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fIL
CANOTTAGGIO M.M.
IL CANOTTAGGIO DELLA MARINA MILITARE e ………non solo
VISSUTO
DA MARCELLO PESCE
(fotografie
nel testo e al termine della 1^ parte)
IL
CANOTTAGGIO M.M.
PRIMA PARTE
Il 1° marzo 1954 inizia la
mia attività “dirigenziale” presso il Centro Sportivo della Marina Militare
di Roma quale Sottordine al Reparto Rappresentanza e Addetto al Centro Sportivo
della Capitale. Sono impreparato al secondo incarico che, tra l’altro, prevede
la gestione della rappresentativa di canottaggio della nostra Marina che,
all’epoca, si allenava presso la
“Caio Duilio”, un’area sul Tevere sovrastata da un brigantino ormai
fatiscente e già utilizzato per l’addestramento dei giovani marinaretti.
Ero assolutamente impreparato a gestire lo sport, sia pure in seconda
persona e pur con il Comandante
Casari, Direttore del Centro Sportivo, che ce la metteva tutta per istruirmi. Le
uniche mie esperienze sportive, da praticante, risalivano infatti all’attività
in jole da mare esercitata a Brindisi, quando all’età di 14-15 anni
frequentavo il Collegio Navale della G.I.L.
A Roma ritrovo il Capo ginnico Viale che, in Accademia, con i suoi “controincroci”
alla ginnastica mattinale (ore 6,30), aveva contribuito a sciogliere i
muscoletti miei e dei colleghi dopo il breve,
intenso e sospirato riposo notturno nelle camerate.
A Roma conosco Capo Bovo, la persona a cui devo la mia formazione di
dirigente remiero e, soprattutto, l’affezione al canottaggio. E ancora mi
chiedo se e quanto debba essergli grato. E’ indubbio
che la mia carriera militare avrebbe preso un diverso orientamento
qualora non mi fossi imbattuto in questo personaggio impareggiabile che, molto
intelligentemente, riusciva a farti
apparire primo attore di tante
decisioni che, in realtà, erano state da lui già maturate. E’ indubbio che,
nel novanta per cento dei casi, Mario Bovo aveva individuato l’idea giusta.
“Vado al Reparto Cannonieri e misi gli occhi su di un Sottocapo,
certo Mario Bovo, gli faccio la proposta di andare ad allenare questa specie di
ARMATA BRANCALEONE.”
Siamo su Nave Duilio nell’anno 1941 e
riporto alcune note del Capo Ginnico Vasco Giubbi che era stato
incaricato dal Comandante di formare un equipaggio di scappavia da far
partecipare ad una regata tra le Unità della Squadra, la domenica successiva.
“Forse
ignaro della situazione, non pensando alla figura meschina che saremmo andati a
fare, accettò con entusiasmo: anche lui allettato forse dalla bistecca
mattinale riservata agli atleti che facevano attività agonistica. Eravamo al
Lunedì che il Comandante ci aveva ordinato il da farsi. Rimanevano cinque
giorni. Uscimmo insieme il Martedì, Mercoledì, Giovedì, mattina e sera.
L’assieme, il tempo non era male, ma la distanza era enorme, per cui la
resistenza lasciava molto a desiderare. Si presentò così l’equipaggio la domenica mattina alla linea di partenza. Fino
ai mille metri, gli equipaggi incalzati dalle grida degli equipaggi di bordo
stavano quasi alla pari. Ma poi il Duilio incominciava a scadere, tanto che
arrivò ultimo con circa mille metri di distacco su seimila.
“Però questi ragazzi non mollarono, se pur demoralizzati per la
cattiva riuscita della prima regata. Capirono il perché e orgogliosamente si
misero a fare gli allenamenti con molta serietà. Rimpinzati di bistecche,
qualche bicchiere di vino e di
viveri speciali, accoppiati al riposo, la quinta domenica di gara, l’armo
conquistò il primo posto, tra il tifo degli equipaggi.
“Il Comandante, convocatici a poppa, espresse il suo compiacimento ed
il suo elogio.
“Continuammo così primi, secondi, ma mai più ultimi.”
---
Ho voluto riportare uno stralcio dai ricordi di Vasco Giubbi per meglio
delineare le figure dell’estensore
(Giubbi fu poi uno dei realizzatori dell’Ufficio Sportivo della Marina
Militare) e di Mario Bovo. Non é forse superfluo indicare alle attuali
generazioni di Marinai lo spirito, caratteristico delle nostre Navi,
che contribuiva sensibilmente alla coesione degli equipaggi in tutte le
loro componenti. I tempi sono mutati e, forse, lo spirito non è più quello di
una volta. Ma chi scrive, come tutte le persone non più giovani, ha memoria più
del bello e del buono che del brutto e del cattivo.
All’atto della mia destinazione a Roma i Canottieri (quasi tutti
appartenenti al Reparto Rappresentanza) si trasferivano da largo Randaccio (sede
del Distaccamento M.M.) alla Caio Duilio a bordo di un camion attrezzato con
sedili un po' sgangherati, quasi una camionetta, guidato quasi sempre da Bruno
Antonelli, un autista civile della Marina, appassionato sportivo, che nel tempo
si rivelerà prezioso nel trasporto delle imbarcazioni (e non solo di quelle
M.M.) sui vari campi di regata, in Italia e all’estero. Pur non conoscendo
idiomi diversi dall’italiano e dal romanesco, entrò ed uscì dalla R.D.D.,
all’epoca del muro di Berlino, senza eccessive difficoltà. E’
scomparso ormai da molti anni ma è giusto ricordarlo.
Una persona che poi si rivelerà un eccellente collaboratore nel settore
sportivo, conosciuta fin dalla mia prima destinazione a Roma è stata Francesco
Camedda, un giovane Sottocapo Furiere sardo che, dopo tanti anni, ancora mi rimprovera per i tre giorni di consegna elargitigli perché
assente agli allenamenti di pugilato. Ho avuto la fortuna di poter contare sulla
collaborazione di Camedda per molti anni durante
le mie destinazioni a Marisport ed oltre e per tutte le organizzazioni sportive
anche di alto livello, civili e militari.
Un’altra prima conoscenza nel mondo dello sport M.M. è stata quella
del Nostromo Carlo Repetto, tecnico
del pugilato. Avevamo una squadra
di pugilato validissima che, dopo un lungo periodo di addestramento presso la
Palestra C. Colombo, si trasferì in un nuovo locale presso il Distaccamento.
Dopo non molti anni si trovò una nuova sede presso una palestra dello
Stadio Flaminio.
Altre prime conoscenze dell’epoca: il Comandante in 2^ del
Distaccamento Oberdan Greco, appassionatissimo di calcio e da tenere sotto
controllo durante le partite per evitare
sue invasioni di campo causate da provvedimenti arbitrali quasi mai
condivisi; il Tenente di Vascello Ridi, Capo Reparto Rappresentanza ed eterno
giocatore di pallavolo in
campaccio; il Capo Rt Palmieri,
tecnico dei calciatori; l’allenatore della squadra di pallavolo Iommi che, con
Capo Viale, raggiungeva sempre ottimi risultati e, infine, il Tecnico
Armando Nisti preparatore della squadra
di rugby M.M. passata in tre anni dalla serie C alla serie A.
Ho voluto nominare queste persone, oltre che per dare loro un sia pur
breve riconoscimento, per evidenziare come , all’epoca, presso il Centro
Sportivo della Marina Militare di Roma fossero praticate molte discipline sportive e non il solo canottaggio.
(foto IL
CANOTTAGGIO M.M. )
Siamo dunque nel 1954. Nel 1956 ci saranno le Olimpiadi a Melbourne ed
ogni sforzo è proteso verso la preparazione di un otto di Marinai in grado di
rappresentare l’Italia alla massima rassegna mondiale.
Il problema non è di facile soluzione; i canottieri sono, per la maggior
parte, marinai di leva (all’epoca
la leva era di 24 mesi). Alcuni sono giunti al canottaggio completamente digiuni
di qualsiasi sport. In una prima fase, Bovo è affiancato da un Tecnico civile,
il sig. Guerragni che, nel 1955, lascerà la piena responsabilità tecnica al
Capo di Marina.
Per la partecipazione alle Olimpiadi vi sono le selezioni da fare e si
presenta particolarmente agguerrito l’equipaggio dei Corazzieri.
Le selezioni si svolgono con pieno successo dell’armo M.M. con capovoga
Arrigo Menicocci, un Sottocapo Cannoniere che, purtroppo, dopo la partecipazione
olimpica, morirà a Melbourne per un incidente automobilistico. Non sono in
Australia, a Ballarat, per assistere alle Olimpiadi remiere. Dovendo imbarcare,
il 1° agosto del ‘56 me ne vado a bordo del Dragamine Gaggia, in quel di La
Spezia.
---
Credo sia utile fare un passo indietro
ricorrendo ancora alle memorie di Capo Giubbi per
la “Riconquista della Caio Duilio”.
“Cos’era la Caio Duilio? Una palazzina sita in lungotevere Flaminio
adibita durante il fascismo all’opera pre-marinara, gestita anteguerra dalla
Marina. L’otto settembre, il partito comunista, credendosi unico erede del
fascismo, se ne era impossessato.
“La palazzina di tre piani con sottostante campo sportivo e
galleggiante ormeggiato sul fiume, serviva per esercitazioni marinare. A
similitudine dell’Accademia Navale, un brigantino in cemento armato con gli
alberi di bompresso, mezzana a maestra, faceva bella mostra di se; era
l’attrazione della gente che passava sul lungotevere. Un Tenente di Vascello
di cui non ricordo il nome, decorato di medaglia d’argento che nella guerra si
era distinto in missioni particolari, una testa un po' calda, mi convoca, una
mattina.
“Mi propone di andare alla Caio Duilio con una squadra di marinai e,
con la forza, di far sgomberare i comunisti. Alché io mi opposi. “ Mi scusi, abbiamo finito una guerra, ne
incominciamo un’altra? “, dissi. “ Andiamo ad invitarli
democraticamente e con il ragionamento vedrà che sarà più facile”. Infatti
andammo, convocammo il Capo Cellula facendogli capire che la palazzina
apparteneva alla Marina per cui li pregavamo, sia pure temporaneamente, di
ritirarsi sul piano stradale. Così fecero pacificamente.
“Lasciarono libero il campo, il galleggiante ed il secondo piano della
palazzina. Il giorno seguente cinque marinai furono trasferiti alla Caio Duilio
dalla Caserma ed un Nostromo fece la ricognizione di tutto il materiale del
galleggiante che fu inventariato.
“Al Distaccamento fu ricostituita la Guardia Reale, poi
“Rappresentanza”. Una trentina di marinai comandati da un Sottotenente di
Vascello, un Capo Cannoniere ed un Secondo Capo erano preposti ai servizi di
rappresentanza. Guardia al Quirinale, al Milite Ignoto, alle due Camere Deputati
e Senato ed a tutte le cerimonie a cui la Marina doveva essere presente. Questo
nucleo di Marinai, prescelti ai reclutamenti, alti, ben prestanti fisicamente,
nelle ore libere dal servizio, erano impegnati anche nel settore sportivo. Fu
così che, riottenuta la Caio Duilio, iniziammo con alcuni di loro l’attività
del canottaggio. Il galleggiante, ancora con tante barche in buono stato di
conservazione, facilitò il compito per iniziare questa attività.
“Il Sergente Mario Bovo, lasciato
a bordo del Duilio e che aveva portato l’equipaggio dello scappavia alla
vittoria contro le altre corazzate, nel 1941 me lo ritrovo Secondo Capo
destinato all’inquadramento della Rappresentanza a Roma. Fu un piacere per me,
perchè con lui iniziò l’attività remiera nella Capitale. Malgrado le
attrezzature un po' vecchiotte che la Caio Duilio ci offriva, non mancarono i
risultati e, con il nostro esempio, ebbe risveglio sul Tevere l’attività
remiera che la guerra aveva letteralmente sopita.”
---
Nel 1952 due marinai del
Centro Sportivo della Marina Militare di Roma avevano partecipato alle Olimpiadi
di Helsinki. Nell’otto azzurro avevano trovato posto Nuvoli Montanino e Pietro
Attorrese. L’equipaggio era un “misto” Bucintoro-Marina. La precedente
selezione aveva infatti fatto registrare la vittoria dell’equipaggio veneziano
per soli 1/10 di secondo su quello della Marina. A Helsinki
gli azzurri, eliminati ai recuperi, non riuscirono ad entrare in finale.
Interessante notare come, ai Campionati Italiani successivi alle Olimpiadi,
l’otto della Marina conquistava due titoli italiani (Junior e Senior) battendo
il C.C. Saturnia (2°), la S.C. Timavo (3°), la S.C. Bucintoro (4°) ed il C.C.
Ilva (5°). L’equipaggio era composto dai marinai Orlando Parmiggiani,
Montanino Nuvoli, Alberto Marrone, Sergio
Bonaldo, Pietro Attorrese, Oscar Co’, Mauro Lavagni, Gino Boscolo, Vincenzo
Rubolotta (timoniere).
---
1956: Olimpiadi di Melbourne. L’armo
azzurro è composto dai marinai Arrigo Menicocci, Sergio Tagliapietra,
Giancarlo Casalini, Antonio Casoar, Livio Tesconi, Salvatore Nuvoli (fratello di
Montanino vogatore nell’otto di Helsinki), Cosimo Campioto, Antonio Amato e
dal timoniere Vincenzo Rubolotta, unico civile dell’equipaggio.
Si è eliminati in semifinale ed il risultato non è esaltante. Mario
Bovo, Luigi Grappelli (Segretario Generale Onorario della Federazione) ed il
timoniere Rubolotta, quest’ultimo in preda ai noti ed irrefrenabili effetti
del mare mosso, rientrano dall’Australia a bordo di un piroscafo civile ove ha
trovato posto anche la salma di Menicocci. Durante il viaggio, particolarmente
lungo a causa della chiusura del canale di Suez, si fanno progetti alla ricerca
di nuove vie.
A Roma si
avvicendano i Titolari dello Ufficio Sport M.M.- L’Ammiraglio Vocaturo lascia
ed inaugura il posto di Capo Ufficio Collegamento FF.AA./C.O.N.I.- Lo
sostituiscono in successione gli Ammiragli
Bartelletti e Trallori.
Intanto proseguo nei miei imbarchi dall’agosto 1956 al maggio 1959:
Navi Gaggia, Gelsomino, Cormorano e
Flora gettando ogni tanto un occhio all’attività sportiva M.M. e, in
particolare, al canottaggio.
Mi rendo conto anche della carente situazione dirigenziale di questa
disciplina sotto molti aspetti con gravi lacune
che vengono avvertite principalmente dalle Società ed Enti remieri di maggiori
dimensioni. E, qui, vale la pena una digressione.
La Marina Militare, nell’ambito del canottaggio, ha sempre svolto un
ruolo che potrebbe definirsi rivoluzionario perché tendente ad evoluzioni
tecniche e regolamentari senza condizionamenti diversi da quelli che derivavano
da dinamiche dello sport a fronte
di una staticità palesata spesso - ed anche per lunghi periodi - dagli organi
di governo responsabili della specifica disciplina. Tale ruolo, attraverso gli
anni, se ha portato ad alcune fruttuose collaborazioni, ha
palesato difformità di vedute, spesso sostanziali, con la dirigenza del
canottaggio nazionale che, molto spesso, è
apparsa voler difendere l’establishment ben oltre la naturale conservazione
delle tradizioni remieri.
Ora che si è compiuto il cinquantenario di attività della Marina, può
serenamente tirarsi un bilancio su quanto è stato fatto nel corso degli anni.
Ora che centinaia di giovani si accostano in Italia all’attività remiera si
può affermare che una buona parte del merito debba essere attribuito a questa
Forza Armata. Pur nel mutare degli uomini al vertice dello sport militare, sia
pure con diversi comportamenti ed azioni, è stata esplicata
un’azione costante nel tempo secondo
proiezioni nazionali
non limitate ai
pur legittimi interessi M.M.-
Mi
riferisco, più che ai
risultati di eccellenza degli equipaggi, alle collaborazioni poste in
essere con i Cantieri costruttori delle imbarcazioni, agli studi dei tecnici
militari per il miglioramento dei mezzi di allenamento e gara, all’impianto di
una organizzazione medico-sportiva specifica per il canottaggio,
all’introduzione in Italia di nuovi metodi di allenamento e, infine,
all’aggiornamento delle regole federali (1).
D’altronde la situazione dei praticanti è in continuo calo ed i
dirigenti federali si dibattono alla ricerca delle soluzioni con
provvedimenti, spesso, completamente sbagliati. Grande fiducia viene accordata
all’attività della Marina dal Presidente federale Massimo Giovannetti, da
Luigi Grappelli e dal Comm. Giampiero Filippi, Presidente del Comitato Decima
Zona (Lazio, Umbria e Sardegna), quest’ultimo coadiuvato da Luigi Bonati
Segretario dello stesso Comitato e Funzionario civile della Marina.
La Decima Zona sarà quella che, dopo molti anni, riuscirà a capovolgere
la critica situazione numerica del
canottaggio nazionale.
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(1) - Eccellente la collaborazione con il Cantiere Navale
Donoratico per numerose prove di nuove soluzioni: controllo presso la vasca
navale dei vari scafi (oltre al Conte Gaddo della Gherardesca è giusto
ricordare il Comm. Rodolfo Calvello). In campo medico-sportivo
il Capitano di Vascello Medico Carlo Policreti, per
molti anni, ha seguito i canottieri della Marina e della Federazione. La
prima applicazione dei principi di interval training al
canottaggio é avvenuta ad
opera di Marisport con
l’ausilio del Maggiore belga
Raoul Mollet. Le traduzioni dei
testi base del canottaggio tedesco occidentale ed orientale (Rudern) sono
avvenute per iniziativa della Marina. Giuseppe Recchia, appassionato di
canottaggio e di canoa, indipendentemente dal suo incarico di Capo Servizio
Amministrativo di Marisport, ha gettato le basi per la separazione della Canoa
dalla Federcanottaggio attraverso una normativa che, dopo il sofferto
consenso di alcune Assemblee, ha portato alla realizzazione di due
distinte Federazioni.
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Il
17 maggio del 1959 sbarco dalla Corvetta Flora e vengo reimpiegato per lo sport
della Marina. Nel frattempo la rappresentativa di canottaggio è stata
trasferita a Sabaudia presso il Collegio Caracciolo non essendo
più ritenuta idonea la sede di Roma sul Tevere (Caio Duilio) il cui
comprensorio sarebbe stato occupato dal Circolo Ufficiali.
Credo che lo zampino di qualcuno (Bovo?) abbia contribuito a farmi
sbarcare per tornare al canottaggio.
A Sabaudia conosco il Comandante Trallori, poi Ammiraglio, che procede secondo
le linee cui ho precedentemente accennato ma con un carattere di difficile
comprensione. Il Comando del Collegio non è assolutamente entusiasta a ché una
squadra di sportivi sia andata ad intaccare la serena.......tranquillità
di un Ente i cui maggiori problemi erano costituiti
dal morbillo di un ragazzino o dalle proteste di un genitore.
MI trovo tra l’incudine ed
il martello. L’esuberanza degli atleti, le caratteristiche della direzione del
“Caracciolo” ed il carattere dell’Ammiraglio Trallori sono da contemperare
al fatto più importante: le Olimpiadi del ‘60 si svolgeranno in Italia, a
Roma. Tutte le Federazioni, canottaggio compreso, sono impegnate al massimo per
ben figurare e anche la Marina cerca di presentarsi con la barca più
prestigiosa alla massima rassegna quadriennale.
Il
Presidente della Federazione è il torinese Alfredo Boccalatte e si sta sempre
più affermando il C.I.S.M. (Conseil International du Sport Militaire). La
Marina da questo consesso e, precisamente, dal Maggiore Mollet riceve il nuovo
indirizzo sulla preparazione dei canottieri basata sull’interval training e
sull’allenamento in circuito in palestra. Mollet, pur non essendo un esperto
di cose remiere, viene in Italia su invito e con la piena collaborazione di
Marisport e detta un programma di preparazione di caratteristiche, all’epoca,
assolutamente rivoluzionarie rispetto ai sistemi fin allora adottati.
Il programma viene messo a disposizione della Federazione ed il
Presidente Boccalatte, spesso in prima persona, segue, nelle prove ripetute,
l’addestramento degli equipaggi.
L’accettazione del “nuovo” da parte degli allenatori
italiani non è facile: discussioni a non finire, ironie e facezie proprie del
mondo sportivo invece di approfondire ed istruirsi sul sistema. Elio Morille per
il Nord e Roberto Gaetani per il Centro Sud affiancano Boccalatte anche per
vincere queste resistenze.
Ma anche il Consiglio Federale ha perplessità e, infatti, nel verbale di
una riunione (novembre 1959) si legge: “ ....In merito al programma di
preparazione olimpionica esprime il parere di non essere contrario a portare
innovazioni anche ai metodi di allenamento e quindi dichiara di essere propenso
di sperimentare con molta cautela il sistema Interval Training già usato da
molte nazioni, adattandolo opportunamente conforme agli atleti disponibili, non
escludendo di portare tutte quelle varianti che si renderanno necessarie durante
la preparazione degli equipaggi onde evitare di sottoporre gli atleti a sforzi
tali da compromettere il loro stato di massima efficienza in occasione delle
Olimpiadi.” (Ponzio Pilato avrebbe
trovato una migliore soluzione?).
La sede di Sabaudia con il Parco del Circeo, indipendentemente dai miei
problemi con il Comando del Collegio, si presta magnificamente per preparare una
qualsiasi squadra sportiva. Il lago Paola è un eccellente campo di
addestramento per il canottaggio.
I nuovi sistemi di allenamento comportano anche la necessità di disporre
di atleti cui, più che insegnare a vogare, si debba solo correggerne il gesto
in modo che possano esprimersi al meglio nel corso dello specifico
addestramento. Nell’arco di tempo relativamente breve del servizio militare è
sempre più difficile, partendo da zero, formare equipaggi che possano
degnamente competere in ambito internazionale.
Per alcuni giovani canottieri la possibilità di svolgere il servizio
militare, continuando a praticare lo sport preferito con buone probabilità di
affermazioni in campo internazionale, costituisce un eccellente incentivo. All’accoglimento
delle loro domande affluiscono a Sabaudia Vasco
Cantarello e Nazzareno Simonato di Padova, il genovese Giancarlo Casalini, Luigi
Prato di S.Margherita Ligure, Armido Torri di Bellagio, Luigi Spozio, Vincenzo
Prina di Varese ed il toscano Paolo Amorini.
Siamo nel 1960 e l’otto della Marina deve superare le numerose prove di
selezione prescritte, anche se non sempre chiaramente indicate, dalla dirigenza
federale. La Moto Guzzi di Mandello Lario, i Livornesi ed i Veneziani sono gli
avversari da superare. L’Ammiraglio Trallori con Bovo e Pesce sono
costantemente in prima linea affiancati dal medico Policreti.
Alle selezioni di
Milano, nonostante il precario stato di salute del capovoga Cantarello afflitto
da una forte tonsillite febbrile, l’otto della Marina ha la meglio sugli altri
equipaggi. (2)
Il milanese Guido Siliprandi, Consigliere federale incaricato dell’area
tecnica, si trova allora alle prese con le sollecitazioni dell’industria di Mandello
Lario aspirante a formare la barca ammiraglia con i propri atleti. La Marina
reclama il suo buon diritto di partecipare alle Olimpiadi con il suo otto
vincitore della selezione di Milano.
Conclusione: la Federazione stabilisce l’ultima, definitiva selezione a
Castelgandolfo per la designazione dell’otto da far partecipare
alle Olimpiadi romane.
Castelgandolfo, ultima selezione. Vince l’equipaggio della Marina. Alla
richiesta di effettuare una nuova
ulteriore prova il Capo Ufficio di Marisport Trallori replica al Presidente
federale Boccalatte dichiarando che la Marina non avrebbe effettuato altre
selezioni “non essendo interessata alla vendita di alcun prodotto
industriale”. La presa di posizione è determinante ed il Consiglio
Federale decide per la partecipazione dell’otto della Marina alle Olimpiadi
romane mentre la Moto Guzzi vi parteciperà con il 4 con.
L’equipaggio, con i marinai Vasco Cantarello, Nazzareno Simonato, Luigi
Prato, Luigi Spozio, Paolo Amorini, Armido Torri, Vincenzo Prina, Giancarlo
Casalini e Giuseppe Pira si
classifica sesto nella finale olimpica di Castelgandolfo. (3)
Le Olimpiadi romane fanno registrare la prima affermazione della canoa
italiana con la conquista della medaglia d’argento nella canadese biposto da
parte dei marinai Aldo Dezi e
Francesco La Macchia. All’epoca la Federazione
Canottaggio governava anche l’attività della canoa.
Ultimate le Olimpiadi, ai primi di settembre del 1960, imbarco sulla
fregata Alcione e sulla nave viene trasmessa
la mia pratica personale sulla quale il Comando del Collegio Caracciolo
ha registrato, quasi a
demerito, la mia attività rivolta alla difesa dei canottieri i cui
comportamenti non erano risultati eccessivamente ortodossi.
Ma tant’è !
Grazie all’azione determinante della Marina ed al lavoro certosino
dell’Ammiraglio Trallori, il Presidente federale Boccalatte lascia il posto
all’avvocato comasco Diodato Lanni, Presidente della Canottieri Lario.
Entrano in Consiglio l’Architetto Clerici, olimpionico di Melbourne, il
milanese Silvio Bergamini e sono confermati Luigi Grappelli, Pierino De Gregori.
Guido Siliprandi e Sergio Orsi.
Pur imbarcato, ogni tanto scappo a vedere qualche gara, raggiungendo i
campi di regata quasi sempre con
viaggi impossibili. E’ sicuramente un viaggio impossibile (progettato forse da
tempo, ma realizzato all’ultimo momento dall’Ammiraglio Trallori) quello effettuato una sera, da una
località sui laghi che non ricordo a Mandello Lario, a casa di
Angelo Alippi, probabilmente
nemmeno preavvertito della visita. Imbarcano sulla “Fiat 1.400” di Marisport,
Pesce e Bovo; alla guida l’Ammiraglio Trallori. Il prestigioso tecnico della
Moto Guzzi viene invitato a trasferirsi a Sabaudia a disposizione della Marina
per la preparazione, oltre che degli equipaggi militari, di formazioni miste in
grado di competere nell’ambito internazionale. Alippi accetta e, dalla
collaborazione, nasce il prestigioso titolo di Campionato d’Europa conseguito
dal misto Marina-Moto Guzzi nel 1961, a Praga. L’otto è composto da Romano
Sgheiz, Giovanni Zucchi, Fulvio Balatti, Giampietro
Gilardi (della Moto Guzzi) e da Sereno Brunello, Raffaele Viviani, Giuseppe
Palese, Vinicio Biondi (della Marina).
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(2) Nell’Albergo Andreola, ogni sera ed ogni mattina, Pesce
fa bollire la siringa (all’epoca non c’erano quelle “usa e
getta”) e il medico Policreti si affaccenda per rendere accettabile lo stato
fisico di Vasco Cantarello.
(3) L’allenatore era il Sottufficiale Istruttore E.F. della Marina
Mario Bovo e, grazie ai suoi interventi presso il dr. Marcello Garroni (Vice
Segretario Generale del CONI e Vice Presidente del Comitato Organizzatore delle
Olimpiadi romane), i canottieri alloggiano in un primo tempo presso il Villaggio
Olimpico romano e, nel corso delle gare, a Castelgandolfo. Durante la
permanenza a Roma degli atleti, il Tecnico Bovo deve mettere in atto ogni
possibile astuzia per entrare al Villaggio olimpico. Egli, pur essendo
l’allenatore dell’otto, non è
stato inserito dalla Federazione nella squadra ufficiale di “Roma ‘60”. Un
esempio questo che fornisce
un’idea delle caratteristiche
dell’epoca su una conduzione federale indubbiamente sorpassata.
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Nel
mese di dicembre del ‘62 lascio nave Alcione e sono di nuovo ad occuparmi
dello sport M.M.- Questa volta a Marisport. L’Ufficio è diretto dal
Contrammiraglio Antonio Gandini che ha sostituito l’Ammiraglio Trallori ed ha richiamato
in servizio Capo Giubbi, temporaneamente
allontanato dal predecessore, nel 1960, per incompatibilità di caratteri
(Trallori e Giubbi erano entrambi
toscani).
Anche secondo l’indirizzo interforze che caratterizzava le leggi
dell’epoca, viene costituito, per iniziativa della Marina, il Centro Remiero
FF.AA.
La Federazione si era
finalmente accorta della assoluta necessità
di realizzare equipaggi misti per ottenere risultati di livello
internazionale ed anche i militari tendono a mettere insieme le migliori forze
remiere con le stellette. Non tutti, del Consiglio federale, incoraggiano
l’iniziativa ed alcuni anzi la combattono per modeste beghe locali a carattere
elettorale non tenendo in gran conto i superiori interessi del canottaggio
nazionale. Anche questi mancati incoraggiamenti ed il timore di perdere gli
effetti della propaganda fornita dallo sport ai singoli Corpi militari,
originano dubbi nella Guardia di Finanza e nella Pubblica Sicurezza che
forniscono all’iniziativa un formale e non sostanziale riconoscimento pur
facendo tutti parte del Comitato Sportivo Militare (4). Il Centro Remiero
comunque si costituisce a Sabaudia presso
la Scuola Centrale Remiera M.M. (Mariremo) con la partecipazione piena di
Esercito, Marina ed Aeronautica.
Nel 1962 termina anche la parentesi Alippi ed il Capo Istruttore Mario
Bovo riprende la guida tecnica del Centro. La Scuola Centrale Remiera M.M. si
occupa dell’attività giovanile (anche i civili pontini sono ammessi al
canottaggio) e dei corsi di preparazione ed aggiornamento remiero destinati agli
istruttori militari delle Forze
Armate. Il secondo allenatore è il Sottufficiale ginnico Felice Pauletta.
Soldati, Marinai, Avieri ed alcuni Carabinieri e Guardie P.S. si
preparano ora insieme a Sabaudia con ottimi risultati in campo nazionale anche
se in Italia si è ancora alla ricerca di uniformità nella tecnica di voga e di
un sistema di preparazione valido ed efficace. E passeranno ancora alcuni anni
prima di arrivare alla soluzione di entrambi i problemi.
A
Marisport ritrovo Francesco
Camedda passato all’impiego civile e che,
brillantissimo dattilografo, si dimostra un
ottimo ed intelligente preparatore dei programmi e dei risultati delle
gare. Incontro anche il marinaio, poi Sottocapo e Sergente, Vittorio Caputo, che
diverrà successivamente Segretario Generale della
Federcanottaggio; si tratta di persona sulla quale posso fare sicuro
affidamento per la sua duttilità e prontezza di percezione ed esecuzione.
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(4)
Il Comitato Sportivo Militare, quale organo consultivo del Capo di
Stato Maggiore della Difesa, era formato dai Capi Ufficio Educazione Fisica e
Sport delle Forze Armate e Corpi Armati dello Stato (Esercito, Marina,
Aeronautica, Carabinieri, Guardia di Finanza,
Guardie di Pubblica sicurezza).
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La Marina, con il Centro Remiero Interforze, è impegnata particolarmente
nella preparazione di un otto per le Olimpiadi di Tokio ‘64. Si tratta, con la
presenza per la terza volta di un otto militare alle Olimpiadi, di confermare la
validità della scuola M.M.- L’operazione
riesce ed il C.O.N.I., su proposta della Federcanottaggio, designa
l’equipaggio per Tokio. Ne fanno parte due Carabinieri (il capovoga Dario
Giani e Orlando Savarin), quattro Marinai (Sergio Tagliapietra, Francesco
Glorioso, Giuseppe Schiavon, Sereno Brunello), due vogatori ed il timoniere
della Moto Guzzi (Giampietro Gilardi, Pietro Polti ed il timoniere Ivo Stefanoni).
Quale riserva è anche la Guardia
P.S. Antonio Melpignano che, successivamente, sarà un eccellente coadiutore
tecnico del Centro Interforze. L’allenatore dell’equipaggio, Mario Bovo, non
va in Giappone: la Federazione non aveva posto disponibile per lui ed altri lo
sostituiscono.
Le gare a Tokio non sono
particolarmente sfortunate per l’otto. Riporto le note di Raffaele Bastoni (5)
apparse sulla rivista federale “il Canottaggio”:
"
Dato il ritardo iniziale, è ormai notte quando il mossiere, il nostro
simpatico dr. Sessa, si accinge a dare il ‘partez’ agli otto. Dalle sponde
vengono lanciati razzi illuminanti per rischiarare il percorso. I giapponesi
organizzatori insuperabili tranne che al vento, hanno pen sato proprio a tutto!
Al via scattano USA, Germania e URSS, mentre i nostri stanno ancora raddrizzando
la barca ed invano il timoniere Stefanoni cerca di richiamare l’attenzione
dell’arbitro per far ripetere la partenza. E’ buio e nessuno lo vede. Ai
1.000 la Germania è prima con una corta punta rispetto agli USA, mentre i sovietici
sono una barca indietro. Gli americani attaccano decisamente ed ai 1.500
riescono a passar primi mentre la Cecoslovacchia si fa luce, incalzando da
presso il Ratzeburger. All’arrivo primi gli USA sui tedeschi distrutti. Nota
interessante: il Vesper ha
gareggiato con una barca di costruzione italiana! I nostri, demoralizzati per la
brutta partenza e dopo aver fatto tutta la gara sull’onda dei primi due,
mollano ed arrivano sesti staccati."
A Firenze, per il quadriennio 1965/1968 (da Tokio a Città del Messico),
viene rinnovato il Consiglio della Federazione di canottaggio. Lanni, quasi con
un colpo di mano, mantenendosi alla presidenza federale, fa uscire dal Consiglio
Luigi Grappelli e Pierino de Gregori; entrano
il napoletano Paolo Cappabianca, il romano
Enrico Chiaperotti e il triestino Giovanni Sblattero. I risultati di
Tokio, a parte la medaglia d’argento conquistata dal 4 con della Falck di
Dongo, non sono stati brillanti ed iniziano a consolidarsi alcune critiche
che riguardano, più che il mancato raggiungimento di risultati
internazionali, la scarsa attenzione federale nei riguardi della
promozione remiera in Italia.
Attraverso alcuni
scritti su il Canottaggio (periodico federale) inizia a farsi conoscerei
il dirigente Paolo d’Aloja che, con Raffaele Bastoni, sostituendo
l’Architetto Maurizio Clerici, assume, dal 1965, l’incarico di redattore
della rivista federale.
L’attività della Marina nel canottaggio prosegue, oltre che al Centro
Remiero FF.AA. di Sabaudia, presso i
vari Centri Sportivi M.M. ove i Sottufficiali
Istruttori di Educazione Fisica, mettono a buon frutto le istruzioni di
Marisport date loro anche attraverso corsi
di formazione e aggiornamento tenuti presso la Scuola Centrale Remiera di
Sabaudia. Sono da segnalare per particolari risultati i Centri Sportivi di
Ancona, Brindisi, Taranto e Messina (6).
A Mariremo si avvicendano, al comando, alcuni Ufficiali del C.E.M.M. In
qualità di Direttore Sportivo e di Addetto a Marisport, devo dividere il mio
impegno con l’ufficio di Roma
================================================================
(5) Raffaele (Lello)
Bastoni. è stato per anni una
istituzione della Federazione Italiana Canottaggio. Grazie ai suoi ottimi
risultati sportivi nella canoa fu assunto quale dipendente del CONI e, in tale
veste, anche per la conoscenza
delle lingue, è stato spesso al seguito delle squadre, sia di canottaggio che
di canoa, in occasione delle massime rassegne mondiali.
(6)
Meritano di essere ricordati i Capi ginnici Meridiani di Ancona, Oromolo di
Brindisi,Calzolaro, Castaldo e Lepore di Taranto, Scala di Messina.
================================================================
A Mariremo si avvicendano, al comando, alcuni Ufficiali del C.E.M.M. In
qualità di Direttore Sportivo e di Addetto a Marisport, devo dividere il mio
impegno con l’ufficio di Roma per cercare di soddisfare al meglio le varie esigenze. A
Sabaudia ho il piacere, quasi una necessità, di frequentare la famiglia di
Mario Bovo che, quale responsabile tecnico, ha sempre mille problemi e,
soprattutto, tante idee da sviluppare.
Ada Bovo, la moglie di Mario, sempre disponibile tiene le fila di questi
incontri che avvengono la sera, in ore ampiamente extra-ufficio.
Ed è sempre piuttosto tardi quando, dopo l’ultimo bicchierino di
grappa, mi avvio verso Roma
illudendomi di aver risolto qualcosa e, sempre, con la borsa piena di appunti
sul da farsi l’indomani a Marisport.
Al Ministero l’Ammiraglio Gandini lascia l’incarico al
Contrammiraglio Fazio Casari che avevamo incontrato nel 1954 quale Direttore del
Centro Sportivo M.M. di Roma. Il suo avvento rappresenta una svolta
notevole per l’attività sportiva della Marina in generale e per il
canottaggio in particolare. Quale rappresentante delle Forze Armate egli
partecipa alle riunioni del Consiglio della Federazione Italiana Canottaggio
poiché, all’epoca, lo Statuto prevedeva questa figura. Nelle varie
circostanze egli può rendersi conto di quanto poco si stia facendo per la
promozione del canottaggio in Italia.
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Inizia a profilarsi una
corrente per il rinnovamento che farà capo alla Decima Zona della Federazione
(Lazio, Umbria, Sardegna).
Aderiscono fin dall’inizio il novanta per cento delle Società ed Enti
della Zona a cui, via via si affiancano vari Sodalizi delle altre
Regioni e numerosi Dirigenti.
Tra i Dirigenti che si distinguono in questa fase sono da ricordare Paolo
d’Aloja, Andrea Speciale (Presidente della Decima Zona), Ferruccio Ferrari,
Maurizio Clerici, Franco Zucconi Boeri, Giuseppe Recchia, Luigi Grappelli, Luigi
Bonati, Gianfranco Perugini, Tommaso D’Amelio, Giovanni Greco, Elio Santoni
Nell’Ammiraglio Casari viene identificato il personaggio idoneo a
sostituire l’Avvocato Lanni alla guida della Federazione.
Ottobre 1968. Lla X Zona
da alle stampe un libro bianco dal titolo “Osservazioni e proposte per
il potenziamento del canottaggio e della canoa nell’ambito nazionale ed
internazionale”. Il Consiglio di Zona è composto da: Tommaso d’Amelio
(Presidente), Paolo d’Aloja e Marcello Pesce (Vice Presidenti), Luigi Bonati
(Consigliere Segretario), Andrea Speciale, Elio Santoni, Giovanni Greco, Luciano
Cocci e Ernesto Giannotti (Consiglieri).
Il “Libro”, inviato a tutte le Società ed Enti affiliati,
esamina compiutamente gli aspetti riguardanti le discipline del canottaggio e
della canoa. Da un’indagine statistica che denuncia un netto calo di
praticanti da un anno all’altro (circa il 14 % dal 1966 al 1967) attraverso
tutta una serie di proposte per il rilancio si enuncia, per la prima volta la
opportunità di realizzare una Federazione di Canoa separata dal Canottaggio.
Sull’argomento l’appendice al “Libro Bianco” edita sempre dal
Comitato X Zona, dal titolo “Per una nuova strutturazione nel settore della
canoa”, avanza una proposta concreta per la realizzazione della nuova
Federazione:
“
Un programma organico per la
realizzazione di due Federazioni dovrebbe prevedere:
. nel corso del primo biennio olimpico (1969 - 1970) il nuovo
Consiglio Federale provvede, eventualmente a seguito di studio
di apposita commissione all’uopo nominata, a realizzare una
suddivisione “de factu” nell’ambito federale, centrale e periferico, dei
due settori (Canottaggio e canoa);
. alla scadenza del primo biennio olimpico (dicembre 1970)
viene presentato al CONI un progetto per la separazione delle due Federazioni;
. alla scadenza del quadriennio olimpico (dicembre 1972) si
costituisce ed inizia ad operare la Federazione Italiana della Canoa.
Ovviamente, i tempi di attuazione del programma enunciato sono stati
calcolati con criteri di larghezza poiché si conoscono le difficoltà
dell’operazione e la necessità di procedere con prudenza, ordine e
precisione.
Qualora la prossima Assemblea dovesse designare una dirigenza
attiva e decisa ad affrontare questo problema, certamente i termini del
programma anzidetto potranno essere sensibilmente abbreviati.”
Tanti anni, invece, dovranno ancora passare per la nuova Federazione.
L’attività della Marina prosegue a Sabaudia ove, ogni anno, si svolge
una premiazione con “gran ballo” e, spesso con l’elezione di Miss Mariremo.
Quelli di Sabaudia della mia età ricordano l’evento con qualche nostalgia. All’epoca, nel periodo carnevalesco, era una delle poche attrazioni
della zona pontina. I canottieri ed i canoisti, dopo gli allenamenti, guidati da
Mario Bovo e da Vittorio Fortini (un meraviglioso dipendente della Marina,
eccellente pittore e particolarmente versato per la soluzione di tutti i
problemi), realizzavano, da nudi cameroni o mense, locali per il ballo il cui
addobbo, ogni anno, destava la sorpresa di tutti ed ove, in una calca da
discoteca affollata, si premiava, si danzava, si mangiava e, si beveva anche.
A parte queste manifestazioni ludiche gli equipaggi della Marina
continuano a primeggiare.
Ed anche dalla periferia giunge la prestigiosa notizia di vittoria del
Centro Sportivo M.M. di Taranto che conquista il Trofeo Caccavallo (maggio 1965)
attraverso una regata, a tappe, di 111 chilometri.
(foto IL
CANOTTAGGIO M.M. )
|
Una delle Miss Remo eletta durante la tradizionale
festa di Carnevale |
Giulio Andreotti premia la Marina Militare |
Facciamo
un passo indietro ed uno avanti.
Il trasferimento dell’attività remiera di alto livello della Marina
Militare a Sabaudia, grazie soprattutto al Capo Mario Bovo, provoca nella
cittadina pontina un vivacizzarsi di iniziative per l’organizzazione di
manifestazioni ad elevato contenuto agonistico. La prima gara, nel 1960, è
una “interzonale” e, già nel 1961 inizia la serie delle
“internazionali”.
Animatore
delle gare a Sabaudia è il giornalista Natale Bertocco. Mi richiede un
dattilografo, una macchina per scrivere e tanta carta vergatina. Gli consegno
Franco Camedda, che più dattilografo non si può, corredato da
macchina e carta.
Nascono
così le prime importanti rassegne di Sabaudia:
.
1962, ’63 e ’64 riunioni nazionali ed internazionali
.
dal 1965, a seguito della morte di Bertocco (7), in sua
memoria, la famiglia istituisce un Trofeo da disputarsi ogni anno a
Sabaudia con una rassegna internazionale di canottaggio. Le regate intitolate
al giornalista si tengono nel 1965, ’66, ’67, ’68, ’69, ’71, ’72
(unitamente al 1° Campionato CISM), ’73, ’74, ’75 e ’78 (unitamente
alla Coppa del Mediterraneo). Dobbiamo poi arrivare al 1988 per la disputa di
un Campionato Senior B ed al 1996 per
il 2° Campionato CISM.
Attualmente
sul lago di Paola si svolgono prevalentemente gare regionali
più o meno aperte ai Sodalizi di altre regioni.
HOME
Il
Presidente del Comitato Decima Zona è, nel 1969, il T.Colonnello della
Guardia di Finanza Andrea Speciale. Vice Presidenti Paolo D’Aloja e Marcello
Pesce. Consiglieri Luigi Bonati, Giovanni Greco, Ferruccio Ferrari, Ernesto
Gianotti, Elio Santoni, Enrico Tonali. Revisori dei Conti Renato Bellincampi,
Gianfranco Perugini, Adriano Iacobacci e Francesco Valente.
Si
consolida sempre più la candidatura dell’Ammiraglio Casari per la
presidenza federale ed il programma è incentrato sulla separazione della
canoa dal canottaggio attraverso la realizzazione di due distinte Federazioni.
La Decima Zona inizia a produrre notiziari che raggiungono tutte le Società
ed i Comitati, promuove riunioni tra i Presidenti delle varie circoscrizioni
federali oltre a quelle che, periodicamente, vengono indette dal Consiglio
federale. Le Società, nel corso di un’Assemblea nazionale straordinaria,
stravolgono l’ordine dei lavori e, finalmente, nominano una prima
commissione incaricata di studiare un nuovo sistema per l’attribuzione dei voti ai Sodalizi affiliati (voto plurimo o
differenziato). Fanno parte della Commissione, per la Decima Zona, Maurizio
Clerici e Pesce.
= = = = = ======================================================
(7) – E’ qui il caso di citare il Capo Fabrizio Malgari, all’epoca
Sottufficiale Infermiere della Marina, che ha assistito egregiamente Bertocco.
Malgari è attualmente uno dei più preparati ed aggiornati
Tecnici italiani di canottaggio.
==============================================================
Il
22 e 23 marzo 1969 si svolge l’Assemblea Ordinaria della Federazione per il
rinnovo delle cariche nazionali. Il candidato della Decima e di molte altre
Zone è l’Ammiraflio Casari in contrapposizione all’avv. Diodato Lanni.
Nel
corso dell’assemblea Casari, dopo una serie di telefonate ricevute dal
Gabinetto del Ministro, va al microfono e, con poche parole, ringraziando
tutti, dichiara il proprio ritiro
dalla competizione elettorale. Subbuglio in sala, urla di molti Delegati,
Speciale pronuncia al microfono una dichiarazione esplosiva e Casari
nonostante il ritiro, viene ugualmente votato ottenendo 69 suffragi (Lanni
86). Della corrente di rinnovamento, facente capo a Casari,
sono eletti Vittorio Visconti, Maurizio Clerici, Rinaldo Sacchi e
Silvio Bergamini.
Il
risultato elettorale che, sicuramente, sarebbe stato molto diverso, qualora
non vi fosse stata sull’Ammiraglio Casari l’imposizione al ritiro, provoca
le dimissioni dal Comitato della Decima di Speciale e Pesce, dovute
principalmente ad alcune considerazioni espresse dal Presidente Lanni nei
confronti delle organizzazioni sportive militari.
Assemblea
Decima Zona, il 10 aprile 1969 e rigetto, all’unanimità, delle dimissioni
con la creazione di una Commissione consultiva , presieduta da Casari ed
incaricata di affiancare il Comitato al fine di proseguire nell’obiettivo
del rinnovamento.
Si
delinea la figura di Paolo d’Aloja. Il 14 dicembre 1969 , a seguito delle
dimissioni di Speciale e Pesce, quest’ultimo nel frattempo imbarcato, D'Aloja
viene
eletto Presidente della Decima Zona. Il nuovo Consiglio è composto da
Alfiero Bernini, Segio Cardoni ed
Enrico Pernis (Vice Presidenti); Elio Santoni, Ferruccio Ferrari, Enrico
Tonali, Giuseppe Recchia, Arturo Dietrich, Gaetano Visocchi (Consiglieri). I
Revisori dei Conti sono Gianfranco Perugini, Renato Bellincampi ed Ernesto
Giannotti. Viene anche confermata una Commissione consultiva formata da Luigi
Grappelli, Andrea Speciale, Mario Bovo, Elio Morille, Maurizio Clerici, Luigi
Bonati e Marcello Pesce.
La
Decima Zona inizia immediatamente l’azione di rinnovamento per rimuovere,
alla scadenza elettorale prevista, il Presidente ed il Consiglio federale
ormai torrefatto dalla eccessiva lunga permanenza nella stanza dei bottoni.
Settimanalmente partono dal Comitato i ciclostile contenenti, più che sterili
critiche, programmi impostati per radicali rinnovi di tutta l’organizzazione
federale.
Il
6 dicembre 1970 altra Assemblea regionale con prima suddivisione degli
incarichi nei due settori canottaggio e canoa. Ecco le cariche:
Paolo
D’Aloja Presidente
Marcello
Pesce
Vice Presidente settore canottaggio
Alfiero
Bernini
Vice Presidente settore canoa
Enrico
Pernis Vice Presidente Sottocomitato sardo
Giuseppe
Recchia
Consigliere Segretario
Bovo,
Tonali, Valente, Visocchi
Consiglieri settore canottaggio
Cardoni,
Marcon, Santoni, Vari
Consiglieri settore canoa
Sassi,
Callegati, Albanesi, Di Giuli, Bellincampi
Revisori dei Conti.
A
Sabaudia, nel frattempo ha assunto l’incarico di Tecnico il Capo ginnico
Felice Pauletta. Mario Bovo è a Roma, a Marisport.
Dal nuovo Consiglio della Decima vengono ancora maggiori impulsi per il
“rinnovamento”. Non chiacchiere e scritti ma vera operatività. Le
regate organizzate dalla nostra Zona sono le migliori. Il Campionato del Mare
di Cagliari che, svolgendosi nel porto, presenta particolari difficoltà
organizzative, è un vero successo. Nel capoluogo sardo ho il piacere di
conoscere Francesco Porru, “tuttofare” dell’Ichnusa e principale,
insostituibile collaboratore di Enrico
Pernis. Quando giungono in Sardegna D’Aloja e Pesce il “tuttofare” deve
fare ancora di più in mezzo alle mille difficoltà che un Campionato
comporta. Se la cava egregiamente e siamo ancora insieme
con Francesco Porru, nel Consiglio del Comitato Lazio (già
Decima).
Un impulso determinante per il risultato finale che, questa volta, sarà
vincente, è dato da Giuseppe Recchia il quale, attraverso la pubblicazione a
puntate dell’opuscolo “La resa dei conti” evidenzia tutte le
inadempienze e l’inattività federali.
Infine
il programma del rinnovamento viene condensato in cinque punti:
1°
- Costituzione della Federazione Italiana Canoa;
2°
- Valorizzazione degli organi periferici e loro partecipazione attiva
alla vita federale;
3°
- Incentivi alle Società per il risveglio delle attività remiere;
4°
- Uniformità
della tecnica remiera e di addestramento attraverso la qualificazione e
valorizzazione degli allenatori riuniti in apposito Consiglio;
5°
- Sviluppo dei Giochi della Gioventù con adeguato tipo di imbarcazioni.
La Decima Zona, in accordo con altre Regioni, presenta una sua lista
con, a capo, per la presidenza, Paolo D’Aloja e, finalmente, a Firenze nella
notte tra il 17 ed il 18 febbraio ’73. alle quattro del mattino, viene
eletta tutta la compagine di rinnovamento presentata dalla Decima Zona:
.
Presidente Paolo D’Aloja,
.
Vice Presidenti: Riccardo Steinleitner ed Enrico Tosetto,
.
Consiglieri: Attolini, Bernini, Brizzolara, Casablanca, Lucariello, Poli e
Romanini.
o
o o o
Termina qui la prima parte di queste mie annotazioni. Arrivati ad una
certa età la memoria si affievolisce e, soprattutto, gli episodi di una vita
si sovrappongono o si pospongono. Assumono valore dettagli, forse non
essenziali ma significativi rispetto ad altri, indubbiamente più importanti
ma che hanno segnato di meno certe vicende.
Coloro che avranno la pazienza di leggere queste note tengano conto di
tale giustificazione e, pertanto, perdonino le lacune che, sicuramente,
avranno modo di rilevare.
La prima parte termina con l’elezione di Paolo D’Aloja alla
presidenza federale.
Non vi è dubbio che, con la presidenza D’Aloja, il nostro
canottaggio ha spiccato un notevole salto di qualità anche se l’avvio del
nuovo corso è avvenuto attraverso alcune incertezze, timori e molti
errori. Ma, a fronte di una dirigenza cristallizzata sul passato,
grazie a Dio ed alla Decima Zona, qualsiasi mutazione, alla
lunga, avrebbe
dato positivi frutti.
Concludendo qui e non avendo assolutamente un’idea di quando potrò o
vorrò accingermi a scrivere una “seconda parte”, mi spiace di non aver
avuto modo di presentare altri personaggi della Marina che allora, ed ancor
ora, continuano a fornire un contributo operativo al canottaggio:
. Emilio Giannini, dal 1972 a Marisport, successivamente all’Ufficio
di collegamento CONI/FF.AA. ed ora validissimo Consigliere Segretario del
Comitato Lazio;
. Giuseppe Reppi ci ha dovuto lasciare per una Superiore chiamata nel
mentre operava a favore dello sport M.M.;
. Antonio Bencardino, dopo un eccellente comando della Scuola Centrale
Remiera M.M. ed un certo numero di imbarchi, ha continuato ad occuparsi di
canottaggio. E’ stato un brillante Presidente del Comitato Lazio ed ha
istituzionalizzato in modo eccellente, dirigendoli e pagando di persona, i
corsi di canottaggio, canoa e vela che la Lega Navale tiene annualmente a
Sabaudia.
Una
particolare citazione merita infine l’opera svolta, attraverso gli anni, da
Giuseppe Recchia, al di là delle sue mansioni di Capo Servizio Amministrativo
di Marisport. Sono convinto che, qualora non avessi potuto contare su di lui
per tutta l’attività e, in particolare, per l’organizzazione di
importanti manifestazioni sportive, difficilmente si sarebbe riscontrato il
successo per tutto ciò che è stato realizzato dall’organizzazione sportiva
M.M. nel corso degli anni.
Ora abbiamo difficoltà a trovare giovani e validi rincalzi che possano
sostituirci nell’attività dirigenziale, militare o civile che sia, e penso con molta nostalgia alle
serate passate in Comitato, insieme a tanti amici che, in modo del tutto
volontario e senza aspettarsi né guadagni né particolari riconoscimenti,
giravano il ciclostile, spillavano, affrancavano e portavano alla posta, per
una più rapida spedizione, i notiziari della Decima.
Avremo di nuovo un reale volontariato nel nostro sport o avranno buon
gioco gli interessi personali di alcuni, purtroppo sempre più numerosi?
(foto IL
CANOTTAGGIO M.M. )
|
ALCUNE FOTOGRAFIE RELATIVE AL PERIODO ILLUSTRATO NELLA
1^ PARTE |
|
Da giovani si balla ..... |
e anche................ |
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a Martina Franca |
... si fa la guardia al Quirinale |
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al Distaccamento M.M. di Roma |
1956
- L'otto della Marina si presenta al Capo dello Stato |
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 |
|
1956 - Una premiazione dei pugili M.M. |
1955 - In marcia verso il Quirinale |
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|
|
|
|
2^
PARTE
Roma
2 gennaio 1999.
Mi sono rimesso a scrivere. La
prima parte è stata accolta con piacere dalla maggioranza dei lettori.
Qualcuno ha palesato un certo disappunto forse perché ha ritenuto non
sufficientemente illustrata la sua figura e le opere. I commenti sono stati in generale
abbastanza favorevoli anche se, rileggendo, ho potuto rendermi conto di quanti
avvenimenti potevano essere ancora descritti. Qualora avessi tenuto un diario
tante immagini ed episodi sarebbero stati meno sfocati.
L’11
ottobre scorso, a Sabaudia, in occasione del Campionato in tipo regolamentare,
insieme a tanti ex della Marina, tornando al passato, abbiamo ricordato alcune
vicende divertenti della vita remiera M.M.- In particolare Orlando Parmiggiani
e Vasco Cantarello, in gara tra loro, hanno vivacizzato la serata raccontando
avvenimenti di cui loro e pochi intimi erano i depositari. Ho appreso tanti
piccoli particolari che, a distanza di anni, ancora non conoscevo.
La
prima parte terminava con l’elezione di Paolo D’Aloja alla guida della
Federazione con un Consiglio formato esclusivamente dalle persone che la
Decima Zona aveva candidato.
Di
quell’Assemblea ricordo i precedenti momenti di tensione, l’apprensione
con la quale quelli del Consiglio uscente hanno seguito gli scrutini,
l’enorme soddisfazione all’annuncio della vittoria e, infine, la vana
ricerca, alle quattro di notte di un posto qualsiasi ove acquistare almeno un
panino. Ci eravamo tutti, quelli del “Rinnovamento” e non avevamo messo
nulla sotto i denti dalla prima colazione. Vana ricerca e, a letto, a digiuno.
Anche in questa circostanza gli interventi della Marina furono determinanti,
oltre che per il numero di voti di cui disponeva, per l’impegno posto da
noi tutti, consci come eravamo che, se anche questa volta non ci si fosse
riusciti, il canottaggio italiano avrebbe proseguito per una china
probabilmente senza ritorno.
9 marzo 2000. Riprendo a scrivere ed è sempre
più difficile per me ricordare avvenimenti e fatti caratterizzanti
l’attività svolta dalla Masina e, soprattutto, i vari riflessi sulla vita
del canottaggio d’Italia.
Nell’estate
del ’99 se ne è andato Giuseppe Recchia, uno dei costruttori del
rinnovamento, la persona che trovavo sempre pronta a collaborare
intelligentemente in tutte le questioni; mi manca molto perché, fino alla sua
morte, in ogni mio atto riguardante lo sport, potevo contare sul suo prezioso
consiglio. La sua modestia e la sua profonda onestà non era molto conosciuta
e non è stata adeguatamente riconosciuta nell’ambito sportivo. E' purtroppo quanto spesso accade in questo strano mondo ove si privilegiano
persone dalle caratteristiche ben diverse da quelle di Pepperecchia (era
questo lo pseudonimo con il quale firmava i suoi scherzosi interventi sul
ciclostilato del “Rinnovamento”). Uno strano mondo, dicevo, quello
sportivo ove si evidenziano spesso personaggi di scarsissima caratura
professionale, a volte anche sul piano morale, che dispongono, però, di una
spinta verso un protagonismo che è inversamente proporzionale alle rispettive
qualità e capacità.
A dicembre è morto
l’Ammiraglio Fazio Casari da me nominato quale vero e proprio istruttore nella mia giovane attività di
dirigente sportivo. Non lo vedevo da qualche anno e, sinceramente, non
avevo molta voglia di incontrarlo avendo appreso delle sue non buone
condizioni fisiche. Preferisco ricordare la sua figura come era nel passato.
Agosto
2000 – Non ho
ora molto tempo per scrivere e, soprattutto, per riprendere la storia dopo la
prima parte. Riprendo ora con una considerazione.
Il
nuovo corso sportivo della Marina ha portato alla chiusura della maggior parte
dei Centri Sportivi periferici con provvedimenti che, a mio modesto avviso,
sono assolutamente contrari a quelli che l’Italia si aspetta su tutti i
piani; mi riferisco al decentramento, più pomposamente chiamato
“federalismo”. La centralità della direzione sportiva scoraggia infatti
le iniziative locali. Purtroppo la conduzione, per lo meno incerta, da parte
della nostra Federazione di una trattativa che avrebbe dovuto contemperare le
rispettive esigenze, è apparsa determinante
per ottenere quanto non sarebbe
stato auspicabile raggiungere. Ora, anche se
i buoi sono scappati, si
potrebbe in parte rimediare dando una qualche soddisfazione alle sezioni
sportive M.M. ed alla componente periferica federale. Si tratterebbe di
operare qualche leggera modifica alle regole federali ma si ha veramente
l’intenzione di farlo?
|