col risultato di trasformare il terremoto in cancro.
Il 13 maggio 2009, a tempo scaduto, ai fini delle nuove elezioni, il
ministro degli Interni confermava ufficialmente lo scioglimento del
consiglio comunale di Fondi. Non è successo niente, all’infuori della
promozione di alcuni politici della città inquisita a consiglieri della
provincia di Latina. Il governo della città di Fondi è diventato, di
fatto, intoccabile, politicamente irreversibile. Le decretazioni del
Prefetto di Latina e quelle del Ministro degli Interni conservano il
valore di semplici annunci. I cittadini di Aprilia hanno reagito al mal
governo della città ponendo la loro fiducia in Domenico D’Alessio;
questi disimpegnandosi dai due poli PDL e PD, ne ha proposto un terzo
basato sulla legalità e trasparenza. I due criteri vincenti di legalità
e trasparenza sono stati palesemente enunciati nelle nomenclature delle
liste che hanno sostenuto la candidatura di D’Alessio a Sindaco della
seconda città della provincia: FORUM
PER APRILIA – APRILIA DOMANI – L’ALTRA FACCIA DELLA POLITICA e
APRILIA FUTURA. Vanno al ballottaggio Ilaria Bencivenni del PDL e
Domenico D'Alessio del Terzo Polo, con netto vantaggio della prima sul
secondo. Poco meno del 20% degli aventi diritto deserta le urne del
secondo turno elettorale. D’Alessio recupera lo svantaggio, raddoppia
l’antagonista, 67,41% contro il 32,59%, ed è eletto Sindaco.
D’Alessio è conosciuto per aver fatto parte del Consiglio Comunale in
più municipalità, sia nella squadra di governo e sia in quella
dell’opposizione. Il neo Consiglio d’Amministrazione di Aprilia non
avrà vita facile, giacché orfano dei due poli: PDL al governo della
provincia di Latina e PD alla Regione Lazio. Forse Sabaudia incorpora in sé
entrambi gli elementi di condotta politica ed amministrativa ufficialmente
riscontrati ad Aprilia e a Fondi. Essendo le tre città sotto la stessa
regia politica, quale destino l’attenderà? Volterà pagina, come ha
fatto Aprilia, scegliendo un nuovo percorso culturale e politico o
continuerà a nutrirsi di palesi compromessi che la condurranno verso il
cancro che ha colpito Fondi? Dio, due anni prima del terremoto, per bocca
del profeta Amos, pastore del villaggio di Tekoa, disse: “Basta! Non
voglio più sentire il frastuono dei vostri canti, il suono delle vostre
arpe. Piuttosto fate in modo che il diritto scorra come acqua di sorgente,
e la giustizia come un torrente sempre in piena” Amos 5:23,24. Come
acqua di sorgente, non come Acqualatina! |
| Giugno
2009 - Il diavolo si nasconde nella maggioranza
Due anni di guerra fredda tra rappresentanti della maggioranza hanno ottenuto l’impensabile risultato di peggiorare la vivibilità della città, reduce della guerra fratricida conclusasi con l’abbattimento dell’amministrazione Schintu. Nonostante la fusione di Alleanza Nazionale e di Forza Italia nel partito unico PDL, i due contendenti alla poltrona di sindaco, riservata al Centro Destra, hanno continuato imperterriti la pazza lotta mostrando entrambi i muscoli attraverso pannelli pubblicitari e articoli di stampa, evidenzianti la criticità politica della città. Solo la nomination dei due protagonisti ha segnato la tregua: uno sindaco l’altro consigliere provinciale. I giochi sono fatti e non ci sarebbe bisogno di votare! Siamo in un paese democratico e i cittadini hanno diritto di votare e il voto è stato espresso dal 77,81% degli aventi diritto. Non pochi per la crescente sfiducia verso i politici che mal governano, a tutti i livelli, le istituzioni. Sabaudia e gli altri enti della provincia di Latina sono ormai affrancati dal sistema: è sufficiente che i “colonnelli”, supportati dal potere economico e da quello politico, decidano e coordinino i “capisquadra” che, come in una gita, alzino i segnali per essere seguiti dalle masse drogate da un passato, di promesse e non solo. Gli elettori esprimono il loro consenso con lo stesso spirito con cui si vota una squadra al totocalcio o si giocano numeri al lotto. Il signor Maurizio Lucci è stato eletto sindaco al primo turno con 7.068 voti pari al 61,34%, ottimo risultato. Anche nelle ultime legislature/municipalità di Sabaudia sono state registrate maggioranze altamente qualificate a favore del Centro destra: Bellassai, Bellassai Bis, Schintu e Maracchioni. Quelle di Bellassai e Schintu sono finite anzitempo per volontà espressa da alcuni consiglieri della maggioranza che, forse, anelavano alla loro personale candidatura a primo cittadino. Il sindaco eletto dispone di ben sedici seggi su venti. Si direbbe una squadra di ferro. E' davvero una squadra oppure si tratta di un’accozzaglia di persone molto distanti tra loro e dal dettato costituzionale e istituzionale? Il 13 giungo 2009 la grande festa indetta dal sindaco in un luogo atipico. Via Principe Biancamano è letteralmente invasa dalle auto. Due serie di fuochi artificiali scandiscono la vittoria. Si bruciano soldi in un periodo di profonda crisi. Cosa si festeggia una partenza o un arrivo? In realtà sono presenti l’uno e l’altro evento. L’arrivo c’è stato per ordine imposto dall’alto della provincia. Le persone festeggiate sono due: il sindaco di Sabaudia Lucci e un consigliere provinciale Secci. Se, per ordine superiore, le candidature fossero state invertite, in questo o in altro luogo, si sarebbero festeggiate le stesse due persone: Secci sindaco e Lucci consigliere provinciale. Le due persone che, in maniera determinante, hanno fatto cadere l’amministrazione Schintu. Pensiamo che il diavolo si annidi nella maggioranza! La falsa partenza del sindaco Lucci se da una parte non promette bene dall’altra potrebbe creare la scossa di cui ha tanto bisogno Sabaudia. Quell’ordinanza sulla navigabilità del lago di Paola, primo atto ufficiale del neo sindaco, annullata dal Prefetto è davvero troppo. Due le possibilità o il sindaco non conosce le leggi o, ancor peggio, se ne frega. Nell’uno e nell’altro caso il prezzo da pagare è indefinito. Un’accurata e opportuna riflessione da parte del sindaco potrebbe essere davvero salutare per la nuova amministrazione e per il futuro della città. I vecchi consiglieri confermati e i nuovi eletti, inclusi gli assessori, potrebbero essere, finalmente, spinti, a confrontare le loro decisioni e le loro azioni al diritto, alle leggi e ai regolamenti, frenando il caos che da alcuni anni regna in città. Sul Parco Nazionale del Circeo e sul lago di Paola si è superata ogni misura: inutili prese di posizioni, dichiarazioni oltre i limiti legali e azioni prive di senso civico. C’è davvero bisogno di una salutare scossa. Sarà sufficiente quella registrata o dobbiamo aspettarci ancora una volta commissariamento ed elezioni anticipate? Caro Signor Sindaco i festeggiamenti sono stati organizzati per ringraziare i cittadini per la rinnovata fiducia a lei e al suo partito. Personalmente ritengo che l’unico modo per ringraziare gli elettori sia quello di governare bene la città. Non deluda i cittadini. Dopo aver percorso, per tanti anni e in più vesti, il territorio comunale sa esattamente dove e come intervenire per migliorarne la vivibilità. Da buon padre di famiglia, favorisca i processi di sviluppo della cultura del diritto e della convivenza civile. Sia imparziale nell’impiegare le risorse economiche della comunità. Promuova la partecipazione dei cittadini alla vita attiva della città, garantendo loro le pari opportunità. E’ suo dovere rendere il comune la casa di tutti e di favorire la partecipazione. Signor Sindaco promuova la salutare vigilanza reciproca tra i membri della sua municipalità per porre rimedio a eventuali errori. Non gara ma partecipazione sinergica tra tutti i consiglieri, inclusi, per quanto possibile, anche quelli che rappresentano l’assai limitata opposizione. In bocca al lupo. Sabaudia, 20 giugno 2009 Antonio Bencardino |
- THE CORE: MIRANDO IN ALTO SI CRESCE
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THE CORE: MIRANDO IN ALTO SI CRESCE “Non
è semplice fondare un'associazione di canottaggio,specialmente a
Sabaudia”. Nonostante le difficoltà per trovare un luogo adatto per
poter fondare una nuova realtà, per poter fronteggiare i classici
problemi burocratici e la forte “concorrenza” delle società militari,
la The Core sta crescendo pian piano con i suoi allievi. “Puntiamo
specialmente sulla squadra giovanile, abbiamo quattro ragazzi (10-11 anni)
che speriamo di portare avanti nel tempo, sino all'agonismo, più altri
allievi divisi nelle varie categorie”. Sono le parole di Francesca Zito,
giovane presidente di questo sodalizio che non si sottrae alle domande del
cronista per presentare una realtà sportiva nata nel 2004. Questa
associazione, però, non è sprovvista di una “storia sportiva”, poiché
ha già partecipato a regate e campionati
con atleti che hanno sempre ben figurato. Inoltre la sua capacità
organizzativa in competizioni di livello è comprovata dalle esperienze
maturate nelle ultime annate: il campionato “ragazzi” del 2007, che ha
nuovamente inserito il bacino di Sabaudia nel circuito dei grandi eventi,
e il “Campionato Società” del 2008.
Le mire sono abbastanza alte, grazie anche ad un
Consiglio Direttivo composto da
persone con un glorioso passato nel canottaggio, tra cui il
campione Alfredo Bollati. La
sua esperienza risulta spesso determinante in tutti i settori societari,
ma l'autentica passione sportiva dei soci, che hanno materialmente
contribuito alla costruzione della The Core, non è da meno. Con
determinazione hanno realizzato un sogno che sembrava impossibile: quello
di fondare una società remiera su un vecchio rudere circondato da rovi e
rifiuti. Con pazienza e fatica hanno dedicato il tempo libero per
dedicarsi al restauro di una sede fatiscente ed attrezzarla anche per i
portatori di handicap. Va sottolineato, al proposito, che grazie alla The
Core il campo di regata di Sabaudia è ufficialmente agibile anche per gli
“adaptives”dopo la bella esperienza del Campionato italiano del 2007.
Quali sono le prospettive future? E' sempre Francesca Zito a rispondere:
“Se si lavora bene i ragazzi vedono i risultati, e ...anche gli
altri saranno attratti dal più giovane circolo di Sabaudia.”
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| SABAUDIA
75 ANNI
I 75 ANNI DI SABAUDIA Sabaudia è una città giovane, nata 75 anni fa tra la zona delle grandi bonifiche che all'epoca sollecitarono tanto interesse ed il mare, nel cuore del Parco del Circeo. Ed è nel cuore ormai del mondo del canottaggio italiano per l'evolversi di tanti avvenimenti che la portarono al centro dell'attenzione del remo mondiale. E tra le tante ipotesi che scaturirono negli anni sessanta fu anche in predicato quale sede dei giochi olimpici remieri, poi fissata a Castelgandolfo. E fu anche sede di un mai dimenticato avvenimento remiero internazionale che negli ultimi anni di effettuazione ci ricordava lo scomparso giornalista Natale Bertocco, tanto amico di Sabaudia e dei canottieri. Ed ora, grazie anche all'azione congiunta dei centri remieri militari che hanno sempre valorizzato il suo bacino, Sabaudia sta ritornando all'attenzione organizzativa dei canottaggio italiano e chissà anche a più ampio respiro internazionale. E come ogni avvenimento che si rispetti, le Poste Italiane su richiesta del Comune di Sabaudia mercoledì 15 aprile in Piazza del Comune allestiranno uno speciale gazebo filatelico dove dalle 9 alle 19 sarà possibile obliterare la corrispondenza, o documenti celebrativi dell'avvenimento con un particolare annullo ovale. Ferruccio Calegari
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SABAUDIA, GIOVANE CITTA' RICCA DI STORIA E DI STORIA REMIERA Sabaudia – La Città di Sabaudia ha
festeggiato il 75° anniversario di fondazione, una cittadina giovane
quindi, ma il cui territorio richiama importanti riferimenti ad un passato
certamente dai valori importanti. Ed a cura della civica amministrazione
è stata realizzata anche una iniziativa filatelica, con l'uso di una
cartolina celebrativa ufficiale, su cui è riprodotta “Nascita” una
espressione di esaltazione dell'opera degli uomini che l'hanno realizzata
ed un auspicio per le sue fortune, di Corrado Alvaro. Ma per i canottieri
italiani il nome di Sabaudia ha un riferimento ben preciso, di storia
sportiva e nella importante storia del canottaggio italiano. Ed è una
simpatica “città giardino”, con un ottimo rapporto
natura-architettura, con una leggera differenza rispetto alle altre città
sorte nel periodo nella regione, godendo del privilegio di una
connotazione turistica senza pari, grazie alla sabbia dorata delle sue
spiagge, alle sue dune e alla natura selvaggia della sua foresta. |
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| VARIE NOTIZIE - Domenica 24 febbraio 2008 Presentazione gare fondo |
| - febbraio 2008 - Circolo Canottieri Sabaudia apre l’attività |
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FONDO
A SABAUDIA
LE
FOTO -
1^
serie
(M.P.) - 2^ serie (A.B.) - 3^ serie (Lattanzi) |
| -- Giugno 2008 - 1° PREMIO NAZIONALE DI PITTURA ESTEMPORANEA “Sabaudia tra paesaggio e natura” |
| - Febbraio 2009 - Assemblea sez. Sabaudia ANAOAI |
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LETTERA APERTA AI CITTADINI DI SABAUDIA Cara Cittadina elettrice, caro Cittadino elettore della città di
Sabaudia; i festeggiamenti del settantacinquesimo anno della città sono
ancora in corso. Di secolo in secolo, di progetto in progetto, dopo
numerosi tentativi, la bonifica dell’agro pontino diventava realtà. I
nostri nonni, i nostri padri e alcuni di noi, hanno affrontato enormi
sacrifici, fino a perderci la propria vita, per far respirare questa terra
soffocata dall’acqua. Tra gli obiettivi della bonifica, la fondazione di
Sabaudia. L'amore per il lavoro e quello per la Patria animarono i
valorosi pionieri della bonifica. Grazie al loro generoso impegno, dove
per secoli aveva regnato la miseria e la morte, s’istaurò prosperità e
vita. La terra divenne coltivabile, quasi in una seconda e particolare
creazione. Il
Signor Dio consentì all’uomo di coltivare quel terreno con “ogni
sorta d’alberi graditi alla vista e buoni da mangiare” (Genesi 2: 9) e
gli ricordò “col sudore del tuo volto guadagnerai il pane finché
tornerai alla terra, perché polvere tu sei e polvere tornerai (Gen.
3:19). |
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Diritti e Doveri dei Cittadini La
Costituzione italiana riconosce ai cittadini una serie di diritti: civili,
economico-sociali, politici, religiosi etc. I diritti civili tutelano la
libertà individuale e collettiva. I diritti economico- sociali
comprendono la proprietà privata, il diritto al lavoro, all’istruzione,
alla salute eccetera. I diritti politici garantiscono l’attività
politica attiva e passiva e l’accesso agli uffici pubblici. I diritti
religiosi consentono la libera professione della propria fede. |
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La piscina cede il passo alla farmacia La piscina a Sabaudia?
Venti anni di rinnovato tormento per i cittadini e di logoramento per le
istituzioni. Dalla fine degli anni ottanta, la costruzione della piscina
spicca in tutti i programmi politici di coloro che anelano alla guida
della città. L’importante struttura avrebbe dovuto completare
l’impiantistica degli sport nautici, a costo zero per il comune.
L’abusata nomenclatura di “Sabaudia città dello sport”, nacque come
auspicio, proprio dall’attività remiera importata nella cittadina
pontina dalla Marina Militare, alla fine degli anni cinquanta, a ridosso
delle olimpiadi di Roma. In Agosto 1992 il progetto piscina olimpica
coperta, promosso e sviluppato dallo Stato Maggiore della Marina Militare,
era pronto e finanziato con sette miliari e ottocento milioni di lire.
Mancava il Nulla Osta dei Vigili del Fuoco di Latina e il benestare del
comune. La cosiddetta zona ex Brigantino, in Via Oddone, di fronte
all’allora sede della Scuola centrale Remiera della Marina Militare,
avrebbe ospitato la struttura parzialmente interrata. Il finanziamento era
assicurato dal Comitato Sportivo Militare Italiano nell’ambito del
protocollo d’intesa Forze Armate – CONI ed il sottoscritto partecipò
alla riunione deliberativa in merito su delega dello Stato Maggiore della
Marina. Il finanziamento era previsto in due tranches, senza soluzione di
continuità. Con i primi quattro miliardi si sarebbe realizzata una
piscina funzionante scoperta e con i tre miliardi e ottocentomilioni
successivi si sarebbe completata l’opera. L’opera era politicamente
appoggiata dal Deputato Rodolfo Carelli. La piscina olimpica avrebbe
chiamato a Sabaudia le squadre nazionali, e non solo, consentendo ai
cittadini di frequentarla, almeno per le ore contemplate dalla tipologia
del finanziamento. Con varie motivazioni la costruzione della piscina non
fu appoggiata dai politici locali. Politicamente avrebbe forse fruttato più
come progetto che come opera realizzata. Da alcuni mesi il cavallo di
battaglia politica “piscina” è stato posto in pensione, ormai non ci
crede più nessuno. I cittadini potranno accoglierla, semmai sarà
realizzata, semplicemente come atto dovuto dall’amministrazione.
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| L'assemblea dell'ANAOI ha confermato, per acclamazione, il presidente uscente Fabrizio Malgari alla guida della sezione di Sabaudia. Anche per acclamazione sono stati confermati i tre Consiglieri: Franco Berra, Michelangelo Crispi e Saverio Minervini. Il presidente Malgari ha caldamente sollecitato tutti ad esercitare la massima promozione a favore dell'associazione e in particolare ha chiesto la partecipazione attiva dei sodalizi sportivi che annoverano nelle rispettive squadre atleti olimpici ed azzurri. Congratulazioni vivissime di marcantonio colonna (M.P) |
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HENNAIO 2009 RASSEGNAZIONE IMPOTENZA O GRIDO DI DOLORE? “Cambiano
le stagioni i problemi restano”. Nel
numero di novembre del periodico 6diSabaudia il Generale Salvatore A.
Bellassai evidenzia lo stato di deriva della città di Sabaudia che, più
si addentra nei problemi urbanistici, finanziari, commerciali, culturali,
ambientali, della sicurezza, eccetera, senza mai risolverli, “continua a
rivoltarsi nel letto di spine dei suoi storici problemi”. |
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Venerdì 21 Novembre
2008, mi affaccio al balcone e ritorno indietro nel tempo. Torno agli
anni verdi della mia vita a bordo delle navi militari; su quelle Unità
che partecipavano alle complesse e lunghe esercitazioni interalleate. Le
Navi erano scelte in base alle loro dimensioni, per i rispettivi
armamenti e per il loro nome. Non potevano sottrarsi alla parata finale
e, spesso, ad ospitare il briefing conclusivo dell’esercitazione. Dopo
diversi giorni di navigazione le lamiere presentavano alcuni punti di
ruggine che, ovviamente, ne danneggiavano l’immagine. Il nostromo e i
suoi nocchieri erano sempre pronti a truccare la bella “Signora”:
raschietta, pennello, rullo, pittura
e via. Non importava se piovesse: i marinai indossavano le apposite tute
parapioggia e la nave avrebbe atteso il rientro in porto ove sarebbe
stata sottoposta, bella asciutta e soleggiata, ad un trattamento
ex novo e con tutti i requisiti della tecnica. Si trattava di
un’emergenza e l’emergenza andava gestita al meglio.
Dopo oltre due secoli di
studi e di ricerche sul fondo stradale, sulla composizione
dell’asfalto e dopo i tanti esperimenti sulla sua posa effettuati
dagli ingegneri, il francese Pierre Tresaguet (1716-1796) e lo scozzese
John Loudon MacAdam (1756-1836), nella città di Sabaudia, costruita con
l’architettura razionale, l’asfalto viene applicato senza il benché
minimo raziocinio. Chi farà il collaudo? Chi autorizzerà il pagamento
alla ditta appaltatrice? Quanto durerà l’asfalto? E, in fine, quanti
e quali altri lavori pubblici sono effettuati con simile spregiudicata
approssimazione al di fuori di ogni controllo da parte degli organi
competenti? |
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L’onorevolezza degli onorevoli Deputati e Senatori e l’opinione pubblica Onore? E’ la buona
reputazione acquisita con l’onestà, la coerenza ai propri principi,
la dignità, il prestigio e, soprattutto, la coscienza del valore
sociale e morale delle virtù che l’hanno procurata. Onorevole
significa “degno d’onore”. All’inizio dell’ottocento
l’aggettivo era associato, spontaneamente, senza atti ufficiali a quei
cittadini che, per elezione o per nomina, si erano assunti l’onere e
l’onore di rappresentare e servire i loro simili nella gestione della
cosa pubblica. La principale ricompensa per detti cittadini era
l’onore di rappresentare il popolo. |
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A Pechino gli sport minori hanno salvato l’Italia Il Coni, coadiuvato dalle
Federazioni ha costituito la squadra olimpica destinata a rappresentare
l’Italia nella kermesse olimpica di Pechino: 346 atleti appartenenti a
34 discipline sportive, più i numerosi accompagnatori. In Italia,
travisando lo spirito olimpico originale, le grandi speranze sono fondate
sugli sport professionistici e non sull’atleta. Più capitali girano
intorno ad una squadra più alto è il numero degli interessati, più alta
è l’esaltazione, la strumentalizzazione e la tolleranza. Proprio a
ridosso delle olimpiadi abbiamo assistito agli avvenimenti di Napoli e
Roma collegati allo sport maggiore per eccellenza: il calcio. Treno
assalito da pazzi scatenati, normali passeggeri in possesso di biglietti
ferroviari fatti scendere da coloro che, rifiutandosi di acquistare i
biglietti, devastavano il treno per centinaia di migliaia di euro.
All’ombra del calcio tutto è ammesso. Le autorità autorizzano la
partenza del treno e i teppisti con la falsa divisa dei tifosi possono
continuare, indisturbati, la loro opera di distruzione. Pechino conferma
che è l’atleta a fare la differenza. E’ l’atleta che porta le
medaglie. L’atleta rappresenta, da sempre, l’uomo che lotta per
superare i propri limiti affrontando, con rigore, ogni sacrificio. Quanti
visi coperti di dolori e sofferenze abbiamo visto al termine di una gara,
prima della gioia irradiata dalla vittoria?
Gli sport maggiori hanno
raccolto, in pubblicità e notorietà sulle promesse, prima della partenza
per Pechino, poi sono piombati nell’oblio. Tra gli sport maggiori e
quelli minori stanno le quattro medaglie, una d’oro e l’altra
d’argento nel nuoto femminile e quelle d’oro e di bronzo nella marcia,
rispettivamente, dei 50 km. maschili e dei 20 km. femminili. |
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I PARTITI POLITICI, I LORO STATUTI E IL CAPORALATO I partiti politici, come
ogni altra associazione ufficialmente costituita, fondano la loro attività
sul proprio statuto. Nello statuto sono riportati gli scopi e le finalità
del partito. Sono elencati le modalità e i mezzi da usare per raggiungere
suddetti scopi e finalità. Gli Organi Sociali e quelli di controllo
spiccano in ogni Statuto con le relative attribuzioni. Particolari figure
statutarie sono destinate a vigilare sull’ottemperanza delle norme che
si sono date in sede istitutiva e sull’eventuale opportunità di
aggiornarle sull’onda dei veloci cambiamenti che il progresso
tecnologico e la società impongono. E’ molto interessante ed istruttivo
leggere gli statuti dei partiti politici. A fattore comune hanno gli
articoli che descrivono gli scopi e le finalità. Essi sembrano scritti
dalla stessa mano, con un italiano scorrevole ed elegante, con santi
principi di moralità, spirito di amore universale e, soprattutto, protesi
verso il futuro aperto a tutti e con le pari opportunità sancite dalla
nostra Costituzione. |
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UN GRANDE PROGRAMMA CHE CONQUISTA FINANCHE L’OPPOSIZIONE MA NON DECOLLA Il programma è la definizione del percorso per
raggiungere un determinato obiettivo, in relazione alle risorse
disponibili, delle attività da intraprendere e dei tempi necessari per
realizzarle. Il programma è dunque il punto di partenza con rotte ben
definite per raggiungere gli obiettivi in esso fissati: punto d’arrivo. |
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1°
PREMIO NAZIONALE DI PITTURA
ESTEMPORANEA Grande successo ha
riscosso il Primo Premio Nazionale di Pittura Estemporanea: “Sabaudia
tra Paesaggio e Natura” svoltosi nella città pontina Domenica 1 giugno
2008. Alle otto del mattino i primi artisti varcano l’ingresso
municipale per l’iscrizione e la timbratura della propria tela. Nella
corte comunale di Sabaudia ad attenderli gli addetti del Comitato
Organizzatore presieduto da Antonino Prili con Vicepresidente l’artista
Franco Borretti, Segretario Antonio Bencardino e tesoriere Anna Giovanna
Assorati. Apre la lista dei partecipanti Walter Carturan e la chiude Mauro
Montini, quarantatreesimo iscritto.
Il secondo premio di €
500 è andato all’artista Massimo Papa di Nettuno, il terzo di € 350 -
acquistato da “La Terrazza Ristorante” - a Gino Di Prospero di Latina,
il quarto di € 300 – acquistato da “La Capricciosa Ristorante e
Pensione – a Valerio Libralato di Latina, il quinto di € 250 –
acquistato da “Libri e Collezioni di Alfredo Urbinati – a Fernanda
Freddo di Fonte Nuova, il sesto di € 200 – acquistato da “De Vitis
Ottica” – ad Armando Sodano di Latina, il settimo – acquistato da
“Forno a Legna di Mezzomonte” – a Marco Carloni di Roma, l’ottavo
ed ultimo premio di € 150 – acquistato dal “Signor Aldo Di Maggio di
Sabaudia” – a Luigia Gabrielli di Guidonia. A tutti i vincitori, oltre
al previsto premio, è stata consegnata una targa personalizzata. Dei
diciotto Comuni partecipanti, ben cinque sono stati premiati. Un
ringraziamento particolare va a coloro che hanno riposto la loro fiducia
sia negli artisti che nel comitato organizzatore acquistando i premi, ai
titolari di piccoli esercizi commerciali e ai privati cittadini che con le
loro offerte hanno consentito di coprire il secondo premio di € 500,
rimasto invenduto, e parzialmente le spese di gestione del concorso. |
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Sabaudia Nord “Porto Franco” per i costruttori. Circa
venticinque anni fa nacque il nuovo quartiere denominato “zona 167” e
successivamente anche “zona Sabaudia Nord”. La prima pietra fu posata
avvalendosi della legge 167 del 18 Aprile 1962: “Disposizioni per
favorire l’acquisizione d’aree fabbricabili per l’edilizia economica
e popolare”. Dalla posa di quella prima pietra, che inaugurò
l’apertura del primo cantiere, l’acquisizione d’aree fabbricabili è
stata sempre agevolata ma non per l’edilizia economica e popolare ma per
quella libera ed arbitraria. Quasi un’edilizia franca; edilizia franca
dalle leggi, dai regolamenti, dalle norme e soprattutto dai controlli. Per
rendersi conto di ciò è sufficiente percorrere Via Cesare del Piano, da
Via Principe Biancamano a Via Carlo Alberto. Si incontrano marciapiedi
sottodimensionati con pali dei fili elettrici o telefonici che impediscono
finanche il passaggio, in sicurezza, di un passeggino per bambini;
cantieri sempre attivi che continuano a costruire in maniera disordinata e
compatta. Eppure le leggi esistenti in materia urbanistico-edilizia sono
davvero tante. Le più significative e allo stesso tempo le più
trasgredite sono: Decreto Ministeriale del 2 aprile 1968 n. 1444 che
detta, tra l’altro, precise
norme sui limiti inderogabili di distanze da rispettare tra fabbricati e
tra essi e le strade, legge del 9 gennaio 1989 n. 13 sulle barriere
architettoniche e legge 28 febbraio 1985 n. 47 sulle norme di controllo
dell’attività edilizia e su quella urbanistica.
In
particolare i costruttori che operano in Sabaudia Nord godono,
stranamente, da sempre della copertura politica che rende la zona franca
dai controlli. Copertura politica che manca agli abitanti del quartiere e
con essa la copertura finanziaria. In Sabaudia Nord ogni intervento,
ovvero promessa di intervento, viene somministrato come l’osso al cane.
Le norme esistenti vengono disattese e, ove possibile cancellate. I
controlli effettuati in altre zone della città, di solito sollecitati
dalla parte politica opposta al governo cittadino protempore o per guerre
intestine, hanno spesso trovato gli Amministratori Comunali pesantemente
coinvolti. I controlli sollecitati dai cittadini, che mal sopportano gli
abusi, si limitano spesso a verificare la rispondenza tra il progetto
presentato e la licenza rilasciata dal comune, senza alcun
controllo circa la rispondenza tra la licenza rilasciata e le leggi/regole
in vigore. Peccato, un paese nato con caratteristiche prettamente agricole
è stato trasformato in un centro di speculazione edilizia a danno della
tranquillità dei cittadini residenti. |
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La
meritocrazia nel quarantesimo anniversario della sua scomparsa. Quaranta anni fa
l’Italia viveva il sessantotto, un anno che ha modulato il modo di
vivere e di pensare di molti italiani e ha modificato la vita di tutti. Il
sessantotto pone un sipario tra il passato e il futuro. Nel passato, prima
del sessantotto, il capo famiglia esercitava ancora alcuni poteri
patriarcali. I figli erano educati al rispetto delle gerarchie sia
nell’ambito della famiglia, primo luogo di sviluppo e di crescita dei
bambini, che in quello della scuola. Dall’asilo all’elementare, alle
medie inferiori e superiori ed all’università. L’insegnante, durante
l’orario scolastico, assumeva il ruolo del pater familias e gli studenti
ne rispettavano l’autorevolezza derivante da superiorità morale e
intellettuale. Gli studenti della scuola media inferiore per accedere a
quella superiore dovevano superare i cosiddetti “esami di ammissione”.
All’università il fuori corso era consentito solo ai “figli di papà”
che, grazie alle disponibilità economiche, potevano rinunciare al lavoro
dei figli. Quando gli insegnati entravano in classe tutti gli studenti
scattavano in piedi per dimostrare il loro rispetto e la loro prontezza ad
apprendere. Gli stessi studenti sui pullman, sui treni e altrove, quando
seduti, si alzavano per cedere il posto alle donne in cinte ed alle
persone anziane. Gli uomini cedevano i posti alle donne anche se coetanee,
solo per spirito cavalleresco. A scuola il primo impatto col ragionamento
era rappresentato dalle tabelline da imparare a memoria. Il per, il
diviso, il più e il meno, insieme al mandare a memoria tante poesie,
erano il pane quotidiano dello studente. L’esuberanza dannosa per i
compagni di classe era controllata. La svogliatezza e la poca volontà di
impegnarsi erano corrette stimolando gli allievi con i premi che si
guadagnavano in base alle valutazioni del merito di “lodevole” e
“ottimo”. Purtroppo, talvolta, al posto dell’autorevolezza è
subentrata l’autorità. Alcuni insegnati, privi d’ascendente,
passarono dal ruolo di pater familias a quello di potestà. Il progresso
economico, tra l’altro, causò negli italiani debolezza e rilassamento
dei costumi. Le autorità, dilaniate dalle diverse correnti di pensiero,
lasciarono sempre meno libertà agli studenti. Gli studenti si ribellarono
fino ad assumere atteggiamenti spudorati e distruttivi. Le università
furono occupate dagli studenti che rifiutavano non solo l’autorità ma
anche l’autorevolezza. I più ribelli rifiutavano finanche i consigli
dei genitori, restavano fuori casa giorno e notte e praticavano
liberamente il sesso fino allora considerato tabù. Intervennero i partiti
politici, prevalentemente di sinistra, che pur di conquistare consensi
alimentarono ogni compromesso. Le loro azioni si svilupparono
principalmente nel diritto civile. Nacquero leggi e leggine quasi tutte
svanite a parte lo Statuto dei lavoratori, tuttora in discussione anche
presso i sindacati. Fare una legge non costava e non costa nulla (oggi si
parla di abrogare migliaia di leggi inutili). Mentre per sostenere le
riforme delle strutture economiche e sociali c’è bisogno di denaro.
Inneggiare ai diritti senza parlare di doveri è accattivante e attira i
giovani sempre più idiosincratici per i doveri. Si lottò per
l’eguaglianza ma si usarono armi che uccisero il merito. Con discorsi
plebiscitari e di parte si spinsero i giovani verso un’incontrollata
disobbedienza. Il sessantotto ha trasformato il “popolo di poeti,
artisti, eroi, santi, pensatori, scienziati, navigatori e di trasmigratori”
in tanti naufraghi alla deriva. Tutti uguali, tutti capaci, tutti hanno
diritto a diplomarsi e a laurearsi. Tutti; per gli incapaci, i ciucci e
per chi non ha voglia di studiare si ricorre al voto politico,: il sei o
il diciotto. Voto appunto politico perché di sociale non ha nulla. Inizia
una rincorsa al ribasso culturale. I profili scolastici vengono ridotti al
minimo: non riesci ad imparare le tabelline, non sei capace di ragionare e
gestire le quattro operazioni matematiche; nessun problema, c’è la
calcolatrice. La calcolatrice richiede l’uso di un dito, non c’è
bisogno del cervello. Non è necessario imparare a memoria e sapere. E’
opportuno, nemmeno necessario, aver il pezzo di carta che attesti il
diploma o la laurea (titoli spesso acquistati presso istituti e università
disposti a venderli). Dal marasma inaugurato nel sessantotto e ingigantito
negli ultimi quaranta anni i “naufraghi” si salvano solo se
individualmente soccorsi dai padri e dai padrini. L’Italia è tornata al
vecchio medioevo. Il nepotismo e il clientelismo imperano in tutti i
settori ed in tutto il territorio nazionale. Il talento e il merito sono
stati azzerati. Le uniche scialuppe di salvataggio sono rappresentate dai
legami di parentado e politici. Non è una novità che i figli dei notai,
degli avvocati, dei medici, dei farmacisti, degli imprenditori, dei
manager ecc. possono facilmente accedere ai rispettivi albi professionali,
indipendentemente dai loro talenti e dai loro meriti. Le scialuppe
clientelari fornite dai politici portano in salvo molti, moltissimi
disperati ma non tutti. Qui riappare il concetto del merito: non quello
dell’individuo che è alla ricerca di un lavoro, di un impiego, bensì
il merito, vero o falso, del politico di riferimento. I politici
gestiscono le assunzioni che vanno dagli amministratori delegati, ai
manager industriali, ai direttori di grandi imprese, fino ai concorsi per
vigili urbani o per spazzini, oggi detti, nell’ipocrisia generale delle
nuove nomenclature, operatori ecologici. E a Sabaudia? Il paese è
piccolo, tutti sanno e nessuno reclama. Tutti aspettano il proprio turno,
per essere assunti, che per molti non verrà mai. |
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Riuscirà il nuovo governo a rimettere in moto l’Italia? Nella fase transitoria,
dalla caduta del governo Prodi alla campagna elettorale per eleggere il
nuovo parlamento, i principali rappresentanti dello stato, dal presidente
della Repubblica, al presidente del Senato, della Camera e a quello della
Corte dei Conti, tutti hanno pubblicamente ammesso che il mal governo non
ha colori e spazia dall’estrema destra all’estrema sinistra passando
per il centro. Costatiamo che i membri dei primi governi italiani nati nel
dopoguerra erano uniti, se non altro, dal bisogno di migliorare la vita di
tutti assai precaria. E tutti si sono impegnati per creare un ambiente più
sano e una vivibilità migliore per poterne raccogliere i frutti a piene
mani. Oggi i costituzionalisti sprigionano emozioni da tutti i pori quando
parlano delle loro gesta d’amore o di dissenso basati in ogni caso sui
principi in cui allora credevano fermamente. Chi più e chi meno, tutti
loro hanno fatto crescere l’Italia fino al miracolo economico degli anni
sessanta. In seguito i nostri politici si sono ubriacati di benessere e
hanno abbandonato il buon senso, l’amor proprio, la propria dignità,
diventando avidi, assetati di
ricchezza non proporzionata al loro lavoro e alle loro capacità. Di
elezione in elezione gli inganni, le menzogne, le spregiudicatezze sono
stati alla base delle loro rinnovate promesse e quasi mai mantenute. Alla
caduta del governo Prodi, prima dell’apertura vera e propria della
campagna elettorale, tutti i parlamentari dalle televisioni, dalle radio e
nelle piazze hanno denunciato il totale fallimento della politica
italiana, ovvero hanno ammesso il loro fallimento. D’altra
parte se l’unità d’intenti non c’era tra i partiti della coalizione
di governo come poteva esserci tra i loro rappresentanti? |
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La
politica è arte o scienza?
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La tolleranza non è senza limiti La maggior parte dei
dizionari della lingua italiana definiscono la tolleranza come “la
capacità di resistere a condizioni sfavorevoli
o potenzialmente dannose”. Dall’illuminismo, noi occidentali
che abitiamo i cosiddetti paesi evoluti, abbiamo sviluppato il senso della
tolleranza collocandolo in quel positivismo che chiamiamo vivere civile,
ragionevole e pacifico. Si, perché la tolleranza è il fondamento di ogni
convivenza democratica. |
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LE FOTO - 1^ serie (M.P.) - 2^ serie (A.B.) - 3^ serie (Lattanzi) |
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27/02/2008 - Sabaudia - Dal Parlamento Europeo a Sabaudia: un salto all'indietro, per chi, come lui, porta la cittadina pontina nel cuore. È uno Stefano Zappalà sereno e all'insegna degli amarcord quello che si consegna ai taccuini ai margini dei Campionati Italiani di Gran Fondo. Da quasi due lustri parlamentare europeo - eletto nelle fila di Forza Italia e confluito poi nel Ppe - il 67enne politico d'origini catanese non nasconde il profondo legame con Sabaudia, dove ha lavorato per anni nella locale caserma dell'Artiglieria Contraerei. |
| Dopo aver snocciolato i perché del partito unico, nella necessità "di semplificare la politica e migliorare il rapporto coi cittadini", Zappalà non ha mancato di enunciare l'esigenza di passare dal bipolarismo al bipartitismo, “che è poi - ha detto - l'organizzazione politica fatta propria dai paesi più avanzati". Un passato da sportivo nel suo curriculum prepolitico: "avendo frequentato l'Accademia Militare di Modena, ho svolto con buon successo diverse discipline. A Sabaudia ho comandato diversi reparti, dal 1965 al 1973, e a questa città mi legano tanti piacevoli ricordi”. Il quadretto che sortisce dalle dichiarazioni di Zappalà non è poi cosi idilliaco per il centro pontino: tante, a detta dell'eurodeputato, le differenze col passato. Impietosa la sua disamina: "oggi regna una grande confusione nelle varie competenze tra l'Amministrazione, l'ente parco, la Regione e tutte quelle svariate normativa interpretate in maniera eterogenea. Tutto ciò ha fatto si che alcune situazioni si siano modificate e la disponibilità di alcune strutture si sia ridotta. Auspico un futuro più chiaro, in maniera che tutte le bellezze naturali, dal parco al lago, si trasformino in una risorsa e non in un motivo di decadimento. Al giorno d'oggi troppi vincoli fanno si che non vi sia una fruizione compatibile con lo sviluppo, mentre le risorse naturali andrebbero preservate secondo una programmazione che permetta poi alla collettività di trarre benefici dal territorio". Niente canottaggio nel suo passato da sportivo: "purtroppo è una disciplina che pur amando e apprezzando non ho mai avuto modo di praticare; da giovane mi sono dilettato tra l'equitazione e la corsa campestre, ma consiglierei a tutti di entrare a far parte del fantastico mondo remiero". | |
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26/02/2008 - Sabaudia - Un connubio granitico quello tra sport e turismo. Un connubio reiterato nella giornata di domenica 24 febbraio, in occasione del Campionato Italiano di Gran Fondo. Oltre 470 gli equipaggi che si sono misurati lungo il fascinoso bacino lacustre di Sabaudia. In tanti coloro che hanno assistito alle prove direttamente dal Ponte Giovanni XXIII, a testimonianza dell’appeal del canottaggio e della forza attrattiva che lo sport può avere per la ridente cittadina pontina. Tutti questi aspetti non sono passati inosservati agli occhi di di Domenico Di Resta, Presidente della Commissione Turismo della Regione Lazio. |
| Le sue dichiarazioni, ai margini delle regate, sono un vero e proprio inno all'incantevole bellezza di Sabaudia. "Ancora una volta questa città ha confermato di saper abbinare al meglio sport di qualità e turismo. Il canottaggio ha una radice decennale in queste zone e ha da sempre avuto il grandissimo merito di far di Sabaudia un punto di riferimento per il turismo internazionale, facendo da centro catalizzatore anche nelle stagioni meno affollate, in quella sorta di destagionalizzazione del turismo che rappresenta uno degli obiettivi più importanti della fascia costiera laziale. La presenza invernale e primaverile di numerosi equipaggi stranieri non passa di certo inosservata e crea un indotto per tutto il circondario. Certe tendenze vanno capite, apprezzate e, soprattutto, stimolate. Non si può negare che certi sport diano lustro al territorio e il canottaggio rappresenta una sorta di ambasciatore per un Parco Nazionale del Circeo che va sempre più valorizzato. La Regione, in tal senso, sta dando un forte contributo a tali iniziative: abbiamo da poco approvato la nuova legge regionale sul turismo, che punta a valorizzare il settore come sistema totalizzante, partendo dai suoi elementi più importanti, non ultimo lo sport. Nel passato non si sono colte appieno le potenzialità delle attività sportive, ma in questi ultimi tempi stiamo mettendo a punto gli elementi attuativi che vanno nella direzione di migliorare ancora di più il sodalizio sport - turismo. Un turismo moderno e rispettoso dell’ambiente e Sabaudia - conclude Di Resta - può davvero trasformarsi in un centro d’avanguardia dove sperimentare un innovativo progetto di sviluppo turistico". | |
| 21/02/2008 - Sabaudia - Domenica 24 febbraio, sul lago di Paola, si svolgeranno le prime gare di canottaggio di quest’annata. E tra i concorrenti, accanto ai vogatori italiani, sono già inseriti 3 team internazionali, come, Germania, Belorussia e Finlandia, che dispongono di atleti di valore che contribuiranno a rendere più vivace la competizione sportiva. Si tratta di un avvenimento, organizzato dal Circolo canottieri, patrocinato dalla FIC e dalla FITEL, dagli Enti pubblici, Regione, Provincia e Comune di Sabaudia, dal Consorzio di Bonifica di Latina con la collaborazione del Centro Sportivo della Marina Militare, che introduce l’intensa stagione remiera. Il programma prevede che dalle ore 8 alle 9, nella mattinata di domenica, verranno distribuiti i numeri di gara, mentre, alle 8, si svolgerà il peso dei Timonieri delle diverse imbarcazioni. Alle 10-11.15, in base agli equipaggi iscritti, è previsto lo svolgimento del 1° Gruppo Campionato Italiano Gran Fondo; alle 11.15-12.15, sempre in base agli iscritti, è prevista la regata nazionale, aperta agi equipaggi stranieri, con il promozionale del Singolo. Nel corso della manifestazione, alle 11, si effettuerà la premiazione del concorso scolastico artistico “ Canottaggio e Ambiente”, al quale hanno partecipato con molteplici lavori gli studenti delle scuole di Sabaudia. In questo caso si può a ragione parlare della scuola che si avvicina al mondo dello sport remiero. Un’attenta giuria, composta da esperti del mondo artistico e da rappresentanti del mondo sportivo e dell’associazionismo dovranno selezionare i lavori per definire una classifica con la proclamazione dei vincitori dell’edizione 2008. L’iniziativa, sempre guidata dal presidente del Circolo, Antonio Di Criscienzo, si svolge con il patrocinio dell’Assessorato Provinciale allo Sport, del Comune di Sabaudia, della FIC, della FITEL e dell’AEDE provinciale. Poi, alle 11.40, la sezione locale dell’ANAOAI, presieduta da Fabrizio Malgari, premierà alcuni personaggi dell’ambiente sportivo marinaro che si sono distinti nei loro ambiti. Le gare proseguiranno alle 11.45, con la partenza della regata promozionale 4 yole “Specialolympics” e, a seguire, alle 12.15, ci sarà la premiazione delle gare per il 1° Gruppo e per la seconda edizione del Trofeo dedicato a Mauro Ceccarelli. Tra le 12.30 e le 14, ci sarà la premiazione del 2° Gruppo campionato Italiano Gran Fondo. Alle 14, infine, si eseguiranno le premiazioni del 2° Gruppo e Campionato Italiano Gran Fondo presso la Torre d’arrivo del Centro Sportivo Remiero della Marina Militare. Di fronte alla giornata organizzata per dare lustro al canottaggio, un’attività che nella località pontina vanta una tradizione consolidata, il delegato comunale allo Sport Giampiero Fogli si è così espresso. “Saluto i vogatori, i dirigenti e gli allenatori delle rappresentative che saranno presenti al Campionato Italiano di Fondo di Canottaggio, che avrà luogo a Sabaudia il 24 febbraio 2008, sullo specchio d’acqua del lago di Sabaudia. Ringrazio inoltre il Presidente della Federazione Italiana Canottaggio, con il quale condividiamo la stessa idea e concezione dello sport. Insieme abbiamo organizzato le gare che si disputeranno a Sabaudia. In un momento delicato come quello che stiamo attraversando, riportare nella nostra città le gare del Canottaggio è motivo di lustro sia per lo sport che per l’Amministrazione, questa iniziativa rappresenta a mio avviso una salutare boccata d’ossigeno per il canottaggio italiano. Gli atleti sono il futuro del nostro paese: dobbiamo, tutti insieme, costruire quelle condizioni che rendano lo sport una vera agenzia educativa”. Gli atleti delle nazioni della Serbia e del Mexico rappresentano inoltre altri due team di atleti di rilievo che in questo periodo si stanno allenando presso il Circolo Canottieri, ma che, non prendendo parte alle gare di canottaggio, saranno quasi sicuramente presenti come osservatori. Mario Tieghi |
| 16/02/2008 - Sabaudia - -
23 24 febbraio 2008 -
Concorso artistico per i Campionati di fondo. E’ il caso
di parlare della scuola che si avvicina al mondo dello sport remiero ed in
questo caso il gemellaggio è già avvenuto da tempo ma si perpetua meglio
in occasione delle gare di voga che si svolgeranno prossimamente a
Sabaudia in occasione del Campionato di fondo di canottaggio, fissato per
sabato e domenica prossimi. “Canottaggio e Ambiente” è infatti il
titolo del Concorso artistico per gli studenti delle Scuole primarie e
secondarie bandito per tale appuntamento sportivo. Gli organizzatori
prevedono, come l’anno precedente, una numerosa partecipazione di
giovani che si esprimeranno per l’evento con i personali lavori sul tema
del concorso. Per le ore 16 di sabato 23 febbraio è stata convocata la
giuria, composta da esperti artistici e da rappresentanti del mondo
sportivo e dell’associazionismo che dovranno selezionare i lavori.
L’iniziativa viene svolta con il patrocinio dell’Assessorato
Provinciale allo Sport, del Comune di Sabaudia, della FITEL e dell’AEDE.
La piena soddisfazione per l’attività messa in campo viene espressa dai
soci del Circolo Canottieri Sabaudia, a cominciare dal presidente Antonio
Di Criscienzo, per il fatto che diversi giovani delle scuole del
comprensorio seguiti dai loro docenti si sono cimentati in un argomento
così attuale.
Mario Tieghi |
Gennaio 2008 -VOLONTARIO? SI GRAZIE, COSA MI DAI IN CAMBIO?Nei mesi scorsi abbiamo assistito ad un braccio di ferro tra alcune associazioni di volontariato e l’amministrazione comunale di Sabaudia. Oggetto del contendere: assistenza al traffico da parte di alcuni volontari a favore degli studenti in entrata e in uscita dagli istituti scolastici, previa corresponsione di un “rimborso spese forfetario” a cura del |